L’anti intellettuale e melanconico Giorgio Caproni

img16-16Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990) è stato un sommo poeta nonché portavoce di una coscienza intellettuale, profonda e malinconica che ha caratterizzato il secolo scorso.

Figlio di Attilio, ingegnere innamorato della scienza “quella con la S maiuscola” e di Anna Picchi, sarta talentuosa con un grande amore per la musica, il poeta trascorre la sua infanzia tra le campagne Livornesi insieme al fratello minore. Fu un bambino introverso, a tratti malinconico, riflessivo e solitario, e coltivò sin da giovanissimo il baco della letteratura, ovvero il seme di quello che sarebbe divenuto uno dei grandi amori della vita del poeta. Giorgio Caproni infatti era un appassionato della Commedia dantesca e dei Poeti delle Origini, Siciliani e Toscani, il cui capostipite fu il poeta Guido Cavalcanti,precursore di quello che sarebbe divenuto lo Stilnovo, caratterizzato da una lingua dura e spigolosa non avvezza a ritmi cantabili.

Probabilmente influenzato dalla grande passione della madre per la musicaCaproni si affaccia allo studio approfondito di questa disciplina con un certo successo. Diventa violinista e comincia a scrivere il testo di corali a quattro voci, attingendo dalle opere antiche. Ivi è riconducibile il passaggio da musicista a paroliere: il poeta scrive di suo pugno i testi d’accompagnamento alle riproduzioni musicali traendone grandi soddisfazioni. A ciò si può forse ricondurre la caduta del musico e la genesi del poeta.

I versi furono per me il surrogato della musica tradita

img14-17Il poeta labronico si distinse per l’immediatezza e chiarezza dei sentimenti nei suoi versi. Questa somma arte che così divinamente padroneggiava, doveva essere facile da comprendere e cristallina nei suoi messaggi. Il linguaggio è uno dei temi principali della poetica caproniana: vive una continua tensione tra la sfiducia nella parola scritta, incapace di fissare la realtà, risultando inefficace strumento di risposta sociale ai continui mutamenti storici che hanno caratterizzato tutto il ‘900, e la totale dedizione alla poetica. Per Giorgio Caproni la poesia, che è linguaggio comune, tenta di farsi portavoce di leggerezza e verità, cercando di riflettere e analizzare le inquietudini di un’epoca. Solo facendosi comprendere la parola poetica può trasformarsi in strumento d’azione e di conoscenza.

Il poeta segue una sorta di anti intellettualismo, reso attraverso forme brevi e brevissime, con un largo uso di enjambement che vanno a ricreare una comunicazione e un discorso fatto di immagini e suoni, veloci facili e comprensibili.

Giorgio Caproni crea percorsi tematici e partiture musicali che sono facilmente riconducibili alla sua giovanile passione per questa forma d’arte. Tessendo un mondo malinconico e nostalgico legato alla dimensione materna e alla sua amata Livorno. Il seme del piangere è la produzione caproniana che più rende appieno questa profonda sfera affettiva, in particolar modo nella prima parte, in Versi Livornesi, la cui protagonista e musa è una giovane, innocente e piena di vita Annina, madre del Poeta. 

Per Lei

Per lei voglio rime chiare,

usuali: in -are.

Rime magari vietate,

ma aperte: ventilate.

Rime coi suoni fini

(di mare) dei suoi orecchini.

O che abbiano, coralline,

le tinte della sue collanine.

Rime che a distanza

(Annina era così schietta)

conservino l’eleganza

povera, ma altrettanto netta.

Rime che non siano labili,

anche se orecchiabili.

Rime non crepuscolari,

ma verdi, elementari.

Giorgio Caproni fu inoltre un talentuoso e apprezzato traduttore dal francese. Tra i suoi lavori più noti vanno annoverati la mastodontica opera Il tempo ritrovato di Marcel Proust, I fiori del male di Charles Baudelaire, Bel Ami di Guy de Maupassant e L’educazione sentimentale (versione del 1845) di Gustave Flaubert.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 7th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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