Old blues man – Happy birthday Keith Richards

1Keith Richards (Dartford, 18 dicembre 1943) è una rockstar. Questo è un indiscutibile punto sul quale chiunque abbia voglia di studiarsi un po’ di storia della musica deve fare i conti.

Chitarrista e membro fondatore insieme a Mick Jagger e Brian Jones dei Rolling Stones nel 1962, Richards è una delle icone rock più longeve e produttive del nostro tempo, nonché summa della filosofia sesso, droga e rock&roll per eccellenza. Oggi il nostro compie settantadue anni ma sembra che la cosa non lo tocchi minimamente.

Duecento milioni di dischi venduti come Rolling Stone, cinquantatré anni di carriera vissuta agli eccessi, qualunque essi siano. Un viso che da solo descrive interamente un’esistenza spesa a fare ciò che gli riesce meglio, a detta sua l’unica cosa che gli riesce, la rockstar.

Nel 2010 è stata pubblicata la sua autobiografia Life, interessante per i fan dei Rolling Stones senza dubbio ma anche per gli amanti della musica in generale. L’anno scorso a settembre è uscito il suo ultimo disco da solista, Crosseyed Heart. Sempre nello stesso anno è stato pubblicato anche un audiobook per bambini disegnato dalla figlia Theodora, Gus & Me – The Story of My Granddad and My First Guitar. Ovviamente oltre a questi progetti personali il lavoro con i Rolling Stones non è mai cessato. Sembra che il gruppo si sia riunito proprio in questo periodo per lavorare al nuovo album di studio.

Uno degli aspetti più discussi della vita di Keith Richards è sicuramente quello del rapporto con la droga. Il chitarrista non ha mai negato di fare uso di sostanze stupefacenti, anzi ne ha sempre discusso con sincera onestà: «Io non ho mai avuto problemi con la droga. Ho avuto problemi con la polizia». L’attrazione di Richards per le droghe nasce a suo parere da un bisogno quasi scientifico di sperimentare, conoscere e provare cose diverse dalla realtà tangibile. In un’intervista a Repubblica del 2014 ha affermato a riguardo:

L’origine di tutti i miei problemi è stata la droga. Ha fatto bene, ha fatto male alla musica? Non lo so. Di certo posso assicurarle di non aver scritto le mie cose migliori sotto l’effetto dell’eroina, men che meno Satisfaction, cinquant’anni fa. Perché lo facevo? Volevo sperimentare, ho usato il mio corpo, il mio cervello, come un laboratorio. Ho voluto essere Dr. Jekyll e Mr. Hyde, me ne fregavo delle implicazioni sociali. Ci sono sempre stati drogati nella storia e nella storia delle arti, gente che ha provato, è andata avanti, ci ha lasciato le penne, ci ha dato un taglio. Ma poi ho scoperto che il vero test lo fai su te stesso quando sei lucido.

La droga è solo un mezzo dunque, un medium per raggiungere uno stato diverso, allo stesso modo degli sciamani. Al di là della visione romantica però Richards non nasconde il lato oscuro della dipendenza ai narcotici. Lui si può senz’altro dire che ha avuto il merito di sapersi gestire in maniera più organizzata di altri, in modo da evitare che venissero compromessi i suoi progetti lavorativi.

4In fondo la droga è solo una sostanza. Qualcosa di esterno che ha la capacità di alterare le percezioni. In questi settantadue anni di abusi una cosa evidente traspare dal percorso esistenziale di Keith Richards, l’amore incondizionato e viscerale per il blues.

È l’amore della mia vita, più attraente del sesso, delle droghe, delle donne. È la lingua che parlo meglio e quella in cui meglio mi esprimo. Tutti i suoni meravigliosi, degli anni Venti, Trenta e Quaranta, big band comprese, proviene dal blues. È il centro della musica e se c’è qualcosa di buono che l’America ha dato al mondo, l’unica per cui non possiamo biasimarla, è il blues e la popular music in generale. Fa parte della mia struttura, è l’ossatura della mia anima, non il midollo, quello l’ho bruciato in altri modi.

Forse sotto tutte le maschere che Richards ha vestito nel corso di questi anni è proprio questo il suo vero volto. Un ragazzo inglese del Kent che adora il blues degli anni trenta-quaranta, che ha problemi con l’autorità in generale e che non vede altra strada davanti a sé se non quella della musica, ovunque essa porti. Oltre alla droga, alle donne e ai compagni di viaggio.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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By on dicembre 18th, 2016 in Articoli Recenti, MUSIC

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