#BeyondtheLyrics – “L’anno che verrà” di Lucio Dalla

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#BeyondtheLyrics: L’anno che verrà di Lucio Dalla

(…) Già partiamo male  perché le canzoni non si possono spiegare… però ne possiamo discutere.

00224f8c_mediumEra il 1979 e, in un intervista di Serena Dandini alla Moviola, il buon vecchio Lucio Dalla tentava suo malgrado di rispondere ad una delle domande più difficili e personali che si possano porre ad un artista, in questo caso riguardante la canzone L’anno che verrà.

Si sa, svelare il mistero imprigionato tra sillabe ed espressioni che corrono a ritmo di musica è una delle scoperte più ambite: si scava tra le righe, si va alla ricerca di un qualche messaggio profetico, si immaginano le circostanze che hanno portato a buttar giù proprio quelle esatte parole. E quando se ne ha l’occasione, ci si rivolge al diretto interessato: un po’ per curiosità, un po’ per quel mesto senso di superbia nello scoprire quanto vicino si è arrivati con le teorie coltivate.

Le canzoni non si possono spiegare, però si possono discutere.

Discutiamo allora di uno degli evergreen più famosi, una canzone che conta da quasi quarant’anni lo scorrere degli anni, un brano che vede lasciare il posto dei vecchi e strascinati ultimi giorni di un anno ormai vissuto ad un novello anno, a nuove speranze, nuovi sogni, nuove aspettative: all’anno che verrà.

«Caro amico ti scrivo…» apre una lunga lettera, un dialogo intimo e autentico tra il cantautore e quel famoso amico, quel tu cui si rivolge e che banalmente è singolo ascoltatore che anche a distanza di tempo, si appresta ad ascoltare un brano che continua ad essere di un’attualità sorprendente. E per ovviare ad una distanza lunga 37 anni, Dalla scrive più forte, quasi ad imprimere ogni parola dell’energia e della vitalità tipica di quel lontano 1979.

hqdefaultEppure qualcosa non va, scrive l’artista. L’Italia usciva dagli anni di piombo, da uno stato di costante tensione e guerra inconscia e Lucio Dalla si ritrovava fra le mani un paese spaventato, fragile e disorientato. Con una melodia semplice e accattivante, un tono spesso ironico e una lingua e stile al confine tra metafora e realtà, l’autore scrive di quei famosi anni ’70, chiudendo le porte di un decennio abbastanza delicato.

Scrive della paura del terrorismo, della criminalità: «e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra» (nelle guerre, i sacchi di sabbia alla finestra servivano per evitare che i vetri si frantumassero durante i bombardamenti); dell’incomunicabilità «e si sta senza parlare per intere settimane»; del potere dei mass media nell’abbindolare gli ascoltatori «sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno».

Ma la canzone sembra parlare anche di un cambiamento, un cambiamento di mentalità in un paese forse ancora troppo obsoleto e legato a vecchi retaggi culturali. Implicitamente, (e forse aggirando la censura), Dalla mette in discussione il celibato dei preti «anche i preti potranno sposarsi», introduce la libertà sessuale «e si farà l’amore, ognuno come gli va» e parla di chi non può dire la sua, dei cretini e dei troppo furbi che dovrebbero sparire.

(…) Però io ritengo che il fatto musicale, soprattutto nella canzone (come in tante altre cose), bisogna che lo si prenda con quel meccanismo del gioco che tante volte ci permette di fare delle considerazioni che, se partiamo già troppo seri o vengono fatte male, sono rozze. Questa canzone è una canzone importante perché immagina una situazione così, di lontananza fra me e un amico, e al quale faccio un piccolo rapporto dettagliato su come stiamo vivendo oggi. È chiaro che nella prima parte della canzone c’è un meccanismo del gioco che permette di raccontare le cose in un certo modo. Giocare tra il pessimismo che è comunque sempre un atteggiamento rozzo e improduttivo, secondo me è antipatico e l’eccessivo ottimismo che è anche questo un atteggiamento se non altro imbecille. Allora il meccanismo del gioco, nella prima parte della canzone, mi consente di esagerare…

Ecco allora che la forza di questa canzone sta proprio in quel “gioco”, in quell’esatto equilibrio che riesce a far calare il brano in qualsiasi fede politica o religiosa si consideri.

20130215-213828Se c’era una cosa che il cantautore bolognese riusciva a fare (forse meglio di tutti) era cucire quadri e immagini, ancora prima di donare un reale significato alle sue parole. E L’anno che verrà non può che configurarsi come un suggestivo quadro: un malinconico e acre bilancio di fine anno dipinto a suon di pennellate decise dai colori caldi, quasi a sottendere la speranza di un cambiamento, di un miglioramento.

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’

e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.

Da quando sei partito c’è una grossa novità,

l’anno vecchio è finito ormai

ma qualcosa ancora qui non va.

 

Si esce poco la sera compreso quando è festa

e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,

e si sta senza parlare per intere settimane,

e a quelli che hanno niente da dire

del tempo ne rimane.

 

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno

porterà una trasformazione

e tutti quanti stiamo già aspettando

sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,

ogni Cristo scenderà dalla croce

anche gli uccelli faranno ritorno.

 

Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,

anche i muti potranno parlare

mentre i sordi già lo fanno.

 

E si farà l’amore ognuno come gli va,

anche i preti potranno sposarsi

ma soltanto a una certa età,

e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,

saranno forse i troppo furbi

e i cretini di ogni età.

 

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico

e come sono contento

di essere qui in questo momento,

vedi, vedi, vedi, vedi,

vedi caro amico cosa si deve inventare

per poter riderci sopra,

per continuare a sperare.

 

E se quest’anno poi passasse in un istante,

vedi amico mio

come diventa importante

che in questo istante ci sia anch’io.

 

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà

io mi sto preparando, è questa la novità.

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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