La Poesia del Rock: Patti Smith, maudite testimone del punk

3Poetessa maudite del rock, icona della generazione New Wave americana, Patti Smith ha segnato la storia della musica e partecipato alla nascita del punk. Oggi 30 dicembre compie settant’anni e nonostante gli ultimi siano passati piuttosto sottovoce, le sue opere resistono e resisteranno allo scorrere del tempo, rese eterne dalla loro innovatrice brutalità.

A metà degli anni Sessanta, Patricia Lee Smith, originaria di Chicago ma cresciuta nel New Jersey, approda a New York, città che sempre verrà ricordata dalla cantante come una grande comunità che l’ha accolta e cresciuta. Una volta trasferitasi nella Grande Mela riesce a mantenersi lavorando come commessa in una libreria, oltre che scrivendo come critica per una rivista musicale e come drammaturga.

Dietro l’angolo stanno per affacciarsi gli anni Settanta e Patti Smith spopola sui palchi dell’underground newyorchese grazie alle proprie recitazioni libere, delle quali compone anche le melodie di accompagnamento. È in questo periodo che conosce gli straordinari compagni di viaggio, come i Television, i Talking Heads, i Ramones, che le permetteranno di arrivare agli album più sentiti e riusciti della sua carriera.

Con il singolo Hey Joe / Piss factory decreta l’inizio della New Wave americana. Operando in una zona ancora non ben definita che si potrebbe chiamare proto-punk, la cantante nel 1975 pubblica l’album Horses che influenzerà in maniera profonda, per sua stessa ammissione, il cantante dei R.E.M. Michael Stipe. L’album riscuote subito un grande successo nell’underground americano e porta con sé una vera e propria rivoluzione poiché unisce una recitazione free form e musica di accompagnamento: il testo diventa il centro del brano ma grazie alla musica eleva il proprio significato, espandendosi e andando oltre il concetto espresso delle parole stesse.

Le fonti d’ispirazione principali per Patti Smith sono Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Williams Burroughs, oltre ad Arthur Rimbaud, a cui la cantautrice dedica il secondo album di studio Radio Ethiopia del ’76. In quest’opera viene superata la ruvidezza di Horses, per lasciare spazio ad una miscela più uniforme, che lega con più dolcezza l’anima punk, sottolineata dalla voce feroce e straziata, e la solennità dei toni, cupi e profondi.
Lanny Kaye, chitarrista che accompagna Smith per tutto il periodo d’oro della cantante riesce ad amplificare le doti di quest’ultima, facendole da contrappunto psichedelico.

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Patti Smith ritratta da Annie Leibovitz per il Calendario Pirelli 2016

Col terzo album Easter (1978), e soprattutto con la canzone Because the Night, scritta a quattro mani con Bruce Springsteen, Patti Smith viene ufficialmente consacrata come icona del rock. Il disco, accusato di essere il più commerciale dei tre, dato che le asprezze precedenti vengono sensibilmente smussate, riesce a raggiungere un pubblico più vasto, donando però alla cantante popolarità internazionale.

Lo stile di Patti Smith ha segnato una svolta epocale nel mondo del canto, soprattutto in relazione al bel canto che fino ad allora ha caratterizzato la sfera femminile. I suoi urli viscerali e la capacità sciamanica di attirare l’attenzione hanno introdotto il concetto di ruvidezza stilistica che segnerà il genere punk degli anni a venire.
La cantante ha sempre cercato di trasmettere concetti profondi all’interno dei suoi brani, sconfinando spesso nell’ambito politico, pur dichiarandosi estranea a interessi di questo genere. Ha definito il rock una forma di comunicazione delle anime, lanciandosi in inni populisti, senza dubbio efficaci, come People have the power, single estratto dall’album Dream of love del 1988.

Le opere dagli anni Ottanta ai Duemila sono sostanzialmente delle ricerche più profonde di una forma di recitazione poetica, ottenendo però un’inefficace dispersione del testo in lunghe melodie di accompagnamento. Questi anni sono segnati da scarso successo di pubblico e critica, facendo rimpiangere ai fan l’eroina underground degli esordi.

Più interessante e di altra natura è invece Banga del 2012, medley che segna il ritorno ad una forma più canonica di canzone. L’album è una raccolta di omaggi dedicati a personaggi del presente e del passato, come Amerigo Vespucci, Amy Winehouse, Gogol, Tarkovsky, Johnny Depp e Neil Young, a cui Patti Smith ha voluto dedicare dei testi brillanti ed appassionati.

2Il 10 dicembre Patti Smith si è esibita durante la consegna dei premi Nobel a Stoccolma. La cantante era già stata contattata a settembre di quest’anno con l’idea di partecipare alla premiazione attraverso la riproposizione di un pezzo del suo repertorio, alla notizia però che il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato al cantante e amico Bob Dylan la Smith ha deciso di cantare A Hard Rain’s A-Gonna Fall, contenuta in The Freewheelin’ Bob Dylan, il primo album che abbia mai posseduto e che le regalò la madre. Fatto curioso e che ha suscitato un po’ di rumore è l’apparente vuoto di memoria che ha colpito la cantante durante l’esibizione. Poco dopo aver aver iniziato infatti Patti Smith è stata costretta a fermarsi, per poi ricominciare una seconda volta, inutilmente. Durante un’intervista rilasciata al New Yorker Smith ha dichiarato che il motivo del silenzio era dovuto all’eccesso di emozioni e di ansia, accumulati durante la serata. La cantante ha comunque voluto confermare la sua profonda stima nei confronti di Bob Dylan e il rammarico per aver proposto una così imbarazzante performance.

Al di là dei commenti e dei gusti personali che si possono più o meno condividere sulla musica di Patti Smith, il passaggio attraverso i suoi album è una tappa fondamentale, un ascolto obbligato per chi vuole conoscere davvero la storia del punk e del rock.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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By on dicembre 30th, 2016 in Articoli Recenti, MUSIC

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