P. K. Dick e gli androidi sognatori di pecore elettriche di “Blade Runner”

0 1.003

Tutti, o quasi, avreste visto Blade Runner: quel film un po’ strano, quasi polveroso, dove Harrison Ford alla fine si salva solo perché è il suo nemico a lasciarlo in vita.

pkdick
P. K. DIck

Forse non tutti sapete che in realtà la pellicola è tratta da un libro del 1968: Do Androids Dreams of Eletric Sheep?, alle volte tradotto con Il cacciatore di androidi, altre con Ma gli androidi sognano di pecore elettriche?.

L’autore, Philip K. Dick, non ha mai avuto il lustro che meriterebbe. Nacque a Chicago il 16 dicembre 1928 e morì a Santa Ana il 2 marzo 1982. Ha scritto molte opere fantascientifiche, anche se sicuramente questa è la sua più famosa e quella che ne accrebbe la fama, anche se post-mortem, per via del film del 1982. Da allora venne anche rivalutato come autore post-moderno e considerato spesso il precursore del cyberpunk.

La critica si divide: c’è chi ritiene questo il suo libro migliore, chi inferiore ad altri. Sicuramente ha avuto più rilievo degli altri grazie al film, anche se l’autore non vedrà mai la pellicola finita. Inizialmente era molto scettico, anche perché la trama del suo libro veniva almeno parzialmente stravolta; non amava nemmeno Ford, ritenendolo un po’ mono-espressivo. Alla fine, però, divenne uno dei maggiori sostenitori, soprattutto quando vide il set e la città di Los Angeles (scelta dal regista, nel libro è San Francisco). La scelta cadde sulla città degli angeli perché è molto più legata al cinema rispetto a quella del romanzo.

Perché leggere il libro di Dick? I motivi sono talmente tanti che, forse, sarebbe vano elencarli.
Leggetelo e basta, no? Non vi fidate? Ok, provo a convincervi.

Una cosa è sicura di questo libro: la trama, che si svolge in un solo giorno, vi rapirà, nella sua apparente semplicità. Non ci sono grandi colpi di scena o rivelazioni: ma quella lunghissima giornata del cacciatore di androidi vi rapirà come se fosse la vostra.

Ma quali sono i motivi che possono portarvi a sceglierlo, tra mille classici della letteratura fantascientifica?

Se avete letto Asimov, dimenticatelo: sono due tipi di letteratura fantascientifica distanti anni luce. Quello di Dick è un mondo talmente autentico e così vicino a noi da sembrare davvero una profezia. Non sono tanto le invenzioni mirabolanti o le novità tecnologiche a interessarvi: sono le persone umane e il loro confronto con quelle non umane. È l’umanità che si è persa che vi farà quasi dimenticare di leggere un romanzo ambientato, in teoria, nel futuro.

In realtà, si ambienta nel 1992: scenario apocalittico, la Terra è stata distrutta da una guerra nucleare ed è stata abbandonata. L’umanità ha asservito gli androidi, facendoli lavorare per loro: ma, a lungo andare, perfezionandoli sempre di più, sono arrivati a ribellarsi e ritornare sul nostro pianeta, in fuga. Per loro è illegale stare fuori dalle loro colonie a cui sono destinati per lavorare (a me ricordano molto dei campi di lavoro anche se extra-terrestri): se arrivano sulla Terra è compito dei cacciatori eliminarli.tt-php

Ecco cosa fa il protagonista, Rick Deckard: elimina gli androidi ribelli. Per capire se ha a che fare con automi, gli fa un test, il Voight-Kampff test. Questo, analizzando le risposte corporee dell’intervistato, cerca di capire se esso abbia sentimenti o ricordi: ad esempio, si può scovare un androide se gli si chiede cosa sia una tartaruga. Essendo estinta ogni forma animale, non sanno nemmeno cosa sia e si tradiranno.

Qui si apre una prima grande e profonda piega del romanzo: sono stati creati i Nexus 6, cioè i nuovi androidi del gruppo ribelle che Deckard dovrà cacciare, che sono molto più evoluti e sembrano avere sentimenti e ricordi. Alle volte solo impiantati, costruiti, ma li hanno: per vedere quanto possono essere perfetti, la Rosen Industries che li fabbrica tenta di ingannare il cacciatore, proponendogli Rachel. Al contrario della figura femminile del film, questa è una bella ragazza ma manipolatrice e perfida: sfuggirà da Deckard perché lo ingannerà con la sua sensualità -insomma, finiranno a letto insieme-, ma ucciderà anche l’unico animale che lui sia mai riuscito ad avere –una pecora-.

Ma è lei che mette in dubbio le grandi certezze: se non è più così facile distinguere umano-androide, se forse il test può fallire, come si può essere sicuri di una vera differenza fra gli esseri umani e quelli inumani? Il gruppo di fuggitivi che insegue, a cui capo c’è il perfido Roy Batty, farebbe di tutto per la libertà: alla fine, è l’unica cosa che vogliono. Cosa hanno di diverso da noi, in tutto questo? Ma nel libro non c’è un vero spazio per la loro umanità: alla fine si rivelano sempre perfidi, spregevoli e manipolatori. Hanno sentimenti, è vero: ma non per gli umani. Non ci può essere empatia fra una macchina e un essere vivente.

Un altro grande tema, meno ovvio del rapporto uomo-automa, sono gli animali: il protagonista è, per tutto il tempo, a caccia di animali veri. Il libro è pieno di finti animali: sono tutte copie, poiché si sono estinti dopo la guerra. I primi a morire furono i volatili, per le condizioni dell’atmosfera dopo la guerra: la presenza del gufo anche nel film non è un caso. È l’esemplare più raro e costoso: Rachel cerca di corrompere Deckard proprio con un gufo.. che si rivelerà finto, come tutto ciò che ha a che fare con questa temibile donna. L’insistenza sugli animali è quasi maniacale: la pecora, vera e viva, comprata con tanti sacrifici, è la gioia per il cacciatore. Se pensate che nel libro hanno uno speciale macchinario che cambia le loro emozioni, inducendop felicità, noia, tristezza e tutta la gamma possibile di sentimenti e che sogna anche per gli umani, la vera gioia per Rick è la sua pecora. Che finirà giù dal balcone per la mano di Rachel, l’androide fuggitivo che lui stesso decide di non terminare.

Terminare: già, altro tema che forse passa un po’ in sordina, ma c’è. Gli automi non si uccidono, si terminano: ma è davvero così? Davvero non è morte, quella? Basta cambiare il nome delle cose, per renderle meno gravi? Questo è un altro dei dubbi di Deckard: terminare o uccidere?

DREAMING-OF-ELECTRIC-SHEEPC’è anche un tema che si può trovare spesso in Dick: la polizia è davvero buona, ci protegge davvero? O è solo corrotta? Ma questo, in realtà, è uno dei tanti passaggi che lasciano spunti ma non sono temi portanti del libro. Sono davvero tante le pennellate di questo tipo: aprirebbero un mondo, se analizzate una per una. Da una trama di fatto abbastanza semplice emergono tantissimi spunti sul nostro presente e sul nostro futuro che non dovrebbero rimanere sulla carta. Si va oltre la solita ribellione delle macchine: si ragiona sull’umano, sull’animale, sul vero e sul falso, sul buono e sul cattivo.

Gli androidi sognano di pecore elettriche? A rigor di logica, no: gli androidi non sognano, benchè meno degli animali. Lo stesso animale che Rachel uccide. Ma quel punto di domanda, alla fine, ci lascia il dubbio.

Nel libro, tutti gli androidi vengono uccisi dal cacciatore: non esiste la scena della morte sul tetto di Roy Batty, con il famoso “ho visto cose che voi umani..”. Anzi, la battaglia non è lunga come quella cinematografica. Ovviamente, anche il finale è totalmente diverso e, alla fine, non rimane il dubbio se Deckard sia un androide o meno: questa ambiguità rimane solo su pellicola.
Alla fine, quando torna dalla moglie, quasi più sollevato: il lavoro è stato fatto.

Ma il lettore rimane con quel dubbio, che nel 1968 quanto oggi non sembra così scontato: gli androidi sognano di pecore elettriche?

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.