La Scapigliata – La Monaca di Monza

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La Scapigliata – La Monaca di Monza

La Monaca di Monza, al secolo Marianna de Leyva, in religione Suor Virginia Maria, nacque nel 1576 da Virginia Marino e Martino de Leyva. Il nonno paterno, Antonio de Leyva, era conte di Monza dal 1531 mentre quello materno era il banchiere Tommaso Marino, duca di Terranova di Calabria, e costruttore del Palazzo milanese che porta il suo nome e che vide nascere la Monaca di Monza.

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Giuseppe Molteni, La Signora di Monza, 1847, Musei Civici, Pavia

Quando le fortune famigliari subiscono un tragico rovesciamento, la giovane Marianna improvvisamente senza dote venne fatta entrare in convento, quello di Santa Margherita a Monza, nel 1589.

Le malmonacate erano fanciulle costrette a prendere l’abito per convenienza economica della famiglia che non doveva così impegnarsi a fornire pesanti doti in occasione dei matrimoni, ed erano un serio problema nel Seicento, nonostante durante il Concilio di Trento si fosse cercato di arginare tale pratica. Ancora nel 1640 Federico Borromeo le condanna, e due secoli dopo durante la stesura dei Promessi Sposi Alessandro Manzoni non poteva certo ignorare quella che fu, suo malgrado, la figura di spicco di quella meschina pratica.

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Stefano Bersani, Il silenzio, ca. 1906 Accademia di Brera, Milano

La clausura, praticata nel convento di Santa Margherita, era poi una penitenza ulteriore: vietato ogni contatto con l’esterno e con il genere maschile, prive dell’appoggio di una vera vocazione, queste donne erano avide di una qualsiasi scappatoia e naturalmente facili prede.

La “sventurata” di manzoniana memoria fu effettivamente facile preda del conte Gian Paolo Osio che prima uccide il contabile dei de Leyva poi la stupra, inizierà una relazione con lei che porterà a ben due gravidanze – sopravviverà Alma Francesca Margherita, nata nel 1604 e riconosciuta dal padre – e sarà in definitiva autore della sua tragedia: l’Osio non si risparmierà in omicidi – soprattutto verso testimoni della loro illecita relazione – e verrà condannato a morte in contumacia. Suor Virginia, con altre due consorelle, sarà ritenuta complice e condotta in tribunale.

Ordiniamo che suor Virginia Maria sia condotta e rinchiusa dentro il detto carcere [Santa Valeria, Milano] e che vi sia murata per sempre, finché avrà vita…

Sempre suo malgrado, la storia della Monaca di Monza divenne un soggetto iconografico molto praticato dalle arti durante l’Ottocento. Soggetto in realtà di lungo corso si copre di una malinconia e di una sfumatura quasi sociale: non sono solo gli anni delle prime lotte dei lavoratori ma anche quelli delle donne che iniziano il lungo cammino verso l’emancipazione.

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Francesco Hayez, La Monaca, Collezione Privata

La femminilità negata, la vita claustrofobica della clausura, le privazioni del velo divengono soggetti di riflessione e naturalmente di interesse artistico. Quelle ragazze, quelle donne sono come le rose recise e raggruppate nei vasi per salutare il mese consacrato a Maria, donna tra le donne, dipinte dal Ripari nel 1875.

La mostra La Monaca di Monza allestita presso il Serrone della Villa Reale riesce attraverso la figura di Marianna de Leyva a trattare il tema della condizione femminile.

La Monaca di Monza
a cura di Simona Bartolena e Lorenza Tonani
Villa Reale di Monza
1° ottobre 2016 – 19 febbraio 2017

Veronica Benetello per MIfacciodiCultura

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