Capodimonte ospita Vermeer e la sua “Donna con il liuto”

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Capodimonte ospita Vermeer e la sua Donna con il liuto

Capodimonte ospita Vermeer e la sua Donna con il liutoIl Museo Nazionale di Capodimonte apre i suoi eleganti spazi ad una signora molto speciale, la Donna con il liuto, capolavoro di Jan Vermeer dipinto a Delft, città natale del pittore olandese, tra il 1662 e 1663, visitabile fino al 9 febbraio 2017. La signora, dal Metropolitan Museum di New York viaggia fino a Napoli per soggiornare nell’elegante cornice di Capodimonte.

Il direttore del museo Sylvain Bellenger ha presentato il capolavoro di Vermeer in un contesto pulito, raffinato, dove le luci soffuse, il rosso delle pareti e le tende sono fattori che ben richiamano l’atmosfera della società fiamminga del XVII secolo all’interno della quale operava il pittore.

Il dipinto del maestro olandese è presentato accanto ad altri quadri del ‘600 già presenti a Capodimonte e raffiguranti donne musiciste: l’Autoritratto alla spinetta di Sofonisba Anguissola (Cremona 1532 – Palermo 1625) datato circa 1559, la Santa Cecilia in estasi di Bernardo Cavallino (Napoli 1616 – 1656 ca) del 1645, la Santa Cecilia al clavicembalo di Francesco Guarino (Sant’Agata Irpina 1611 – Solofra 1654) del 1650 circa e la Santa Cecilia all’organo e angeli musicanti e cantori di Carlo Sellitto (Napoli 1581 – 1614) del 1613 circa.

L’eleganza della pittura fiamminga, che traccia lineamenti umani, si fa luce e sostanza: una donna seduta ad una finestra in fase di accordare un liuto. Il volto è rivolto all’esterno, intento nel guardare la strada: questo è uno di quei casi dove i particolari sono la differenza e la caratteristica vibrante dell’intera composizione. La luce che penetra dalla finestra esalta il bagliore delle perle all’orecchio e al collo della donna, alcuni spartiti musicali affollano il tavolo da studio, sulla parete di fondo della stanza vi è posizionata una cartina geografica che rappresenta l’Europa, elemento messo al muro altrimenti spoglio.

Capodimonte ospita Vermeer e la sua Donna con il liutoTutto questo è il soggetto e la scena del dipinto la Donna con il Liuto, che per donargli la giusta atmosfera è stato accompagnato in esposizione da due elementi chiave dello sviluppo narrativo dell’opera di Vermeer: il liuto e la carta geografica.

Il liuto presentato da Vermeer sembra essere un esemplare “alla francese” a 11 ordini, ma visto che il cavigliere e il numero delle corde non sono visibili chiaramente, lo si potrebbe accostare ad un antico liuto rinascimentale: per tali motivi in sala ad accompagnare il dipinto troviamo un esemplare del 1644 del costruttore parigino Jean Des Moulins, appartenete alle collezioni del Musée Instrumental du Conservatoire di Parigi e custodito presso il Museo della Citè de la Musique.
La carta geografica esposta (“Europa recens descripta”, recita il cartiglio in alto a destra) invece, è quella edita postuma da Willem Blaeu e inserita nel suo Theatrum Orbis Terrarum, sive, Atlas Novus (1644), conservata dalla Società Napoletana di Storia Patria e restaurata per l’occasione.

Capodimonte ospita Vermeer e la sua Donna con il liutoNell’opera Donna con il liuto sono presenti infine elementi che indicano l’utilizzo della camera oscura: ciò è molto probabile perché Vermeer, essendo ossessionato dall’idea di acquisire la dimensione della profondità, per lo studio della prospettiva quasi certamente ne fece uso. Ecco i dettagli che sostengono questa ipotesi:

  • La tenda per oscurare la finestra e la tovaglia blu appoggiata sulla sedia per creare una zona d’ombra.
  • I riflessi metallici dei chiodi delle sedie e i riflessi perlacei dei gioielli
  • Le distorsioni del liuto
  • Il punto di vista ribassato
  • Gli scorci poco plausibili del tavolo e della sedia in primo piano (anamorfosi)
  • La sproporzione dimensionale della sedia in primo piano
  • Alcuni elementi fuori fuoco

La mostra è visitabile con l’ausilio di una App della società Arm23 che consente di riconoscere le opere esposte e di ottenere rimandi diretti a testi, foto, video ed anche a un gioco per i più piccoli.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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