La Natività nell’arte

È arrivato Natale, giornata in cui si celebra la natività di Gesù Cristo. Quale periodo migliore per affrontare uno dei temi che l’arte ha più spesso trattato: la maternità. In ogni forma, in ogni epoca, la figura di Maria che allatta o che tiene in braccio il bambino è ricorrente nella storia dell’arte, dalla celebrazione alla dissacrazione senza dimenticare alcuna tecnica, andando ad interessare nomi come Pontormo, Dürer, Raffaello, Leonardo e molti altri.

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Piero della Francesca, Natività (1470)

Ne vogliamo mettere a confronto alcune il cui carattere rivela diversi lati dello stesso soggetto, portando lo spettatore a riflettere su diversi aspetti a sottolineare la vastità e la complessità dell’argomento, sempre con uno sguardo all’attualità pronta a rivelare delle novità.

La rappresentazione tra le più classiche è quella che vede Gesù tra le braccia di Maria nella versione che più si è abituati ad associare al soggetto: quella realistico-rinascimentale con figure reali in primo piano sulla scena.

Tutto è iniziato con la natività di Giotto (immagine di copertina), noto capolavoro del maestro, è un affresco facente parte del ciclo della basilica di San Francesco di Assisi. Il riquadro che rappresenta l’evento si mostra in tutta la sua chiarezza narrativa: tre scene vengono rappresentate in un unico spazio, legandole in una continuità cronologica che percorre tutti i momenti della nascita nella sua rappresentazione più realistica. È la prima volta che questa forma viene utilizzata, ma non certo l’ultima.

Una tra le più note raffigurazione della Madonna con Bambino del XV secolo è invece la Natività di Piero della Francesca. L’artista, di cui per le festività 2016 è visibile in via eccezionale l’opera con il soggetto della Madonna della Misericordia a Palazzo Marino, rappresenta la nascita di Cristo attraverso una quotidiana rappresentazione in uno scorcio di quello che potrebbe essere identificato come Borgo San Sepolcro, paese natio del pittore, a cui sono poi stati aggiunti elementi tipici della simbologia ripresa nel tradizionale presepe, come l’asino o la capanna.

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Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco (1609)

A seguire il tema della natività, prima rappresentato secondo canoni ben definiti, comincia a lasciare spazio a maggiori libertà, libertà tali che, nella rappresentazione del realismo, arrivano poi a rasentare il dissacrante secondo l’opinione pubblica. Esempio è la Natività coi santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio, opera trafugata nel 1969, ritrovata e poi restaurata per essere restituita alla città di Palermo. In questo quadro, il pittore tanto discusso in Italia per la sua crudezza, non tradisce il suo stile nemmeno nella rappresentazione di questo soggetto religioso che vede una Maria distesa con il ventre ancora gonfio, riversa a terra per la stanchezza dovuta alla fatica del parto, con il bambino sdraiato a terra attorniato dai santi. Santi e donne che altro non sono che i poveri, spesso degenerati compagni di osteria che diventano qui i soggetti di una scena Santa. Un carattere che, grazie anche al sapiente uso della tecnica pittorica che va a modulare i volumi con la luce, rende palpabile la scena. Non più solo una narrazione quindi come lo era la natività giottesca, ma un coinvolgimento pieno dello spettatore in un momento di intimità quotidiana che rende la nascita di Cristo un effettivo attimo dell’esistenza di ciascuno.

A questo quadro, che aveva destato scalpore per la sua caratteristica fedeltà ad una scena di vita quotidiana, sarà un contemporaneo del Merisi a fare un omaggio. Nella sua maternità, Rubens, le cui opere sono visibili nell’attuale mostra a Palazzo Reale, ritrova lo stesso realismo nei giochi di luce e chiaro-scuro. Il pittore fiammingo riprende la stessa analisi luministica che aveva da sempre caratterizzato la mano del pittore tanto discusso. Esempio questo, di come un’opera inizialmente definita non conforme alla tradizione, sia invece diventata il capolavoro che ha dato ispirazione a tanti altri.

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Rubens, Adorazione dei pastori (1608)

Dalla prima tradizionale rappresentazione che ha visto il pennello di Giotto affrescare la scena della nascita di Cristo, alle più recenti opere, l’analisi della Natività attraverso i secoli serve a guardare ad un tema sempre trattato in dicembre con occhi nuovi, per rendere alcuni capolavori sempre attuali.

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura

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By on dicembre 25th, 2016 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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