“My Generation”, vita e morte del Punk raccontate da Igort

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My Generation, vita e morte del Punk raccontate da Igort

300-igortMy Generation (Chiarelettere, 304 pp., 19,90 euro) è il nuovo romanzo di Igor Tuveri, in arte Igort, uscito il 10 novembre 2016.

Scrittore e fumettista italiano, Igort (Gonnostramatza, 26 settembre 1958) è stato vincitore di illustri premi, come il recente Premio di Napoli per la diffusione della cultura e quello per la miglior graphic novel alla Fiera Internazionale del Libro di Francoforte nel 2003, nonché fondatore di varie case editrici tra cui Coconino Press, della quale è il direttore editoriale.

Il 20 novembre ha presentato la sua ultima fatica nell’ambito della manifestazione milanese Bookcity. My Generation si presenta fin da subito come un manifesto degli anni Settanta e Ottanta: basti osservare la copertina, la figura di Bowie illustrata dallo stesso Igort salta subito agli occhi, e sempre di Bowie è l’esergo iniziale: «Credo che mi stessi avvicinando a quello che volevo fare, creare questo mondo alternativo. E “Hunky Dory” fu il primo passo. Via da questo pianeta, verso un altro luogo». Il racconto è accompagnato da foto dell’epoca, disegni, locandine, copertine di dischi, fumetti.
L’autore in un’intervista ha spiegato che con quest’opera vuole rivivere «una cronaca disillusa sull’ultima grande rivoluzione del rock’n’roll, per vedere come in uno specchio riflesso cosa siamo diventati».

My Generation, vita e morte del Punk raccontate da IgortMy Generation è un romanzo surreale, ma prima di tutto è un’autobiografia, è la storia del viaggio di formazione di Igort attraverso i tortuosi e contrastanti anni del punk. Quest’opera è un memoir, è una sfilata di ricordi: da Cagliari, terra natia, Igort parte per Londra, capitale del punk e patria di Sid Vicious e Iggy Pop, continua il viaggio fino ad arrivare a Bologna, alla Dams, dove coronerà il sogno di diventare fumettista.
Il romanzo però è anche una confessione: i ricordi, le sensazioni non sono solo personali, ma riguardano un’intera generazione, la “sua generazione”, e questo viaggio nel tempo attraverso il punk, i fumetti di fantascienza, fughe, autostop e controcultura è tortuoso e nasconde molte ombre. Gli anni ’70 e ’80 sono il regno della speranza, della ribellione, delle utopie giovanili, ma sono anche la culla dell’eroina e dei suoi disastri, degli ideali andati a male, della morte dell’innocenza, come lo stesso autore afferma parlando dell’attentato alla stazione di Bologna nel 1980: «Senza che neppure ce ne accorgessimo morì l’innocenza».

My Generation è potente, devastante, diretto e chiaro: è la narrazione di un’epoca che ha segnato e segna ancora la cultura e l’arte, è il racconto di un periodo che, come tutti, raccoglieva i sogni dei giovani e i loro sbagli, le utopie e le disillusioni, la vita e la morte. È un viaggio di crescita personale e di scoperta del mondo, quel mondo così perfetto e forte nei suoi ideali rivoluzionari e così mostruosamente debole e imperfetto nelle azioni.

My Generation è realista, fin troppo, ed è giusto così.

Forse fu la bellezza a salvarmi la vita, credo, quella bellezza che si annidava nell’odore d’inchiostro fresco di una rivista appena stampata, nel sogno della rotativa che mi portava a visitare le edicole come fossero cattedrali dell’immaginazione.

 

Carolina D’Alessandro Feola per MIfacciodiCultura

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