Hayao Miyazaki, dal Giappone con il furore delle accozzaglie

Japan's director Hayao Miyazaki smiles during the photocall of his movie "Gake no ue no Ponyo" (English title :Ponyo on the Cliff) during the 65th Venice International Film Festival at Venice Lido, on August 31, 2008. "Gake no ue no Ponyo" is presented in competition for the Golden Lion Award. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

«Scene completamente distaccate dalla realtà e dai valori culturali “normali”»: che siano Mila e Shiro oppure Holly e Benji, poco importa, la generazione degli adolescenti negli anni ’80-’90 sa perfettamente di cosa stiamo parlando, ossia dei famosi palloni che volano rasoterra per centinaia di metri e del campo da calcio che segue la curvatura terrestre (come sottolineato in una spassosa canzone dei Gem Boy).

Con questa premessa, e con l’aggiunta del fatto che ormai si sdogana tutto (tanto che Alvaro Vitali può dirsi amareggiato del fatto di non essere ancora stato rivalutato come artista), non può stupire il fatto che Hayao Miyazaki, che oggi compie 76 anni essendo nato il 5 gennaio del 1941, sia assurto agli onori della settima arte per i suoi cartoni animati. La maggior parte di noi, pervicacemente quanto sempre più assurdamente attaccati ad un desiderio epistemico, ha infatti sentito nominare almeno La principessa Mononoke e Il Castello Errante di Howl, che sono le opere maggiori e più mondialmente diffuse del regista, sceneggiatore, animatore, fumettista e produttore cinematografico giapponese.

Del resto, la fama di Miyazaki poggia anche sulle fondamenta dei riconoscimenti e non il Festival del Sake Rancido, bensì l’Orso d’Oro ed il premio Oscar per La città incantata tra il 2002 ed il 2003, seguiti da un Leone d’oro e da un Oscar alla carriera. Da qui, debordare verso il delirio è presto fatto, con paragoni improvvidi con Walt Disney, con Akira Kurosawa che dichiara «Talvolta lo paragonano a me. Mi dispiace per lui perché lo abbassano di livello». Certo è che in una carriera cinquantennale, Hayao Miyazaki ha ottenuto un bel po’ di successo anche economico: al 2014, quattro suoi film sono inclusi nella classifica dei 10 più alti incassi della storia in Giappone.

mya-mononokeE allora giustifichiamo pure tutto, sulla scorta del fatto che la cultura giapponese per noi è più aliena di quanto lo potrebbero essere i mostri di Chtulhu: i tre giorni di fioritura dei ciliegi, il suicidio rituale perché un treno porta ritardo (da noi sarebbe uno sterminio continuo), i giochi televisivi basati sul procurarsi fortissimi dolori (portati alla ribalta da Mai Dire Banzai, quando la Gialappa si poteva ancora ascoltare), la pornografia senza protagonisti maschi di colore, i rituali patologici, i giocattoli alienanti come il tamagotchi, i distributori automatici di mutandine femminili usate. I giudizi, in fondo, sono questione di sistemi di riferimento all’inizio e di diffusione virale poi: è chiaro che in questi sistemi di riferimento che le storie non riassumibili dei manga/anime giapponesi sono giocoforza capolavori.

il-castello-errante-di-howl-1Intendiamoci, le tematiche che critica e pubblico vedono, o vogliono vedere, nei lavori del regista nipponico sono di tutto livello: «La filosofia di Miyazaki unisce romanticismo e umanesimo a un piglio epico, una cifra di fantastico visionario che lascia sbalorditi. Il senso di meraviglia che i suoi film trasmettono risveglia il fanciullo addormentato che è in noi», disse di Miyazaki il direttore della Mostra del cinema di Venezia Marco Muller e attraverso questa meraviglia vengono veicolate le tematiche dell’ambientalismo e della fragilità del nostro pianeta, una visione femminista propugnata dalla scelta di donne forti e protagoniste in contrasto con le tendenze nipponiche, il pacifismo, la dicotomia costante del contrasto esistenziale bene-male, una forte attenzione per il mondo dell’infanzia (anch’esso protagonista assoluto dei lavori del regista) visto come un luogo di freschezza e speranza. L’amore, infine, ha connotati assolutamente alieni, e serve più che altro a spezzare maledizioni che vengono magicamente imposte alle persone (essendo la visione magica, in senso quasi antropologico, uno dei filtri di interpretazione della vita di Miyazaki).

mya-3Nondimeno, tutto questo viene realizzato con il solito tratto stereotipato dell’animazione/fumetto giapponese, coi soliti occhioni sgranati, con un’animazione senza dubbio raffinata e meticolosa (per la principessa Mononoke, ad esempio, è di tipo tradizionale, con 144mila fotogrammi disegnati a mano e approvati singolarmente dal regista per garantire unità stilistica) ma che non ci convince: come non ci convince il fatto che, dal punto di vista linguistico, si possa dire di leggere dei manga, o se per questo di definirli fumetto (termine che deriva, visivamente, proprio dalla fumosa nuvoletta in cui vengono abitualmente inseriti i dialoghi), come non ci convince il fatto di trovare Lupin III (uno dei primi film di Miyazaki) accanto ai Sette Samurai; come non ci convince tanto incanto in mondi popolati da spaventapasseri dalla testa di rapa, castelli semoventi e quant’altro, in un immaginario senza dubbio vivace ma sconclusionato almeno quanto Lucy in The Sky with Diamonds. Tra le sue fonti di ispirazione, Miyazaki cita Antoine de Saint-Exupéry, Ursula Le Guin (una delle autrici di fantascienza più sopravvalutate al mondo), Lewis Carroll, Roald Dahl: potremmo anche metterci Tolkien, che ce lo ricorda per la costruzione di mondi sbilenchi e senza originalità, costruiti su una meraviglia dovuta al fatto, semplicemente, che tutto è possibile e non viene richiesta alcuna logica né coerenza – il che vuol dire, in pratica, aver costruito mondi senza alcun riferimento che sono più sintomi che elaborazioni artistiche.

mya-lupinRiguardo ai lavori di Miyazaki sono stati usati tanti termini, tranne naturalmente quello di hentai, che sta a significare in tipo di manga di argomento erotico o addirittura pornografico: a noi sembra assolutamente perfetto, poiché il termine ha anche il significato di metamorfosi o più in generale di anormale. Miyazaki si è ritirato nel 2013, a cagione dei tempi di lavorazione dei suoi film, mal conciliantisi con l’età: ma lo scorso hanno ha minacciato un ritorno, con un progetto che dovrebbe richiedere intorno al lustro di lavorazione.

Speriamo vivamente che sia una promessa non mantenuta.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 5th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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