Atena: la dea di ieri, la donna di oggi

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Atena: la dea di ieri, la donna di oggi

220px-NAMA_Athéna_Varvakeion (1)Atena è la dea della guerra, la dea della forza, la dea della potenza.
Atena è la dea che non ha bisogno di nessun altra dea e di nessun altro dio.
Non ha bisogno di essere concepita. Una madre e un padre come tutti, in teoria, a lei non servono. La testa del supremo Zeus le è bastata. Atena è da sempre gelosa di tutti, delle dee in particolare, ma ancora di più di quelle più belle, che mietono i cuori dei baldi giovani, di tutti gli eroi della mitologia che non sanno resistere alla bellezza e all’astuzia femminile.

Atena può essere considerata come la personificazione della vittoria. Nike è una figura alata che rappresenta la vincita stessa e, appunto, è direttamente collegata ad Atena, tanto che le due sono raffigurate come un tutt’uno. Infatti ad Atena Nike è dedicato l’ingresso del tempio dell’antica capitale greca.
Atena può essere considerata come la personificazione della verginità.
Il termine parthenos, infatti, dal greco antico significa vergine e indica il fatto che Atena non si sia mai legata strettamente a figure maschili della mitologia. Ha scelto di essere indipendente. Non sola. Indipendente: sa di bastare a se stessa, è completa così.
Presso l’acropoli del Partenone ad Atene, circa nel 430 a. C uno degli scultori più celebri di tutto il mondo classico, Fidia, costruì la statua crisoelefantina (fatta d’oro e d’avorio) di Atena Parthenos: i dodici metri di altezza mostrano la dea in perfetto aspetto da guerriera, con elmo, scudo, pettorale e lancia. Sugli strumenti che porta sono incise scene risalenti all’amazzonomachia, alla gigantomachia, alla centauromachia, se si osservano, ad esempio, alcuni particolari.
Purtroppo la statua fu rovinata a seguito di barbarie o incendi, così di essa ci resta ben poco, ma ugualmente sufficiente per immaginare tutta la sua bellezza e il suo splendore che Fidia seppe far trapelare dalla materia grezza.

atena (1)Cambiamo radicalmente scenario.
Siamo nel 1898. Il tempo della seconda SecessioneGustav Klimt non esita a destare scalpore di nuovo e dipinge Pallade Atena in una maniera assolutamente inedita.
Atena non è più la dea che abbiamo descritto finora, come siamo soliti immaginarla. È una donna in carne ed ossa, la donna della Secessione. Sia quella artistica sia quella letterale, che separa la classicità dalla modernità.
Tuttavia i suoi indizi rimangono gli stessi: la personificazione della vittoria da un lato, l’armatura col volto di Medusa dall’altro.
Il suo sguardo, però, non è quello inespressivo delle sculture antiche, che non dovevano esternare emozioni. L’Atena di Klimt è ammiccante, è penetrante e ribelle, secondo la critica. I suoi occhi sono grigi e brillanti, conservano aria di sfida, se fosse viva potrebbe gelare chiunque le passi accanto. Ecco perché, oltre che donna possente, essa è dipinta dall’autore viennese come una dea demone, se così si può dire.

Da tutto ciò desumiamo due cose: Atena è dea tanto quanto è donnaÈ figura dell’antichità tanto quanto è figura del presente.
46b3623c-5107-436e-b336-4e2e07 (1)Perché è la stessa che possiamo incontrare nei corridoi di marmo dell’ingresso delle più grandi multinazionali alla Meryl Streep stile Il Diavolo Veste Prada: l’emblema della donna in carriera, sicura di sé, indipendente, che non deve rendere conto a nessuno, che non lascia mai spazio ai sentimenti. È lei a giudicare ogni cosa. Schiocca le dita, clicca un tasto e il mondo cade ai suoi piedi (immancabilmente, correndo). È la donna che ritiene di non aver bisogno di una famiglia, di qualcuno che si prenda cura di lei. È quella ad avere il sushi sempre fresco a pranzo nel suo ufficio, e la stessa che ogni sera prenota in un ristorante di lusso diverso, bevendo champagne.
L’Atena di oggi è la donna che ha sacrificato ogni aspetto della propria vita privata oppure la donna che si è trovata il destino pronto davanti a sé.

E se l’Atena di Fidia indossava il tipico peplo drappeggiato e quella di Klimt una divisa da guerriera, la dea degli anni Duemila non può che avere «un disperato bisogno di Chanel». E ancora una volta citiamo The Devil Wears Prada.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Cristina dice

    Atena è la dea che amavo dalle scuole medie. Klimt è uno degli artisti che amo di più… Ho buon gusto non c’ è che dire. Buono l’ articolo. Coraggio diventerai ciò che desideri.

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