Jonas Lund e l’algoritmo fallito

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Jonas Lund e l’algoritmo fallito

Jonas Lund e l'algoritmo fallito
Jonas Lund

È ormai risaputo che il mondo sublunare è stato tradotto in una moltitudine di dati, usufruibili soprattutto a fini economici. Oggetto di studio è il comportamento umano, che  viene sezionato ed analizzato. Così è avvenuta la sua quantificazione, utile per suddividere tale comportamento in varie fasce al fine di  conoscere quali siano più produttive e remunerative, alla stregua dello studio di un gregge di pecore da condurre all’ovile per la tosatura. Anche le abitudini e le passioni vengono tradotte in dati grezzi, i cosiddetti big data, e certamente l’arte, essendo ormai inclusa nel flusso schizofrenico di capitali, non è esclusa da questa indagine, per cui anche i gusti personali vengono raccolti per farne una statistica.

Jonas Lund, artista svedese, è ben consapevole di questa condizione e sfrutta i big data per creare performance artistiche. L’ultima sua creazione è Fair Warning, una performance che coinvolge direttamente gli utenti del web su un sito apposito, dove sono sottoposti ad una serie di quesiti basilari e molto superficiali, anche se molte volte al limite dell’assurdo: l’utente deve rispondere velocemente scegliendo tra due sole opzioni. L’opera, commissionata dalla Whitechapel gallery di Londra e dalla Philips, è volta a mostrare la fallacia nel metodo di affidare ad algoritmi digitali la catalogazione e la spartizione arbitraria dei gusti, nonché l’erroneità dei calcoli che ne derivano. I risultati mostrano come il puntatore dei mouse di coloro che si sono sottoposti ai test, vaghi nello spazio in maniera indecisa tra le due opzioni date, vista l’indecisione a monte di chi quel puntatore dirige, forzato a dover scegliere tra due varianti che non per forza rappresentano interamente i desideri del topo da laboratorio.

La performance di Jonas Lund scimmiotta il funzionamento delle analisi di mercato e così facendo mette in luce il suo reale operato: l’utenza deve essere ricondotta per forza a determinati termini, in questo modo sarà più facilmente controllabile. Il soggetto è costretto ad identificarsi non in un individualità propria, composta di più parti, ma in personalità preconfezionate a cui è già stata data una soluzione comportamentale. Vietato andare oltre questa mentalità, infatti viene considerato pazzo chi trascende a qualcosa di diverso: non è concepibile per l’economia, oltreché dannoso, avere soggetti non precisamente regolamentati.

Jonas-Lund, Fair-Warning (2016)
Jonas-Lund, Fair-Warning (2016)

L’essere umano non solo è cavia degli esperimenti a cui è sottoposto, ma è anche il consumatore dei prodotti da essi ottenuti, si potrebbe quasi parlare di Sindrome di Stoccolma, dove il rapitore non sono tanto gli oggetti o i gusti, ma il Sistema che li propone e che poi subdolamente impone.  I prigionieri di questo ciclo inizialmente lo hanno combattuto perché stretto ed asfissiante, ma con il passare delle generazioni, l’adattamento “naturale” è avvenuto e ciò che prima non era della taglia giusta, adesso calza a pennello a tutti e più questo Sistema unificante avanza e affila le sue armi, più ottiene successo con la biopolitica, ovvero con il potere di modificare ed organizzare la vita della società.
I Millennials più giovani sono fatti con lo stampino, hanno tutti le stesse passioni, la stessa idea e vorrebbero lo stesso stile di vita, e tutte e tre queste aspirazioni coincidono misteriosamente con la negazione della cultura e con il volere soldi facili.

 

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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