Rudolf Nureyev: la vita come un sogno danzante

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Rudolf Nureyev: la vita come un sogno danzante

rudy-portraitIl 6 gennaio del 1993 moriva di AIDS Rudolf Nureyev, considerato da molti il più grande ballerino del Novecento. Genio assoluto dell’arte della danza, personaggio complesso e dal carisma incredibile, è stato sicuramente, dagli anni ’60 fino alla fine degli anni ’80, il protagonista indiscusso della danza classica.

La sua è stata una vita straordinaria, sia personalmente che artisticamente, vissuta con una forza e passione inaudite, ricca di eccessi e sregolatezze che spesso lo rendevano scomodo a molti, ma anche di tenerezze e malinconie. Il pubblico lo amava profondamente, grazie alla capacità sul palcoscenico di catturare gli spettatori, di infondere gioia nei loro occhi.
Un talento artistico immenso e innato quello di Nureyev, carico di una energia e sofferenza che trasmettevano un’emozione fortissima, condito da uno stile unico e inimitabile. Egli ha avuto il merito di inventare un nuovo modo di danzare, fatto di puri movimenti elastici, portando il ballerino ad un livello più alto, riuscendo a magnetizzare su di sé tutti gli sguardi. Sul palcoscenico artista e uomo diventano qui una cosa sola,arte e vita si uniscono, si fondono creando una forza potente e unica.
Dopo di lui il balletto e la danza non sono state più la stessa cosa, al pari di quanto è successo con Maria Callas nella lirica. Personaggi simili per tanti aspetti, veri e propri divi sia sul palco che nella vita reale, star che hanno dettato regole e stili, protagonisti anche delle cronache mondane. Ma non solo, infatti Nureyev fu anche un’icona politica, un simbolo della Guerra Fredda, di libertà che l’Unione Sovietica, in quel periodo storico e sociale, non assicurava ai suoi cittadini e ai tanti artisti che spesso erano costretti a fuggire dalla madrepatria per sentirsi finalmente liberi di esprimere la propria arte. La “grande fuga” in Occidente di Nureyev avvenuta il 16 giugno 1961, è divenuta un vero e proprio fatto storico importante, oltre che una scelta fondamentale che ha cambiato le sorti della sua carriera artistica e lo ha di fatto proiettato verso la fama immortale.

nureyev_one1Rudolf Nureyev nacque il 17 marzo 1938 su un treno della transiberiana nei pressi di Irkutsk, in Siberia, mentre la madre stava raggiungendo con i tre figli, il marito a Vladivostok, poiché militare di stanza nel luogo. Il piccolo Rudolf trascorse l’infanzia nel villaggio nei pressi di Ufa in Baschiria. Un giorno, assistendo ad un balletto a teatro, decise che la sua strada doveva essere quella della danza e il suo destino sarà da li in poi segnato.
A causa del subbuglio e dai tumulti in Russia subito dopo Seconda Guerra Mondiale, il giovane solo nel 1955 riuscirà a far parte della prestigiosa Accademia di ballo Vaganova, diventando di lì a poco uno dei migliori ballerini di tutta l’Unione Sovietica, grazie al suo immenso talento e stile innovativo, che danno l’avvio ad una nuova tradizione della danza classica russa.

Egli si rende presto conto però di non poter lavorare esclusivamente in madrepatria, essendo troppo diverso e ribelle sia sotto l’aspetto caratteriale che come stile di vita, lontano dalle regole e valori sovietici. Qui le sue possibilità di carriera sono troppo limitate, e oltretutto rappresenta un personaggio malvisto dalle autorità. È giunto il momento propizio per Nureyev di lasciare la patria e spiccare il volo in Occidente, consapevole di trovare altrove la libertà necessaria per esprimere le sue potenzialità artistiche. Con una scena degna di un film di azione, il 16 giugno 1961 il ballerino, che si trovava in aeroporto a Parigi pronto per tornare a Mosca dopo una tournée in Europa, avendo il timore di non poter più espatriare, fugge improvvisamente dagli agenti del Kgb che controllavano gli artisti durante quei viaggi, raggiungendo i poliziotti francesi e quella libertà tanto auspicata e sognata.
Dopo l’accaduto, prende avvio un processo nei confronti di Nureyev, che lo indica colpevole di alto tradimento, condanna questa mai revocata, nemmeno dopo il suo breve rientro in patria 26 anni dopo.
La fuga rende l’artista un personaggio molto popolare. Fama mondiale che diviene anche artistica grazie all’incontro con la ballerina inglese Margot Fonteyn: due forze della natura che si fondono insieme, creando sul palcoscenico un momento magico e sognante. La donna era tutto per lui, una figura fondamentale per la sua crescita artistica e personale, che gli sarà accanto per tutta la vita.
I successi in Europa del giovane ballerino russo si susseguono uno dietro l’altro, prima a Londra con Margot, poi all’Opera di Parigi, passando per la Scala di Milano, arrivando oltreoceano fino a New York.

Riscontri entusiasti da parte di pubblico e critica che consacrano in breve tempo Nureyev come ballerino più famoso del mondo, aprendogli anche le porte del jet set e della vita mondana. Rudolf in questo periodo è vera e propria rock star, ricercato e conteso da tutti, che vive di eccessi ed estremi. Nasce la Rudymania, la moda di seguire il suo stile glamour e di tendenza.

Nureyev-and-Fonteyn
con Margot Fonteyn

Ma un pensiero frequente ossessiona la mente dell’affermato divo, ovvero la speranza di poter tornare un giorno a casa, anche solo per una volta, per danzare sul palcoscenico del vecchio teatro Kirov davanti al suo popolo, rivedere i propri cari e soprattutto la madre, un desiderio a lungo rimandato a causa della Guerra Fredda e della condanna di alto tradimento. Ma quando i tempi furono maturi, a sorpresa Michail Gorbaciov acconsentì al suo ritorno in patria nel 1987. Un viaggio di pochi giorni ricco di profonde emozioni e ricordi per il ballerino, che fu accolto trionfalmente. Nureyev ha quindi l’occasione di calcare nuovamente il palcoscenico degli esordi, nonostante le difficoltà causate della malattia che da tempo lo aveva colto, e si esibisce sul palco fino alla fine e fa sognare il pubblico russo per un’ultima volta.

Con il passare del tempo, nel grande artista cresce una forte sofferenza e malinconia, e lo sfiorire della bellezza lo colpisce duramente.
Fu sostenuto e acclamato anche sul finire della sua vita, quando seppur malato non perse mai la forza di volontà e la dignità, aspetti che lo caratterizzavano da sempre.

Quel sogno che per tutta la sua vita artistica ha donato agli altri, si spegne per sempre il 6 gennaio del 1993 a Parigi.

Ivano Segheloni per MIfacciodiCultura

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