#EtinArcadiaEgo – Il mondo incantato della “Primavera” e della “Nascita”

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Primavera (1482 ca.)

Che cos’è la magia? Spesso questa parola è abusata nei più disparati contesti, a dar voce a sensazioni senza nome. Quel che è certo è che la magia è capace di portare fuori dall’ordinario, fuori dalla normalità, fuori, alle volte, dal mondo stesso.
Una volta, davvero, ho incontrato la magia: Firenze, Galleria degli Uffizi, stanza della Nascita di Venere e della Primavera. Insieme, poste su muri opposti, unite dalla magia con cui irradiano la stanza.

Tutto il mondo conosce a menadito la Primavera e la Venere di Sandro Botticelli, ma se il significato di questi due autentici capolavori è ancora oscuro, un motivo ci sarà. E il motivo principale è che questi due dipinti sanno essere la porta per un mondo incantato, in cui le figure sono sospese in un eterno movimento immanente, senza slanci di passionalità o eccessi di foga nell’azione. È il regno del quieto magico sentire.

Sul senso dei dipinti, come già detto, non tutto è chiaro: sulla Primavera si è discusso a lungo sul nome stesso dell’opera, nei secoli presentata come Giardino di Atlante o Giardino delle Esperidi. Il nome attuale è preso dal Vasari, che nel parlare del capolavoro di Botticelli scrive in proposito di una «Venere che le Grazie la fioriscono, dinotando [simboleggiando] la Primavera». Ma se questa citazione risolve un mistero, subito ne presenta un altro: Giorgio Vasari, finissimo umanista e uomo fra i più colti del tempo, non lascia mai nulla al caso, e i suoi scritti d’arte sono costellati di riferimenti letterari. Gli italianisti hanno visto in questa citazione un richiamo alle Stanze di Agnolo Poliziano, forse il più importante poeta della Firenze rinascimentale. Già, ma se nella Primavera Botticelli si è davvero ispirato alle Stanze del poeta, fra l’altro suo contemporaneo, come si può non pensare al passo delle Stanze dedicato a Venere come scintilla per la Nascita? Possibile che il pittore abbia tracciato un invisibile fil rouge fra i due quadri?

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Nascita di Venere ( 1482-1485)

Questa teoria trova sostegno nella curiosa vicinanza fra la presentazione delle due opere. Molti ritengono impossibile che Botticelli abbia potuto concepire e portare avanti due lavori così straordinari nello stesso momento: troppo marcate le differenze pittoriche e non lascia scampo all’immaginazione l’assenza della Venere dagli inventari delle proprietà dei Medici nel primo Cinquecento, che testimonia la vita separata dei due dipinti. Eppure

Eppure Vasari afferma di averle viste insieme, vicine, esposte nel salone di una villa di campagna dei Medici di ramo cadetto. Vicine, come parte di una sola storia. La stessa Venere, nelle vesti di Venus pudica (protettrice dell’amore celeste) nella Nascita e di Venus Pandemia (protettrice dell’amore terreno) nella Primavera, sembra raccontare una storia. Anzi, una fiaba.

Botticelli
Botticelli

L’interpretazione che i neoplatonici diedero della Primavera è l’apoteosi della magia fiabesca: Venere viene vista dai neoplatonici non come Pandemia ma come Humanitas, cioè la Bellezza colta nei suoi due aspetti, spirituale e terreno, rappresentati simbolicamente dalle Grazie, che si uniscono in una tenera danza. Sulla destra, la ninfa Clorio, simbolo della castità, è rapita da Zefiro, il vento simbolo della dolce passione, che la trasforma in Bellezza, simboleggiata da Flora. Cupido osserva la scena dall’alto mentre Mercurio scaccia le nubi, simbolo delle preoccupazioni che non devono turbare l’idillio perfetto della Primavera.

Questa è la magia: il sentimento che trasporta oltre, in un luogo perfetto nel suo indefinito. Non si scoprirà mai il vero significato della Nascita e della Primavera, ma ciò che conta è quanta passione questi dipinti sanno trasmettere a colui che li osserva e vorrebbe farne parte lui stesso. E quel filo invisibile che lega Primavera e Nascita di Venere, quello è magia

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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