Back toDay. 28 dicembre

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Back toDay. 28 dicembre

Anatolij Vasil’evič Lunačarskij: non è uno di quei nomi che si ricordano al primo colpo… Anzi, forse è uno di quei nomi su cui l’evidenziatore non si sofferma mentre si studia frettolosamente la Rivoluzione Russa. Pertanto, nel mio piccolo, una bella evidenziata a Lunačarskij (1875-1933) gliela do io, oggi, nell’ottantatreesimo anniversario della sua morte. Egli fu Commissario del Popolo per l’Istruzione dal 1917 al 1929 e prese sul serio l’idea che la Rivoluzione dovesse interessare anche le arti, prima che la dottrina zdanovista le riducesse a insulse ancelle dell’indottrinamento.

Rivoluzione uguale sperimentazione; tra gli intelletti che trovarono spazio in quella temperie culturale ci furono anche i grandi teorici del montaggio: Ejzenstejn, Pudovkin e Kulesov, colui che diede il nome al famoso Effetto Kulesov. L’Effetto prevede che un’immagine A, accostata a un’immagine B, dia un effetto che non è solo A+B, ma qualcosa di più: possiede un significato ulteriore rispetto alle immagini accostate. Un po’ come fa il Back toDay, che mette insieme un nome A e un nome B e ne cava fuori qualcosa (una considerazione seria o una panzana) di imprevisto.

Ma restiamo in ambito di montaggio: trentun anni fa moriva Sam Peckinpah (1925-1984), regista western (e non solo) che rivoluzionò lo stile di montaggio nel cinema americano, avvalendosi del contributo dell’editor Lou Lombardo. Starei ore a parlare della sua poetica sanguinaria, ma forse apprezzerete maggiormente la sparatoria più commovente della Storia del Cinema: quella del finale de Il mucchio selvaggio (1969).

Da tale e tanta tecnica / lasciatevi agguantare.

Se non fa effetto, il cuore / dovete riparare.

Andrea Meroni per MIfacciodiCultura

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