“I gradi di libertà” di Ugo La Pietra in mostra a Milano

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I gradi di libertà di Ugo La Pietra in mostra a Milano

Il commutatore, 1970
Il commutatore, 1970

Fino al 27 gennaio 2017 alla Laura Bulian Gallery, presso FM Centro per l’Arte Contemporanea, è in mostra Ugo La Pietra. I gradi di libertà, esposizione incentrata su un arco temporale compreso tra il 1969 e il 1976, anni di intensa indagine concettuale e sperimentazione sul rapporto uomo-ambiente per Ugo La Pietra, nato nel 1938 in Abruzzo ma milanese d’adozione.

Sperimentatore instancabile, architetto di formazione, insegnante, scrittore e artista multiforme (dalla pittura, alla musica, al cinema), la produzione di Ugo La Pietra non solo è molto vasta, ma anche variegata e non comprimile in una singola categoria. Ugo La Pietra si è spesso svincolato dagli ambienti ufficiali, preferendo un tipo di ricerca condotto con il costante confronto con altri artisti, a partire dalla frequentazione del Bar Giamaica in Brera in parallelo ai corsi di architettura al Politecnico. Suo padre lo voleva “laureato serio” e per il giovane La Pietra, comunque, una laurea in Architettura non è stata una trappola per la sua creatività esplosiva, ma un modo per incanalare i suoi molteplici interessi nel rapporto uomo-ambiente, ambiente inteso soprattutto come spazio urbano.

Di case vere e proprie in sostanza non ne ha progettate, perché per Ugo La Pietra è più importante lo spazio della città. A che serve una casa ben arredata, se attorno la città è brutale, non è vivibile e sostenibile? Spesso nelle grandi città le persone – e Ugo La Pietra questo a Milano lo percepiva in modo forte – dopo una giornata di lavoro, di commissioni, di giri frenetici, non vedono l’ora di arrivare a casa e non solo per riposarsi sul divano, accendere la TV, godersi il focolare domestico, ma perché sentono la città fredda, urbanisticamente oltre che umanamente. Nella Milano degli anni ’50 e ’60, osservava Ugo La Pietra negli anni dei suoi studi universitari, la gente lavorava, studiava, commerciava, ma poi il resto lo realizzava altrove, dove il resto sta a significare bellezza, pace.

Il monumentalismo #2, 1972
Il monumentalismo #2, 1972

Questo concetto di fondo, il motto di Ugo La Pietra, apre la piccola esposizione di Milano e accompagna il visitatore nella prima e nella seconda sala. Il primo collage, datato 1975, si intitola proprio Abitare è essere ovunque a casa propria. Un motto che ha qualcosa dell’utopico, ma che tutti noi in fondo desideriamo. Che fare se l’architettura ha fallito, ha dato vita a un ambiente alieno, un ambiente che ci accoglie nel suo grigiore, che ci fa camminare a testa bassa? Bisogna riappropriarsi della città, alzare la testa mentre si cammina, capire le trasformazioni e i meccanismi che regolano il rapporto tra la persona e lo spazio esterno, desiderare di possederla per sé e per gli altri, reinventarla. Mi casa es tu casa.

Per Ugo La Pietra la fotografia è un mezzo importante per documentare man mano la sua riflessione antropologica. Il singolo scatto si accompagna spesso da riflessioni scritte a penna o timbrate. Un filo di ironia rende più efficace il messaggio. Su un collage si legge «non comunica chi accumula informazioni e si intasa di nozioni proteggendo e incrementando l’immagine che ha di se stesso», e in quello successivo, a collegamento del precedente, come se ad un certo punto si sia trovata una possibile e valida risposta, «comunica chi usa le proprie esperienze rischiando di perdere la propria identità, svuotandosi lentamente e progressivamente». Sono molti, in questa mostra, gli spunti di riflessione quanto mai attuali. Anche comunicare in modo sano e attivo, senza rintanarsi nel proprio guscio di nozioni, è importante per abitare l’ambiente. Il contatto umano è importante per riappropriarsi della città.

Ad ognuno la propria realtà, 1972-74
Ad ognuno la propria realtà, 1972-74

Sono molti in città gli ostacoli alla comunicazione, ma sono ostacoli che ormai ci sono familiari. Cartelli, paletti, catene, sbarre, lasciati lì anche quando non sono più necessari, perché apparentemente la loro inutilità non dà fastidio. Di fronte al vincolo, all’ostacolo, Ugo La Pietra si riappropria delle attrezzature urbane e ne stravolge la destinazione. Ad esempio quello che allo spazio urbano non serve più, può tornare utile nello spazio domestico.

Ugo La Pietra va oltre, il suo scopo non è fare polemica, ma cercare nuovi modi per osservare, superare l’immediata lettura, creare, come lui stesso lo definisce, un sistema disequilibrante. L’emblema dell’esposizione presso la Laura Bulian Gallery è infatti Il Commutatore, un modello di comprensione alternativa in legno e metallo creato nel 1970. È un invito a guardare la realtà da un’angolazione diversa, scegliendo il proprio grado di libertà.

Cerchiamo la forma che nasce dalle nostre esperienze, invece che dagli schemi imposti.

Timbro sul collage Il monumentalismo. Gli ambienti sono invisibili (1972)

Ugo La Pietra. I Gradi di libertà
Laura Bulian GalleryFM Centro per l’Arte Contemporanea
Via Piranesi 10, Milano
Fino al 27 gennaio 2017, ingresso libero

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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