#IncontrArti – Raffaella Cortese, una donna e la sua galleria

Nome: Galleria Raffaella Cortese
Direttore: Raffaella Cortese
Anno di fondazione: 1995
Luogo: via Stradella, 1, 4, 7, 20129 Milano
Sito: www.galleriaraffaellacortese.com
Mostra in corso: Karla Black 

galleria_raffaella_cortese-1C’è una via a Milano abitata da una galleria: non solo uno spazio, ma ben tre sono occupati dalla sede di Raffaella Cortese in via Stradella. Una galleria nata nel 1995 dalla volontà di una donna, che ancora oggi ne è a capo e che le ha dato il nome: proprio per il suo interesse alla figura femminile, anche politicizzata, e alla passione per l’arte contemporanea è diventata una delle più influenti realtà milanesi nell’ambito artistico. Tra i mille impegni, le fiere e le inaugurazioni Raffaella Cortese è riuscita a trovare un attimo da dedicare all’intervista per #IncontrArti:

Come è nata la galleria?

Raffaella Cortese: La galleria è nata 21 anni fa da una forte passione e da tante esperienze lavorative in diversi campi dell’arte contemporanea e moderna. Questi due fattori uniti ad una forte determinazione e a molto impegno mi hanno permesso di trasformare il mio sogno nel mio lavoro. Oggi bisogna combattere con il frenetico e complicato mondo dell’arte contemporanea che tende a ridurre sempre più gli spazi della creatività e dell’approfondimento a favore di strategia e makerting.

Da sempre la galleria è associata ad una scelta particolare in ambito artistico, rivolta all’affermazione di donne artiste che si sono distinte per la riflessione e la critica di tipo femminista e politico, espressi con diversi media. Perché la scelta è ricaduta su di loro? Cosa La ha spinta a focalizzare il suo lavoro di gallerista proprio su questo genere di arte e tematica?

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Galleria Raffaella Cortese Installation View, Silvia Bacli, avanti, diventa. Photo Lorenzo Calmieri

R.C.:  Sicuramente essere una donna mi ha aiutato ad avere una sensibilità comune con queste artiste – prima di tutto grandi donne – e di sentire profondamente le loro opere. E’ stato un richiamo istintivo ma sempre accompagnato poi da una attenta valutazione della qualità del lavoro degli artisti che ha determinato un’identità al femminile della galleria. Ma tengo a dire che non sono sessista! Sono contenta di constatare che artisti che oggi stanno avendo  mostre in grandi musei e sono seguiti da importanti curatori hanno cominciato a lavorare con me molti anni fa …

Come descriverebbe il rapporto con gli artisti? 

R.C.: Intenso, passionale, spesso complicato, sempre arricchente.

Come organizza il lavoro di galleria? Si affida a molti collaboratori? 

R.C.: Cerco di affidarmi a bravi collaboratori  che siano responsabili del lavoro e che abbiano un profondo coinvolgimento emotivo. In un momento in cui stiamo gestendo tre sedi e trenta artisti ho bisogno di un buon team!

La galleria si è recentemente allargata. Perché quasi a scelta di ampliamento, pur rimanendo sempre fedeli a via Stradella e alla città di Milano? Perché non aprire una sede all’estero nonostante molti degli artisti rappresentati siano stranieri?

R.C.: L’ampliamento della galleria permette di avere più progetti contemporaneamente, dialoghi ravvicinati tra gli artisti e una proposta più ampia e differenziata. Mi sono concentrata sull’Italia perché soprattutto all’inizio volevo far conoscere artisti ancora poco noti come Roni Horn, Kiki Smith e Zoe Leonard e in passato ci sono state buone opportunità espositive per loro nei musei italiani. Oggi la situazione è cambiata ma in Italia negli anni si è sviluppato un buon collezionismo così mi sono concentrata sul Bel Paese. In generale i collezionisti a cui la galleria ama rivolgersi sono quelli che vogliono costruire una collezione nel tempo, formando un loro gusto specifico e personale. Apprezziamo  molto la nuova generazione di collezionisti giovani che, anche se hanno spesso meno disponibilità economica, sono pieni di entusiasmo e seguirli nei primi passi della costruzione di una collezione è entusiasmante. Riusciamo ad avere anche un buon numero di collezionisti stranieri con le nostre tre sedi tutte milanesi.

Si è da poco conclusa la fiera Artissima a Torino, come è andata? Cosa pensa i generale della “dimensione” fieristica? È vantaggiosa per la galleria e per la collaborazione con le altre realtà dell’arte contemporanea? 

Galleria Raffaella Cortese, installation view, Helen Mirra, Allyson Strafella, photo Lorenzo Palmieri
Galleria Raffaella Cortese, installation view, Helen Mirra, Allyson Strafella, photo Lorenzo Palmieri

R.C.: La fiera di Torino è sempre un bel appuntamento a cui essere presenti, è ormai parecchi anni che partecipiamo, abbiamo iniziato nel 2008 osservando i cambiamenti sia della città che dell’istituzione della fiera, e andremo avanti a farlo. Torino e Milano, sono le fiere italiane che trovo maggiormente interessanti e che riescono ad avvicinarsi sempre più a una realtà internazionale.

Continuo ad amare molto il lavoro in galleria, fare mostre resta uno dei piaceri più grandi; la relazione con i collezionisti in galleria è più profonda e gratificante ma le fiere sono utili per avere uno sguardo più generale su quello che sta accadendo, per avere un contatto con i colleghi, per stringere nuovi rapporti da coltivare poi con tempo e cura in galleria.

Progetti futuri?

R.C.: Lavorare sempre meglio

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura

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By on dicembre 12th, 2016 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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