L'”Elogio della fragilità” e della sua forza riparatrice

1 968

L’Elogio della fragilità e della sua forza riparatrice

L'"Elogio della fragilità" e della sua forza riparatriceIl libro di Roberto Gramiccia Elogio della fragilità, edito da Mimesis Edizioni ed uscito da poco in libreria, racconta quella caratteristica tanto umana quanto rinnegata, nonostante la bellezza che rappresenta, che è la fragilitàCome quando la forza si sprigiona in tutta la sua determinazione e presenza, anche quando questa condizione si manifesta, irradia la persona con altrettanta determinazione e intensità. È una dimensione umana e della natura che si infrange contro la brutalità della vita e che ne svela la dolcezza, delicatezza ed estrema purezza.

Per quanto la si possa rifiutare, la fragilità è un aspetto comune a tutte le persone, che le accomuna per la loro inevitabile capacità di vivere un momento di estrema delicatezza indipendentemente dall’indole, dallo stato sociale e dall’educazione. La fragilità fa parte della vita di tutti e, prima o poi, si ritaglia uno spazio per emergere e avvolgere chiunque in qualsiasi momento. La fragilità, infatti, nonostante sia comunemente sinonimo di debolezza, incapacità e vista come un aspetto caratteriale negativo e da nascondere, cela una realtà ben diversa e dimenticata dalla società moderna.

Gramiccia, medico, scrittore, critico d’arte ed ideatore di eventi culturali, descrive la fragilità puntando ad una visione autobiografica e collegandola ad un periodo di spensieratezza legata alla giovinezza che ne contraddistingue la fase tipicamente più emotiva e intensa nella percezione della realtà. Ne delinea la delicatezza nel momento in cui entra alla facoltà di medicina e dipinge le sfumature dell’arte del prendersi cura degli altri, dove «la frequentazione della fragilità fa la sua regola aurea».

In un corso di laurea incentrato sul prendersi cura dei mali altrui e che dovrebbe preparare a comprendere la sofferenza che si congiunge alla fragilità fisica dei pazienti, gli studenti si ritrovano a dover a loro volta affrontare la debolezza psicologica, ma non in senso negativo. Infatti i medici di domani dovrebbero imparare a riconoscere la fragilità del proprio animo e accettarlo per provare empatia e rispetto nei confronti di chi è in attesa di ritrovare le forze e combattere il male che li colpisce.

La fragilità, intesa come la vulnerabilità dell’uomo, dunque non è una debolezza che corrode l’anima e la persona, ma una virtù, un pregio che la innalza irrorandola di una nuova forza e consapevolezza. Non più una sfaccettatura del proprio essere imbarazzante da reprimere, ma un fattore da stimare, da valorizzare e sfruttare per trasformare il suo effetto inizialmente debole in nuova e più ramificata forza interiore.

fragile12_7325Vi è un altro aspetto fondamentale che l’autore non manca di sottolineare: la fragilità, nei momenti più difficili, può soccombere alla negatività e affondare nella rassegnazione, dove lo spirito umano andrebbe ad incontrare la debolezza più corrosiva che si insinua nel cuore e nella mente. Tutto questo potrebbe ridurre la vittima di se stesso in schiavo, schiavo della società, delle sue paure e degli ideali (mutati in sconfitte) che non raggiungerà mai.
È qui che l’uomo deve ricordarsi del potenziale della fragilità e concentrarsi sugli aspetti positivi che l’empatia e la nuova sensibilità gli vengono conferite. Il genere umano è dotato di un grande potere interiore che può utilizzare nei momenti più oscuri ed uscirne vincitore, libero dalle catene mentali e col pieno controllo di se stesso, con una nuova forza creativa e prorompente.

La fragilità, nella sua piccola condizione, non proteggerà l’uomo dalle sofferenze e non si trasformerà da sola in un percorso positivo da seguire, ma darà alle persone la chiave per vivere libere dalla rassegnazione e di proteggersi dal soccombere alla negatività.

Elogio della fragilità è un libro pieno di speranze e riflessioni sulla forza che si cela dietro a questa condizione umana. Elogio della fragilità riempie l’anima di nuove speranze e muta un’accezione negativa in una nuova possibilità di riscatto personale.

Margian Laganà Ghadimi per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Rita dice

    Bellissima lettura

Rispondi a 1 |
Cancella risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.