Robert Frank: “The Americans” in mostra alla Fondazione Forma

0 910

Robert Frank: The Americans in mostra alla Fondazione Forma

Robert Frank: "The Americans" in mostra alla Fondazione FormaDal 30 novembre al 19 febbraio 2016 presso la Fondazione Forma Meravigli di Milano è possibile visitare la mostra fotografica Gli Americani di Robert Frank.

Robert Frank (Zurigo, 9 novembre 1924) è un fotografo e regista svizzero, statunitense d’adozione. La sua vita è stata un percorso lungo e tortuoso, tra vittorie, perdite dolorosissime, strade sterrate, luci calde al tramonto, funerali e nevicate. Il frutto del suo lavoro è una di quelle poche cose che sembrano dare un senso a quei momenti in cui sembra che nel mondo non ci sia più nulla che abbia un valore. Citando Jack Kerouac:

Quella folle sensazione in America, quando il sole picchia forte sulle strade e ti arriva la musica di un juke box o quella di un funerale che passa. È questo che ha catturato Robert Frank nelle formidabili foto scattate durante il lungo viaggio attraverso qualcosa come quarantotto stati su una vecchia macchina di seconda mano.

Nel 1955, dopo aver lavorato come fotografo di moda per qualche tempo, Robert Frank riceve l’annuale borsa di studio della Fondazione Guggenheim di New York. È la prima volta che un fotografo europeo riesce ad ottenerla. Grazie ai soldi ricevuti, tra il 1955 e il 1956, Frank inizia il viaggio che nel 1958 darà origine alla pubblicazione della raccolta Les Americains, pubblicata poi in America l’anno successivo col titolo The Americans ed oggi in mostra presso la Fondazione Forma. Delle più di 25.000 fotografie realizzate durante la sua epopea, saranno 83 gli scatti che andranno poi a comporre la raccolta definitiva.
Durante il suo viaggio, Robert Frank entra in contatto con il mondo  della Beat Generation, in piena evoluzione proprio in quegli anni. Stringe amicizia in particolare con Jack Kerouac, che scriverà l’introduzione alla prima edizione americana di The Americans: i due compiono insieme vari viaggi on the road, alla ricerca di ispirazione e libertà, e forse del senso della vita stesso. Guardando le fotografie di Robert Frank un po’ ci sembra di avvicinarci a quel senso, per poi perderlo di nuovo, mentre ci scivola via dalle dita. Frank e Kerouac stessi non lo trovarono mai quel senso, dispersi nelle notti americane, sotto le luci dei lampioni, abbagliati dai fari gialli di una macchina che accosta, seduti a fumare al bancone di una tavola calda mentre fuori tutto è immerso nel silenzio della nebbia.

the-americans-3A bordo di una Ford Business Coupe, Frank riuscì a realizzare il più completo reportage dell’America di quegli anni che sia mai esistito. Robert Frank ci ha ridato il ritratto di un mondo che oggi non esiste più e che rivive soltanto negli scritti degli autori della Beat Generation e nelle sue fotografie. La più conosciuta collaborazione tra Robert Frank e la Beat Generation è sicuramente il primo film di Frank come regista, Pull My Daisy (1959). La pellicola fu scritta e narrata da Kerouac e vide tra gli attori anche Gregory Corso e Allen Ginsberg tra gli altri. Il film è considerato il pilastro del New American Cinema, una corrente cinematografica caratterizzata da una forte spinta alla sperimentazione, oltre che il manifesto del cinema beat.

Negli anni Sessanta, anche a causa di gravissimi lutti personali, Robert Frank si allontanerà dalla fotografia per dedicarsi unicamente al cinema, ambito nel quale tuttavia non raggiungerà mai grande successo. Sarebbe infatti stato impossibile eguagliare l’altissimo livello raggiunto in ambito fotografico. Robert Frank ha davvero fatto la storia di un’epoca, di una generazione e di un modo di fotografare e fare reportage che gli ha permesso di essere definito dal New York Time Magazine “il più influente fotografo in vita”.

Oggi Robert Frank lavora nuovamente con la fotografia, ma in modo completamente diverso da quello che abbiamo conosciuto in The Americans. Il Robert Frank di oggi si cimenta in una fotografia artistica fortemente manuale, arricchita dall’uso di collage, riproposizione di vecchie fotografie e fotogrammi modificati con graffi, scrittura. Ama anche la manipolazioni di polaroid e pellicole.
Quello che ne traspare sembra tuttavia una sorta di malinconia triste, un’incapacità di staccarsi dal passato: tutto ciò è comprensibile se pensiamo che la sua gioventù si consumò in un’epoca dannatamente luminosa per quanto ruvida e stridula come il rumore di un graffio sulla carrozzeria di una vecchia auto. Robert Frank prima del lutto, Robert Frank prima di tutto, Robert Frank sarà sempre lo spettatore di un funerale con una Leica tra le mani, sarà sempre l’uomo con lo sguardo lucido ed attento sotto un cappello nero.

the-americans-1Robert Frank è il reportage di ieri, compiuto come un punto fermo, è la street photography di oggi, ma in potenza. Uno suo scatto di lo si può riconoscere a metri di distanza. La fotografia di Robert Frank è ritratto sfocato, linea cadente, caso, sbavatura, sbaglio. Robert Frank è la sua fotografia, in un periodo storico in cui la fotografia era ossessione per il tecnicismo. Eppure non c’è nulla di più perfetto degli scatti più imperfetti di Robert Frank. È proprio nell’ostinata ricerca delle introvabili linee di composizione fotografica di Robert Frank che mi sono persa lungo una strada verso Detroit e che immersa nei rumori e nelle luci di un drive in, ho scoperto che anche se la vita è un beat malinconico e insensato, il nostro compito è comunque quello di inseguirla fin dove è possibile.

Gli Americani di Robert Frank
A cura di Filmidee
Forma Meravigli, Milano
Dal 30 novembre al 19 febbraio 2017

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.