Tra ribellione e rivoluzione: una mostra a Londra celebra gli anni ’60

revs_book_800-1Musica, consumi, letteratura, moda, costume, arte, sesso: sono tutti i campi che vennero stravolti dalla rivoluzione culturale che prese vita sul finire degli anni ’60 Gran Bretagna, per poi diffondersi a macchia d’olio in tutto il mondo occidentale.

Cinquant’anni dopo, il Victoria & Albert Museum di Londra celebra quegli anni irrequieti con la mostra You Say You Want a Revolution: Record and Rebels 1966-1970, inaugurata qualche mese fa ed in programma fino a febbraio: se la prima parte di questo titolo l’avete letta canticchiando, allora avrete ascoltato attentamente l’album dei Beatles del 1968 intitolato semplicemente The Beatles, ma passato alla storia come The White Album per la candida copertina. Una scelta non casuale questo titolo, poiché si rifà al gruppo più rappresentativo di quegli anni, la band che meglio incarnerà il cambiamento profondo di quell’epoca influenzando inevitabilmente le generazioni a seguire, facendosi spartiacque del tempo: c’è un mondo prima e dopo i Beatles.

revolution-1-501x342-1Curata da Victoria Broackes e Geoffrey Marsh, l’esposizione è composta da 350 tra libri, dischi, poster e qualsivoglia altro oggetto in grado di testimoniare la voglia di ribellione e riscrittura delle regole che si respirava in quel periodo: ogni ambito artistico o sociale veniva sconvolto e riscritto. Un’epoca così vicina eppure già mitica per quel senso di sincera voglia di cambiare il mondo che sfiora l’ingenuità, per l’intenzione di portare pace ed uguaglianza rompendo però gli antichi retaggi tradizionali. Oggi tutto questo sarebbe possibile?

Anche la moda giocò un ruolo primario in questa rivoluzione: l’abito non solo ci copre ma svela molto di noi e della nostra personalità, perciò ecco i colori sgargianti, le forme nuove, la sensualità trasparire dai vestiti che tutt’oggi risultato attuali se non ricercati. Esposti vedremo anche gli abiti che John Lennon e George Harrison iindossavano per la copertina del disco Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Ban, andandosi ad aggiungere ai tanti altri memorabilia dei Fab Four.

revolution-3-1Ma non solo Beatles: anche molti altri furono i musicisti che diedero il loro contributo alla rivoluzione, come gli Who, noti per spaccare gli strumenti a fine concerto in segno di massima ribellione: direttamente da Woodstock si potrà ammirare la chitarra distrutta alla fine del mitico concerto da  Peter Townshend. E ancora, un’intera sezione è dedicata ai Pink Floyd, sperimentatori e pionieri per eccellenza, mentre sarà possibile “testare” in prima persona le percezioni sonore distorte che si potevano ascoltare all’epoca all’UFO Club di Londra, locale underground di breve durata che però ospitò band esordienti destinate alla gloria eterna.

revolutions-hero-1Testimonianze dirette, come quella di Yoko Ono o Twiggy, selezione musicale ad hoc e fotografie storiche completano il quadro di una mostra che può essere nostalgica tanto quanto stimolante: chi ha vissuto gli anni ’60 può ritrovare qui i ricordi di un’epoca gloriosa, ma chi non c’era quando la Swinging London era un’istituzione ed un sogno, può attraverso questa ricca esposizione comprendere meglio il mondo moderno, quanti sogni di pace e amore sono andati distrutti, quanto lavoro c’è ancora da fare ma soprattutto la magia di quel decennio così tribolato e difficile, ma allo stesso tempo spensierato e sincero.

You Say You Want a Revolution: Record and Rebels 1966-1970: dicevate di volere la rivoluzione, ma alla fine c’è stata davvero o è rimasta un’utopia?

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on dicembre 30th, 2016 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale, Visual & Performing ARTs

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