Saturnalia: le feste di dicembre ai tempi di Seneca

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Saturnalia: le feste di dicembre ai tempi di Seneca

December est mensis cum maxime civitas sudat. Ius luxuriae publice datum est; ingenti apparatu sonant omnia, tamquam quicquam inter Saturnali intersit et dies rerum agendarum; adeo nihil interest ut non videatur mihi errasse qui dixit olim mensem Decembrem fuisse, nunc annum.

È dicembre: il mese dell’anno in cui la città si affanna di più. Il diritto alla sfrenatezza è sancito pubblicamente; tutte le cose risuonano con grandioso apparato, come se ci fosse qualcosa di diverso tra i Saturnali e i giorni di ordinaria amministrazione; invece non c’è nessuna differenza, tanto che a me sembra non aver sbagliato colui che ha detto che una volta dicembre fu un mese, mentre ora è tutto l’anno.

Saturnalia: le feste di dicembre ai tempi di Seneca
Saturnalia

Anche per la nostra rubrica senecana è arrivato il Natale.

Potreste pensare: beh, ma prima della diffusione del cristianesimo, mica si festeggiava il Natale. Vero. Ma è altrettanto vero che anche gli antichi romani ebbero feste invernali molto importanti, che si chiamavano Saturnalia o Saturnali.

I Saturnali sono proprio l’oggetto della diciottesima epistola a Lucilio di Seneca: come constatiamo dal brano qui sopra, anche le festività invernali romane erano altrettanto caotiche, grandiose e sfrenate come le nostre di oggi. E, dal tono con cui ne parla il filosofo, possiamo intuire che a lui non andasse molto a genio questo eccessivo clima di festa. L’ostentazione del lusso e dei piaceri (Seneca parla proprio di luxuria, sregolatezza) era per lui qualcosa di insano e dannoso. Il filosofo si chiede

Utrum nihil ex cotidiana consuetudine movendum an, ne dissidere videremur cum publicis moribus, et hilarius cenandum et exuendam togam?

È meglio evitare di cambiare le nostre consuetudini oppure, per non sembrare anticonformisti rispetto al comune costume, è necessario cenare più allegramente e spogliarci della toga?

Qui Seneca allude all’abitudine di “addobbarsi” di abiti e accessori nuovi, diversi dalla toga (l’abito quotidiano), in occasione delle feste. Per lui questa consuetudine è inconcludente e da evitare, e, soprattutto, non la si dovrebbe seguire solo per compiacere la massa. Dunque, che fare?

Hoc multo fortius est, ebrio ac vomitante populo, siccum ac sobrium esse, illud temperantius, non excerpere se nec insignire nec misceri omnibus et eadem sed non eodem modo facere; licet enim sine luxuria agere festum diem.

Essere completamente sobri mentre la folla si ubriaca e vomita è da persone forti; invece, è da persone temperanti non separarsi da tutti gli altri, né ergersi al di sopra di loro, né mescolarsi con loro, facendo le stesse cose in maniera diversa; è permesso infatti fare festa senza eccessi.

Saturnalia
Saturnalia

Ecco la via indicata da Seneca: festeggiare sì, ma con sobrietà. L’eccesso, anche nei festeggiamenti, non ha infatti nessuna ragione d’essere, specialmente in chi cerca un equilibrio fisico ed emotivo. Anche oggi, ogni anno deprechiamo le abbuffate festive, che sono un male per il corpo, eppure non ce ne asteniamo. A ciò si aggiunge lo stress per preparativi, regali, addobbi, vestiti nuovi, con lo scopo di apparire, stupire e di non essere da meno degli altri. Sembra proprio che le nostre feste natalizie odierne non siano cambiate molto dai tempi dei Saturnali romani, nonostante nei secoli si sia aggiunto il significato cristiano, che prevedrebbe, anch’esso, un minimo di sobrietà (e di coerenza).

Che dire: non ci resta, ancora una volta, che sottolineare la continuità nei secoli della tendenza umana di dare alla festa per il solstizio d’inverno una declinazione improntata all’eccesso. Si chiami la festa Saturnali, Sol Invictus o Natale-Capodanno, la sostanza non cambia.

Tuttavia, se la finalità deve essere dare buoni auspici e l’obiettivo il rinnovamento, beh, sicuramente per fare un regalo a corpo e mente faremmo meglio a tirarci fuori dal rituale consumistico che è diventato il Natale. Prima di buttarci per le vie dello shopping come automi, chiediamoci perché lo facciamo, per chi, e se il nostro affetto e la nostra riconoscenza verso qualcuno non possano essere dimostrati in altri modi (e non solo in quel momento dell’anno). Riprendiamo possesso di noi stessi per comprendere che cosa ci aspettiamo dal nostro Natale e perché è, per noi, un periodo speciale dell’anno: per motivi spirituali? Simbolici? Famigliari? Questa piccola riflessione può aiutare ad evitare lo stress “prefestivo”, riscoprendo la bellezza ancestrale che ha una festa che oggi chiamiamo Natale.

SaturnaliaSeneca, in questa epistola, appare severo, sempre teso a ricercare la perfetta concezione di equilibrio e moderazione. Tuttavia, ci fu un momento in cui anche lui non vedeva l’ora che arrivassero i Saturnali. Indovinate quando? Quando era un bambino e si divertiva a confezionare e portare statuette in regalo agli amici: queste statuette erano chiamate sigillaria, di cera o terracotta, e venivano tradizionalmente scambiate dai romani come doni di buon auspicio. Nell’usanza dei sigillaria notiamo una certa continuità col nostro scambio dei regali natalizi, nonché con la tradizione del presepe, costituito da tante statuette. Non siamo poi forse tanto cambiati dall’epoca di Seneca!

Consigliando dunque di vivere il Natale in serenità, con l’entusiasmo puro dei bambini, colgo l’occasione per augurare buone feste, natalizie e saturnaliciae, a tutti i lettori di ArtSpecialDay!

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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