Crazy Diamond – Syd Barrett

Il 6 gennaio 1946 nacque a Cambridge Roger Keith Barrett conosciuto con il soprannome di Syd, ovvero colui che ebbe le capacità geniali di dare vita ai Pink Floyd non riuscendo però conviverci.

Syd BarrettA lui si deve nel 1965 la scelta del nome stesso della band, ricavato dalla fusione dei nomi di due musicisti blues a lui cari Pink Anderson e Floyd Council. Sempre a lui si deve anche la maggior parte del lavoro di produzione dell’album d’esordio della band The Piper at the Gates of Dawn, considerando che otto canzoni su undici sono opera sua.
Barrett riesce a mantenere il suo posto all’interno dei Pink Floyd per soli due anni, passando dall’essere cantante e chitarrista nel primo album a chitarrista ritmico e corista in A Saucerful of Secrets, secondo album di studio e ultimo che si avvale della sua collaborazione.
Nel 1968 Syd viene allontanato dal gruppo, non senza responsabilità da parte sua. La causa principale risiede nella difficoltà che nasce quando qualcuno si trova a dover lavorare con Barrett: Roger Waters, bassista cofondatore della band e soprattutto amico di Syd, ha più volte descritto quanto fosse impossibile lavorare con lui. I motivi sono l’assoluta mancanza di metodo e logica, poiché per quanto la musica sia considerata espressione artistica nulla può essere creato senza un minimo di metodo. Pur essendo dotato di grandi abilità creative, Syd Barrett non riusciva a focalizzarle in qualcosa di produttivo o almeno, non riusciva ad essere presente, mentalmente e fisicamente, nel momento in cui si doveva incidere.
Le difficoltà aumentavano oltremodo quando si trattava di dover affrontare un concerto. Proprio in occasione di un live si dice che gli altri membri della band, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason abbiano maturato la decisione di escluderlo, dato il suo costante assenteismo e le pessime performance sul palco.

3Una volta allontanato dal gruppo, Barret ha prodotto da solista tre LP, The Madcap Laughs (1970), Barrett (1970) e Syd Barrett (1974), dei quali il primo ha riscosso un discreto successo.
I successivi quarantanni Barrett li ha trascorsi escludendosi completamente dal mondo, abbandonando musica e amici alle loro vite di successo. Diventando il fantasma di sé stesso, una presenza che ha segnato per sempre il percorso artistico della band che ha contribuito a fondare. I problemi fondamentali sorti attorno alle stravaganze di Barrett sono stati tutti ricondotti alla sua precaria salute mentale.
Appassionato si da piccolo all’arte, soprattutto alla pittura, Syd frequentò la Camberwell School of Art, qui entrò in contatto con la psichedelica inglese degli anni Sessanta. Allucinogeni, sostanze psicotrope e viaggi mentali coloravano il mondo dell’underground e di praticamente tutta la gioventù creativa di quel periodo. Barrett divenne così strenuo sperimentatore di sostanze allucinogene, e proprio grazie (o a causa) di queste la creatività parve sbocciare in un modo assolutamente singolare, alieno ad ogni altra persona. Come controparte però le sue condizioni di salute si aggravarono, l’umore divenne altalenante, come la sua concentrazione. Cominciò ad isolarsi sempre di più dal mondo e ad assumere atteggiamenti violenti e possessivi , soprattutto nei confronti delle sue fidanzate.
Quella folle genialità creativa che sembrava amplificata dalle droghe non riuscì più ad essere concentrata nel lavoro in studio e sul palco. Così i rapporti con gli altri membri dei Floyd, suoi amici d’infanzia, si deteriorarono sempre di più e la rottura definitiva arrivò quando David Gilmour prese il suo posto all’interno del gruppo. Si racconta che ad un concerto della band Syd rimase tutto il tempo in prima fila a fissare Gilmour negli occhi, mentre quest’ultimo ricopriva il ruolo di chitarrista e cantante, il suo ruolo.

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I Pink Floyd

Il fatto è che Barrett comunque lasciò un’impronta indelebile nell’anima dei Pink Floyd, questo è innegabile. Canzoni come Wish You Were Here, contenuta nell’album omonimo, e Shine On You Crazy Diamond sono esplicitamente dedicate a lui. Il secondo brano in questione venne fatto ascoltare direttamente a Barrett in sala di registrazione, quando per caso egli passò di lì mentre l’album era in produzione. In quest’occasione Barrett non dimostrò neanche interesse nel pezzo, quasi fosse totalmente escluso dalla realtà, come se fosse stato edificato un muro fra lui ed il mondo esterno. I Pink Floyd poi finalmente riuniti andarono a pranzo insieme, poco dopo Barrett sparì nel nulla così come era comparso, lasciando tutti disorientati e commossi.
Syd Barrett morirà nella sua Cambridge il 7 luglio 2006, per un tumore al pancreas.

Syd Barrett ha significato tanto per innumerevoli persone, oltre che per tantissimi artisti. Personaggi come Paul McCartney, Pete Townshend, Blur, Kevin Ayers, Gong, Marc Bolan, Tangerine Dream, Julian Cope, David Bowie, Brian Eno a Jimmy Page si sono ispirati a lui e a lui hanno dedicato le proprie opere.

La vita di Barrett è una di quelle storie che lascia dietro di sé tristezza e rimpianto. Pochi momenti di felicità e realizzazione in una vita trascorsa nell’emarginazione. Senza dubbio si sarebbe potuto fare di più per Syd, come persona, ma come artista rimarrà nel cuore e nelle pagine della storia della musica.

 

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 6th, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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2 Comments

  1. Harold Androde

    Reply

    As the spark that launched Pink Floyd into orbit, Syd Barrett left behind a small but unbelievably potent body of work. He was the principal songwriter behind the band s debut 1967 masterpiece

    3 Ago 2016

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