Lezioni d’Arte – Luisa Casati, musa della Belle Époque

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Ritratto della marchesa Casati con un levriero (1908-09)
Ritratto della marchesa Casati con un levriero (1908-09)

Artista mondano tra le strade di Parigi e del Nord Italia, Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) ha interpretato l’epoca elettrizzante e sfarzosa della Belle Époque ritraendo le figure femminili moderne nella loro ritrovata sensualità. Donne dal corpo allungato, eleganti, in pose ambigue e disinibite. Prima fra tutti la sua musa ispiratrice di cui si innamorò perdutamente: la Marchesa Luisa Casati Stampa (1881- 1957).

I due vennero presentati da Gabriele D’Annunzio in una tipica serata di ballo a Venezia, al Danieli. È passata alla storia la scena galeotta che avvenne durante la cena: la collana di perle della Marchesa si ruppe, disperdendosi per tutta la sala, così i due si trovarono sotto al tavolo inginocchiati nel tentativo di recuperare qualche perla. Boldini rimase folgorato dai suoi occhi. Quegli occhi verdi, grandissimi, marcati inevitabilmente da un trucco sempre più scuro e profondo. Il pittore che già aveva ritratto le dame dell’alta società, con gli abiti da ballo, durante la toletta o le loro passeggiate, trovò nella Casati la massima perfezione.

E lui, abile nel modificare il corpo delle sue muse, affusolandolo, ritoccando seni e bocche, divenne il pennello perfetto per la vanità della Marchesa.

Boldini è stato il pittore della sua epoca, dipingeva le donne coi nervi a pezzi, affaticate da questo secolo tormentato. Le sue prostitute amoreggianti, attorcigliate in guaine di seta dalle increspature fosforescenti, dai corsetti infiorettati, le gambe impazzite, epilettiche, le braccia allungate, terminanti con mani frangiate come l’uva – queste visioni folgoranti e zigzaganti come emanazioni di calore, tutti questi brividi, questi tremori, queste contrazioni, sono in sintonia con quest’epoca di nevrosi.

George Gursat

Il Ritratto della marchesa Casati con un levriero (1908-09), conservato alla Galleria Nazionale di Roma, è il manifesto visivo della personalità eccentrica del personaggio, lei che voleva essere un’opera d’arte vivente. Venne rinominata L’Anti Gioconda dal periodico francese Le Figaro, celebrata come un mistero di bellezza. Ricca ereditiera, protagonista delle feste più sfarzose. Il suo arrivo a Venezia, dove comprò il Palazzo Venier dei Leoni, fece parlare tutta la città. Una donna che utilizzò come sala da ballo Piazza San Marco, vestita solo di una pelliccia portando al guinzaglio impreziosito di perle il suo ghepardo, non passò certo inosservata.

Aspettavo nella hall quando la vidi apparire da lontano fasciata in un vestito nero, con il volto ombrato da un immenso cappello pure nero.

Giovanni Boldini

Lezioni d'Arte - Luisa Casati, musa della Belle Époque
Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati con penne di pavone (1914)

Il ritratto della Divina Marchesa, in un ambiente indefinito dove l’unica vera protagonista è ovviamente lei, la mostra elegantissima, sicura di sé pronta a guardare dritto negli occhi il suo interlocutore. Gli abiti erano spesso in velluto e seta, fatti appositamente su misura. Il nero che indossa si incrocia con il manto del suo levriero, anche lui meraviglioso ed elegante. Il tocco di Boldini dona alla scena inquietudine e movimento, facendoci immaginare gli spostamenti della Casati annunciati da qualche traiettoria. Boldini per lei, superò ogni limite del sua pittura, toccando una maestria mai raggiunta fino ad allora. Un tocco moderno, fugace e inafferrabile.

 A Boldini il privilegio di ritrarla più volte, come un’immagine che esplode dirompente. Il desiderio principale era di eternare la sua immagine nel pieno della giovinezza, della fama e della lussuria. Con i suoi abiti sfarzosi e i suoi travestimenti, fino alla fine. La chioma rossa, impreziosita da piume di pavone è la protagonista del secondo ritratto del 1914. La posizione, seduta, ambigua, di profilo, come inafferrabile. Boldini cerca di fermare tutta l’essenza della Marchesa ma il compito è assai arduo per una personalità così incontenibile.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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