Edward Morgan Forster – «Assurdità e bellezza hanno stretti rapporti l’uno con l’altra»

Nel 1879 nacque in Inghilterra un uomo, uno scrittore, che disse:

Se dovessi scegliere tra il tradire il mio paese e tradire il mio amico, spero di avere il fegato di tradire il mio paese.

Edward Morgan Forster Stiamo parlando di Edward Morgan Forster (Londra, 1° gennaio 1879 – Coventry, 7 giugno 1970). Studioso di storia, scrittore di romanzi e novelle dallo stile unico ed inimitabile, Forster si è guadagnato un posto ben saldo nell’olimpo degli scrittori e degli intellettuali. Eppure questa fama non fu immediata anzi la guadagnò, come quasi sempre accade, dopo la sua morte.

Un elemento ricorrente che troviamo nei suoi racconti è una latente omosessualità, influenza che segnò profondamente la poetica e la vita dell’autore già dal 1896, quando dopo essersi iscritto al King’s College di Cambridge, istituzione alla quale rimarrà legato sino alla sua morte, aderì alla società segreta universitaria omosessuale chiamata The apostles. Questo suo comportamento si pensa possa esser stato condizionato dal grandissimo attaccamento e dalla vita in simbiosi strettissima con la madre dopo la morte del padre, avvenuta quando lo scrittore aveva solo nove mesi.
Quello dell’omosessualità è tema di enorme importanza, è soprattutto un grido che oggi come allora non sembra ancora aver trovato ascolto, un argomento che venne spesso affrontato da scrittori e poeti durante l’arco della storia, come dal grandissimo Oscar Wildeil quale fu anche costretto a dichiararsi pubblicamente ed esporre l’incompreso tema dell’amore universale davanti ad una giuria di bigotti britannici, oppure dal tormentato Lorca, con i suoi Sonetti dell’amore oscuro, sino ad arrivare a Marcel Proust ed alle sue infinite parole alla ricerca di un tempo perduto.

Forster scrisse proprio un romanzo nel quale manifestò la sua tendenza verso l’amore platonico ed omosessuale: questa opera prende il nome di Maurice e racconta di un amore che però può esser ancora salvato e salvare dalla discriminazione delle differenti classi sociali, anche se costringerà il protagonista ad alienarsi verso una pura follia ed una continua paura di espressione, ma: «dopotutto un autentico inferno non è meglio di un paradiso artefatto?» Un’opera forte dunque, che verrà pubblicata solo dopo la morte dello scrittore, Forster infatti era ben consapevole delle discriminazioni e persecuzioni che avrebbe avuto se l’avesse pubblicata mentre era ancora in vita.

Italia, Svizzera, Francia ed Austria, furono tutti paesi visitati e frequentati da Forster durante la sua esistenza: questi soggiorni consolidarono la sua passione e la voglia di scrivere, scrivere sempre di più per incuriosire e per far appassionare i lettori. Ed è proprio in questi paesi europei che nel giro di pochi anni Forster riesce a pubblicare addirittura tre libri: nel 1907 Il viaggio più lungo e nel 1908 Camera con Vista, considerato di calibro inferiore rispetto agli altri romanzi dello scrittore, in cui affronta il tema del perbenismo dell’educazione inglese che blocca ogni modalità di espressione e connettività con altri; questo fu il romanzo più ottimista e romantico dello scrittore. Siamo invece nel 1910 quando pubblica Casa Howard, opera che permetterà allo scrittore di varcare la soglia della notorietà entrando a far parte degli ambienti intellettuali e dei salotti londinesi, parlando dell’inconciliabile conflitto tra le classi.

Ma come lui stesso scriverà «credere nella gente è un lusso al quale possono indulgere solo i ricchi, i poveri non possono permetterselo», perciò Forster non si adagiò al primo barlume di fama, bensì iniziò a variare il proprio stile ed ad intraprendere viaggi verso nuovi orizzonti per continuare a scavare nella sua mente e poter scrivere.

Nel 1920 torna in patria dopo aver preso parte alla guerra come volontario della Croce Rossa e lavora per il Daily Herald, mentre l’anno successivo si recherà in India per la seconda volta: è proprio in questa occasione che scriverà il romanzo che definitivamente lo porterà alla gloria. Questo racconto verrà definito come “un romanzo tra due silenzi“, visto che né prima, per un lungo periodo, né dopo la sua pubblicazione, l’autore non aveva scritto nulla: si tratta di Passaggio in India. Sì perché Forster ebbe nella sua fase finale una crisi letteraria, infatti non riusciva più a scrivere e non per mancanza di inventiva, bensì perché era uno scrittore diviso te a due mondi e due cicli letterali differenti: nato nel periodo in cui lo stile prediletto era il materialismo, si trova tutto d’un tratto in un’epoca in cui lo stile predominante diviene il modernismo.
Il titolo del libro, suggeritogli ed ispirato da una poesia scritta da Walt Whitman, ci presenta già un primo personaggio fondamentale del racconto ovvero il luogo. Come con le Città invisibili di Calvino, con la Trieste di Svevo, l’India diviene non cornice ma protagonista del romanzo. Intriso di misticismo e di simboli, Passaggio in India ha come tema fondamentale un’accusa verso la diversità sociale, culturale, politica e religiosa tra gli inglesi colonizzatori e gli indiani, costretti a vivere in un mondo non loro.
Riguardo al tema di questo romanzo, del quale consiglio vivamente la lettura, mi viene in mente una frase tratta dal film Fury: «Gli ideali sono pacifici, la storia è violenta».

Ma ciò che più abbiamo da imparare da Edward Morgan Forster, citando le sue splendide, è che «La vita è un pubblico concerto di violino nel quale voi dovete imparare a suonare lo strumento man mano che suonate». Sta a noi prendere in mano la nostra vita, suonare il nostro strumento e vivere senza pressioni o troppe restrizioni perché si sa «assurdità e bellezza hanno stretti rapporti l’uno con l’altra».

Gianmaria Turco Per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 1st, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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