Ma nel 2016 i morti famosi sono stati davvero così tanti?

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Ma nel 2016 i morti famosi sono stati davvero così tanti?

morti famosi
David Bowie

I morti famosi nel 2016 sembrano essere stati davvero tanti. Come ormai ogni cosa nel mondo, sono diventati fenomeni virali: sia per il sincero sentimento di cordoglio di fans e amici, sia perché se non fai una battuta al giorno su Twitter non sei nessuno. Che poi tutti questi comici convinti di fare black humor non si accorgono che nel 99% dei casi fanno solo beceri commenti di cattivo gusto. Tipo ridere del fatto che una delle canzoni più famosi di George Michael fosse Last Christmas e allora sai che ridere pensare che è morto il giorno dopo il suo ultimo Natale?

Quest’anno, però, abbiamo effettivamente perso pilastri culturali che, ormai, facevano parte della pop culture e che eravamo abituati a considerare immortali. Prince e Bowie, per esempio. Oppure Alan Rickman, entrato nel cuore di molti per quel Piton di Harry Potter.

In Italia abbiamo perso due personalità come Eco e Veronesi, due delle menti più brillanti dello scorso secolo. Senza dimenticare Dario Fo, l’eterno giullare che non aveva smesso di recitare e dipingere nemmeno con lo scorrere del tempo, qualche acciacco in più, e la dolce Franca Rame non più al suo fianco.

Altri morti famosi per l’Italia sono stati Anna Marchesini, Bud Spencer, Luciano Rispoli: volti famosi di piccolo e grande schermo che hanno fatto la storia della nostra Italia.

E poi Gene Wilder, Carrie Fisher, Debbie Reynolds, Cohen, Castro. Personaggi chiave del nostro Novecento, quei personaggi che non ci aspettavamo potessero morire così, tutti insieme. A parte Castro, forse la sua dipartita non ci è stata così inaspettata.

donantonio
Don Antonio

Ma se guardiamo le morti celebri di questo anno, e scusate se vi sembrerà che stiamo andando fuori tema, molti giornali riportano un defunto che, forse, non è proprio facilmente accostabile a personalità del carico di Bowie o Eco: Don Antonio. Lui, il boss dei matrimoni napoletani, che concedeva agli sposi astice e carrozza anche se non potevano permetterselo. Il re della cafoneria e del trash, di cui certo ne faceva giustamente vanto, stereotipo vivente di un certo tipo di abitanti partenopei. Uno che, per fare un esempio, ha regalato al nipote per il suo diciottesimo uno dei due orologi conquistati all’asta dei beni confiscati a Maradona. Matrimoni, cantanti neomelodici e Maradona. Penso di avervi dato il quadro completo, nel caso non conosciate questo personaggio reso famoso da Real Time.

Sia ben chiaro: non ho nulla contro Don Antonio. Anzi, è uno di quei personaggi che non poteva starti antipatico. Però, se guardiamo le morti celebri di questo apparentemente nefasto 2016, ci rendiamo conto che non si possa paragonare la sua fama a quella di un Prince o di un George Michael.

Il fulcro del discorso è proprio questo: ci accorgiamo di più che le persone muoiono per via dei social network e, in generale, di un’informazione che è sempre più veloce. Inoltre, in un uroborico circolo, questi stessi nuovi – potentissimi – mezzi di informazione sono gli stessi che creano praticamente una nuova star al giorno. Ci saremmo davvero accorti della morte di un boss dei matrimoni, di un programma che va in onda su Sky, e quindi non alla portata di tutti, se non avessimo amato e condiviso il trash di cui era capace?

Come ci accorgiamo, oggi, di una morte di una persona non poi così celebre, è ovvio che il nome di uno come Gene Wider schizzi in top trend in pochi minuti. Insomma, nel tempo è cambiato e sta ancora cambiando il signficato di famoso, rendendo quasi ovvia una proliferazione di nuove star e dei modi di interessarsi delle loro vite. Al pari con le nuove tecnologie.

Morti famosi
Carrie Fisher con la madre Debby Reynolds

C’è poi comunque da considerare che oggi moltissimi di quei personaggi degli anni Sessanta e Settanta che hanno fatto la storia non sono più dei baldi giovani. Sono tutti baby boomers, i figli nati tra dopo la Seconda Guerra Mondiale che hanno contribuito a quel periodo florido dell’economia in cui la popolazione mondiale è effettivamente aumentata velocemente. Inoltre, proprio in quel periodo i media hanno cominciato a dare più importanza a questi personaggi che, forse complice anche un periodo molto attivo dal punto di vista culturale, si facevano notare per la loro eccentricità.

Insomma, la nascita della cosiddetta cultura pop, che non si distanza poi così tanto dalle idee alla base dell’arte di Andy Warhol, ha provocato un proliferare di star, alcune più longeve di altre. Questi personaggi poi sono spesso soggetti a morti premature, dovute forse anche ad una vita non propriamente lineare e ecobio dei decenni scorsi.

Il numero dei morti famosi tra 2012 e 2016 non è aumentato poi così tanto. Lo scarto con il 2015 non è così ampio come si crederebbe. Anche se, per i motivi di cui sopra, un aumento c’è effettivamente stato.

Ma siamo noi che ce ne accorgiamo di più. Siamo noi stessi ad alimentare, tramite condivisioni e cinquettii, quel mercato becero che rende, per citare un caro amico, l’aldilà una delle migliori case discografiche.

Tutti ci sentiamo in diritto di commentare la vita e la morte di questi personaggi che, alla fine, non conoscevamo per niente: chi se la cerca perché è drogato, chi se lo merita perché è gay, chi fino a ieri era dimenticato dal mondo e oggi diviene l’attore preferito di tutti.

Il vero problema del 2016, e che si acuirà solo negli anni a venire, è che tutti pensiamo di dover sempre dire la nostra su tutto. Anche sui morti famosi – e non -.

Inutile ricordarvi che non è esattamente così.

Il 2016, anni bisesto anno funesto, è giunto al termine. Prepariamoci ad un 2017 florido di defunti e click facili, ricordandoci però che la morte non fa parte dello spettacolo ma della vita.

E forse meriterebbe un po’ più di rispetto.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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