Paolo Villaggio – Porcospino della commedia, vittima di una vittima

1-11Il 30 dicembre del 1932 nascono a Genova Paolo e Piero Villaggio. Figli dell’ingegnere edile Ettore e di Maria Villaggio, insegnante di lingua tedesca. Piero e Paolo sono gemelli, frequentano le stesse scuole, almeno fino alle superiori. Piero si iscrive alla facoltà di Ingegneria, seguendo le orme del padre, ottenendo negli anni diversi riconoscimenti in campo accademico e divenendo uno stimato professore. Paolo invece si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, ma abbandona gli studi per dedicarsi a diversi lavori e alle cattive amicizie.

È proprio su questa cattiva strada che incontra Fabrizio De André. I due ragazzi di  Genova divengono con il passare del tempo intimi amici, frequentano gli stessi locali e perdendosi per le vie della loro città. A metà degli anni Cinquanta Paolo si unisce alla Compagnia goliardica Mario Baistrocchi, un’antica compagnia teatrale genovese di attori e ballerini non professionisti. Gli spettacoli sono a tema quasi sempre politico, con una forte connotazione satirica. Probabilmente è qui che Paolo, accompagnato da De André, sperimenta e mette appunto alcuni dei personaggi che lo traghetteranno poi nel mondo della televisione e del cinema. Appaiono sul palco del Teatro di Piazza Marsala a Genova gli abbozzi del professor Kranz e del timido ragioniere Ugo Fantozzi.

Negli anni a seguire Paolo parteciperà a diversi programmi, sia radiofonici che televisivi. Seguendo l’invito del giornalista Maurizio Costanzo trasporta sul piccolo schermo i personaggi che lo hanno reso popolare nella propria città, riscuotendo un notevole successo. Inizia anche a raccogliere i vari scritti in cui vengono narrate le disavventure del ragionier Fracchia, prototipo di Fantozzi e specchietto di una classe sociale intera. Gli scritti vengono pubblicati sulla rivista L’Europeo. Si tratta di trasposizioni dei monologhi che il comico recitava a È domenica, ma senza impegno. Pur contenendo tutti i tratti fondamentali del personaggio del misero ragioniere, a questi non viene dato ancora un volto. Occorre aspettare fino al 1975 con l’uscita nelle sale del film Fantozzi, prodotto dalla Rizzoli film. Il film è un successo internazionale. Tanto che ne segue Il secondo tragico Fantozzi, anche questo un successo di pubblico e critica.

Questi sono fatti ormai entrati nella storia del cinema. Molti conoscono le battute e le situazioni paradossali in cui, per colpa e per destino, è immerso il ragioniere. Alcuni però forse ignorano che prima di essere campione di incassi e popolarità Fantozzi è anche un’opera letteraria di grande pregio e successo. Nel 1971 infatti il gruppo Rizzoli decide di raccogliere gli scritti di Villaggio e pubblicare Fantozzi, un bestseller tradotto in diverse lingue. Il personaggio che emerge dalle pagine è un uomo senza qualità, mediocre travet, oppresso dai superiori e incapace di affermarsi nella società che lo imprigiona dietro la maschera della vittima. Il libro ottiene riconoscimenti in Francia, Russia e naturalmente in patria. Da questa data inizia la vera epopea fantozziana, che sempre di più si confonde con la vita di Paolo. Tanto da divenire tutt’uno con essa. Sul personaggio di Fantozzi verranno prodotti dieci film, alcuni conservano ancora le qualità delle prime due pellicole, altri appaiono come lo stereotipo dello stereotipo. Misera riproposizione in salsa diversa degli stessi sketch.

2-5Paolo Villaggio è senza ombra di dubbio un vero comico del cinema italiano. Primo ad aver ricevuto dei riconoscimenti come attore comico, precedendo Gassman e Sordi. Al di là delle speculazioni sul successo di Fantozzi, sfogliando le pagine della sua biografia e osservando la sua carriera si disegna nella mia mente un’immagine curiosa, quella del porcospino. In un altro contesto Roberto Calasso parlando di René Girard scrive: «È uno degli ultimi “porcospini” oggi sopravviventi, secondo la tipologia che Isaiah Berlin ha sottilmente derivato dal verso di Archiloco: “La volpe sa molte cose, ma il porcospino sa una sola grande cosa”».

Credo che Paolo Villaggio sia, concedendomi ampia licenza, un porcospino allo stesso modo. Un porcospino della letteratura e del cinema. Per merito e per destino Villaggio nasce comico, ed egli stesso lo ribadisce più volte e con orgoglio nel corso della sua carriera. Quello che sembra sapere benissimo e sopra ogni altra cosa è la propria comicità, che negli anni ha assunto i connotati dell’iper-timido e sclerotico ragioniere. Eterna vittima della propria natura. Questa figura, che si alterna nel corso degli anni da personaggio completo a semplice maschera, è ciò che distingue l’arte di Villaggio. In letteratura, a teatro, al cinema la figura tragicomica creata da Villaggio, attraverso uno sguardo cinico e crudele dei vizzi dell’uomo, si è mantenuta invariata negli anni. Accompagnandolo costantemente come una benedizione, o una condanna.

Nella triste occasione della scomparsa dell’attore e amico Gigi Reder, famoso per aver interpretato il ragionier Filini, Villaggio si è espresso con queste parole: «È un grande attore che ha recitato anche con Fellini ma la gente ormai lo identificava col suo personaggio». Io, dal mio piccolo, credo che questa dichiarazione sia tanto vera per Reder quanto per Villaggio. Dopotutto non è un evento così insolito che gli artisti vengano soverchiati e obliati dalle proprie creazioni. In questo caso è grottescamente ironico che il misero ragionier Ugo Fantozzi, eterna vittima, sia il carnefice del proprio padre. Ora vittima della vittima.

Damiano Sessa per MiFaccioDiCultura

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By on dicembre 30th, 2016 in Articoli Recenti, SCREENs

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