Arte multimediale: è l’ora di “Klimt Experience” a Firenze

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Arte multimediale: è l’ora di Klimt Experience a Firenze

Arte multimediale: è l'ora di Klimt Experience a FirenzeGustav Klimt è uno degli artisti più amati al mondo, dai giovani adolescenti agli adulti: questa è la motivazione che ha spinto la società fiorentina Crossmedia a produrre una nuova mostra multimediale, Klimt Experience, proprio a due passi dal Ponte Vecchio.

Dopo il successo di Van Gogh Alive della primavera 2015 (oltre 50 mila visitatori in due mesi; ora in corso al Palazzo degli Esami di Roma) e del conseguente Da Vinci Alive, è ora il turno di Gustav Klimt, le cui opere sono proiettate nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte fino al 2 aprile 2017.

Klimt è stato uno delle figure cardine della Secessione viennese, il movimento culturale che, alla fine dell’Ottocento, lo fece confluire nell’alveo della pittura simbolista insieme ad altri grandi artisti come Moll, Moser, Kurzweil, Schiele e Roller.

Il carattere enigmatico e seducente attraverso cui Klimt rappresenta i sogni, le speranze e le passioni  dell’uomo, ha fatto sì che le sue opere si prestassero molto bene a una reinterpretazione multimediale. Sono oltre settecento le immagini in altissima risoluzione, per un totale di quaranta milioni di pixel, trasmesse in occasione di Klimt Experience dai trenta proiettori laser dotati di sistema Matrix X-Dimension: sugli undici megaschermi dell’installazione, si susseguono infatti multi-proiezioni in video mapping, occupando così ogni superficie fruibile degli interni della chiesa, dalle pareti al soffitto, fino al pavimento. Davanti agli occhi del pubblico appaiono in tutto il loro splendore capolavori iper-celebrati della storia dell’arte come Il bacio, L’albero della vita o la Giuditta, ma anche frasi a effetto che ripercorrono il pensiero e l’attività dell’artista viennese attraverso un percorso ideato e prodotto dal Gruppo Crossmedia con le cure di Sergio Risaliti.

Arte multimediale: è l'ora di Klimt Experience a FirenzeQuesta mostra è dunque un’esperienza spettacolare e volutamente immersiva, più che una semplice esposizione di opere digitali, amplificata per la prima volta da uno strumento in più: gli Oculus Samsung Gear VR, visori di realtà virtuale sviluppati dalla società milanese Orwell che, una volta indossati, permettono allo spettatore di “entrare” letteralmente nei quadri, percependone tridimensionalmente ogni dettaglio figurativo e cromatico, ma anche di raccogliere, in una sorta di viaggio in una dimensione altra, degli oggetti simbolici che permetteranno, al termine del percorso, di accedere a un finale segreto.
A detta loro, l’obiettivo degli organizzatori è comunicare i lavori di Gustav Klimt per mezzo della combinazione non solo di immagini ma anche di musica e poesia, entusiasmando e affascinando il pubblico tanto da indurlo ad approfondire la conoscenza dell’uomo e dell’artista.

A mio parere la mostra rappresenta un tentativo, non pienamente riuscito, di comunicare l’arte nell’era del digitale e delle tecnologie. A confronto con altre operazioni internazionali di arte interattiva, come Bruegel. Unseen Masterpieces giusto per citarne una, in cui emerge il perfetto equilibrio tra approccio razionale ed emotivo della fruizione artistica, questa mostra trascura troppo l’aspetto cognitivo, focalizzandosi quasi esclusivamente sull’estetica. Suggestiva la location e coinvolgente lo spettacolo delle proiezioni accompagnate dalla maestosità della lirica classica, la pecca sta però nella mancanza di una reale comprensione di quel che si vede: esistono sì dei pannelli esplicativi all’esterno della mostra, ma questi risultano insufficienti per un reale apprendimento.

klimt_experience4-1L’arte, nell’era della riproducibilità tecnica, ha bisogno di essere svecchiata attraverso l’elaborazione di nuove modalità di comunicazione e fruizione della stessa. Già Boccioni intuì infatti questa esigenza e capì che innanzi tutto è necessario porre lo spettatore “all’interno del quadro”. In questo modo l’osservatore dell’opera d’arte, da sempre relegato ad un ruolo fisicamente passivo, avrebbe invece un ruolo attivo e di interazione con l’opera. Per raggiungere questo fine le arti hanno dovuto instaurare una collaborazione sinestetica, arrivando fino a mischiarsi tra di loro. In questo senso Klimt Experience rappresenta un esperimento in cui al quadro è stata applicata la tecnologia riproduttiva del cinema e la forza estraniante della musica, tuttavia a questo punto dell’evoluzione della tecnica non ci basta più. Oggi la vera sfida dell’arte sta nel rendersi accessibile ad un pubblico sempre più vasto sfruttando i nuovi media digitali in grado di rinnovare la fruizione dell’opera, facilitandone la comprensione attraverso l’interattività e la multimedialità. Apprezzabile e ben riuscita dunque la volontà di rendere la mostra un’esperienza sentimentale ma, alla fine dei giochi, la sentenza che sorge spontanea è «Bello, ma io di Klimt continuo a non sapere nulla».

Klimt Experience
A cura di Sergio Risaliti, per la regia di Stefano Fomasi
Santo Stefano al Ponte – Firenze
Dal 26 novembre 2016 al 2 aprile 2017

Valentina Piuma per MIfacciodiCultura

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