Alla Galleria Borghese la natura morta di Caravaggio e del Maestro di Hartford

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Alla Galleria Borghese la natura morta di Caravaggio e del Maestro di Hartford

Caravaggio, Canestra di frutta
Caravaggio, Canestra di frutta

A Roma, negli spazi ricchi d’arte e meraviglia della Galleria Borghese, fino al 19 febbraio è possibile ammirare la mostra L’origine della natura morta. Caravaggio e il Maestro di Hartford, curata da Anna Coliva, direttrice della Galleria, e dal giovane, esperto e competente Davide Dotti. Il percorso è bello e raffinato, ottimo per i palati fini degli addetti ai lavori ed anche abbastanza scenografico ed adatto al grande pubblico.

Sono circa 40 le nature morte esposte, tra cui la Canestra di frutta del Caravaggio (1599), che – caso rarissimo – ha lasciato momentaneamente la Pinacoteca Ambrosiana di Milano per andare in prestito alla Galleria Borghese: quest’opera emblematica non poteva mancare, in quanto fece da apripista a quella moda pittorica romana del ‘600 dove i frutti della natura, poco considerati fino ad allora e definiti “inferior pittura”, assunsero un ruolo dominante, entrando a far parte della “pittur alta”.

La mostra intende indagare le origini della natura morta italiana nel contesto romano della fine del XVI secolo, analizzando gli sviluppi successivi nell’ambito della pittura caravaggesca dei primi decenni del ‘600. L’esposizione si apre con: L’ortolano di Giuseppe Arcimboldo, Piatto metallico con pesche e foglie di vite, prima natura morta realizzata in Italia per mano di Ambrogio Figino, e la Fruttivendola di Vincenzo Campi, giunta a Roma direttamente dalla Pinacoteca di Brera.

Caravaggio, Bacchino malato
Caravaggio, Bacchino malato

Caravaggio guardò a questi quadri come esempi per dare, successivamente, vita a celebri opere quali il Giovane con canestra di frutta (immagine di copertina) ed il Bacchino malatoNei due lavori troviamo raffigurato un giovane in posa di tre quarti, ma nel primo non vi è stato ancora individuato un preciso contenuto simbolico, mentre nel secondo caso si presume un autoritratto di Caravaggio relativo al periodo in cui l’artista era ricoverato all’Ospedale della Consolazione; da questo e dalla presenza di diversi riferimenti al dio Bacco, deriva quindi il nome dell’opera: Bacchino malato.
Caravaggio, rivoluzionario alla continua ricerca della novità, fa delle umili “cose di natura” soggetti privilegiati di composizioni ricche, corpose, dense nella loro stesura pittorica e nei giochi di luce che le determinano: le forme e i contenuti danno il via al nuovo genere della still life visto come rappresentazione fedele e oggettiva di un brano di natura completamente svincolato dalla figura umana.

Accanto al Caravaggio in mostra troviamo il Maestro di Hartford, misterioso pittore (non si conosce la sua vera identità: il suo soprannome deriva dal fatto che la sua più celebre opera, Natura morta di fiori e frutta, è conservata ad Hartford, nel Connecticut) attivo nella cerchia del Cavalier d’Arpino, che si ispirò alle opere del genio lombardo guadagnandosi un ruolo di fondamentale importanza per la diffusione della nuova iconografia, essendo il più antico e importante specialista di natura morta attivo a Roma tra XVI e XVII secolo.
Per attestare come la lezione del Maestro di Hartford fu raccolta da una serie di naturamortisti, sono in mostra alcune rare tele, databili tra primo e secondo decennio del ‘600, del Maestro del vasetto e del Maestro delle mele rosa dei Monti Sibillini.

Master of the Hartford Still Life Italian, Roman, early 17th century Still Life with Flowers and Fruits, c. 1600–10 Oil on canvas; 29 1/8 x 39 3/8 in. Wadsworth Atheneum Museum of Art The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Sumner Collection Fund, 1942.353
Maestro di Hartford, Vasi di fiori e frutta su tavolo

Una particolarità della mostra è che sei dei quadri esposti sono presenti nella collezione Borghese fin dai primi del Seicento, grazie alle brame collezionistiche del cardinal Scipione: si tratta delle due sopracitate opere di Caravaggio, ancora oggi in collezione, e delle quattro nature morte che la critica tende a riunire sotto il nome del Maestro di Hartford.
I sei quadri, che tornano a riunirsi per la prima volta dopo 400 anni in occasione di questa mostra, provenivano dal famoso sequestro di 105 dipinti (avvenuto nel maggio 1607) che papa Paolo V Borghese attuò, tramite agente fiscale pontificio, ai danni del Cavalier d’Arpino, impresario d’arte, mercante, forse collezionista oltre che artista più richiesto in quei tempi. Il Papa girò poi immediatamente le opere confiscate a suo nipote cardinal Scipione, creatore della Villa e della raccolta che si ammira in buna parte anche oggi.

L’origine della natura morta. Caravaggio e il Maestro di Hartford
A cura di Anna Coliva, Davide Dotti
Galleria Borghese, Roma
Dal 14 novembre 2016 al 19 febbraio 2017

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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