C’era una volta il Museo della civiltà Romana e adesso non c’è più

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C’era una volta il Museo della civiltà Romana e adesso non c’è più

museo_civilta_romana_ingressoC’era una volta il Museo della civiltà Romana, nel quartiere EUR della Capitale. Un museo aperto nel 1955 con innumerevoli riproduzioni di edifici, statue e plastici a grandezza naturale di quello che era l’Impero Romano, le nostre origini, che vantava un cospicuo numero di visitatori. All’interno del museo fiore all’occhiello: i calchi della colonna Traiana, il plastico della Roma Imperiale e la ricostruzione di una biblioteca privata romana.

C’era una volta e adesso non c’è più, da quando il 28 gennaio 2014 è stata improvvisamente avviata la chiusura per la messa in sicurezza e lavori di riqualificazione. Insieme al museo poco dopo anche il Planetario e Museo Astronomico, che si trovano nello stesso edificio, sono stati chiusi. Si parlava inizialmente di chiusura temporanea, di una gara d’appalto vinta, dello sblocco dei fondi per i lavori – tanto declamati dall’ex sindaco Marino – e invece sembra essere tutto bloccato da allora. Dal 2014 per svariati ricorsi al TAR nessun lavoro è mai iniziato.

Solo circa un anno fa (13/01/2016) è stato scritto sul sito dei Musei in comune di Roma che «le procedure per la firma del contratto della ditta affidataria del primo lotto di lavori sono in atto». Da allora tutto tace. In un anno non si è mosso nulla e intanto il complesso rimane chiuso e chissà per quanto tempo ancora lo sarà.

La situazione è infatti spettrale: l’edificio dagli anni ’50 necessita di un intervento completo, dal rifacimento degli impianti a quello dei solai e delle strutture interne ed esterne. Aveva detto un anno fa il sovrintendente capitolino:

Sono lavori importanti che coinvolgeranno una struttura di oltre 35mila metri quadrati. Ci vorranno almeno due anni per terminarli dal momento in cui cominciano. In ogni caso stiamo pensando ad una soluzione alternativa per non privare completamente i visitatori del patrimonio museale, ovviamente in un’altra struttura.

Una ferita aperta soprattutto in un momento in cui il quartiere EUR sta avendo una recente riqualificazione con la riapertura dello storico luna park Luneur, l’inaugurazione della Nuvola di Fuksas, Nuovo centro congressi, e l’acquario all’interno del laghetto.

Soltanto per la cultura sembra non esserci posto.  

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Plastico della Roma Imperiale contenuto all’interno del Museo

Fortunatamente c’è ancora una parte di popolazione sensibile all’argomento e pronta ad intraprendere una battaglia per avere attenzione e ricevere delle risposte. È partita online una petizione che verrà sottoposta all’attenzione del nuovo sindaco Raggi e del sovrintendente capitolino ai beni culturali Claudio Parisi Presicce.

È passato troppo tempo nel silenzio e nell’indifferenza di tutti. I lavori non sono ancora iniziati e cosa ben più grave le opere d’arte all’interno del museo non sono state messe in sicurezza. Era stato annunciato «il trasferimento di una serie di reperti e di attrezzature tecniche in altre sedi» ma facendo un sopralluogo sul posto si scorge benissimo dalle finestre che le opere non sono coperte ma lasciate all’incuria e alla polvere.

Ci auguriamo che la nuova giunta comunale, che ha da poco restituito le aree archeologiche del centro storico ai cittadini romani e ai numerosissimi turisti, possa sbloccare questa inaccettabile situazione di stallo. Oltre ad un grande danno economico (si perdono circa 600 mila euro l’anno) chiudere un museo è un’offesa alla collettività, significa nascondere la storia della nostra città.

Uno stato d’abbandono che il museo della “civiltà” non merita.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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