Ridley Scott, ovvero essere cyberpunk sopravvivendo a se stessi

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Ridley Scott, ovvero essere cyberpunk sopravvivendo a se stessi

Alien
Alien

Il 30 novembre del 1937 nasce a South Shields, un paese del nord est inglese affacciato sul Mare del Nord, Ridley Scott. Divenuto Sir nel 2003, cioè entrato a far parte dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico, è conosciuto come il padre del genere cyberpunk, oltre che regista e produttore cinematografico di fama internazionale.

Divenuto famoso grazie al lungometraggio The Duellists (I duellanti) del 1977, film che ottenne approvazione di critica e pubblico (interessante per noi abitanti del bel paese anche perché la pellicola ottenne il premio speciale della giuria al Festival di Venezia, presieduta da Roberto Rossellini), Scott entra negli annali della storia del cinema grazie ad Alien del 1979, che dona una notevole spinta al genere sci-fi, e al successivo Blade Runner del 1982, considerato un vero e proprio capolavoro da critica, pubblico, accademici e ignoranti.

Nota curiosa, che di sicuro piacerà ai nerd di tutte le età, Ridley Scott prima di affermarsi nel mondo del cinema ha lavorato per diversi anni nel settore degli spot commerciali, insieme al fratello Anthony “Tony” David Scott, presso la famigliare casa di produzione Ridley Scott Associates. Proprio in questo periodo lavora al film promozionale per il lancio dell’Apple Macintosh del 1984 (citando apertamente il romanzo 1984 di George Orwell), creando un’immaginario ben definito che accompagnerà la famosissima marca di personal computer negli anni a venire.

Ridley Scott, ovvero essere cyberpunk sopravvivendo a se stessi
Blade Runner

La carriera di Ridley Scott è comunque altalenante. I successi si alternano a periodi di riflessione, seguiti da diversi insuccessi, che lasciano però spazio ad altri lavori di discreto valore. Gli anni Novanta sono segnati da film come Thelma & Louise, che diventa un vero e proprio cult, White Squall (L’Albatross – Oltre la Tempesta) e G.I.Jane (Soldato Jane), divenuto tristemente famoso per la rasatura in diretta della chioma di Demi Moore (con annesso sguardo inteso allo specchio).

Il nuovo millennio segna invece una nuova ondata di interesse di pubblico verso il regista inglese, dettata soprattutto dal film Gladiator (Il Gladiatore) che ottiene un grande successo negli States, tanto da valergli una candidatura agli Oscar per la miglio regia. Proprio qui inizia anche il sodalizio con l’attore Russell Crowe, che ritornerà spesso come protagonista delle sue pellicole.

Gli anni più recenti vedono Sir Scott impegnato come regista in Prometheus, dove ritorna a raccontare le vicende dell’ormai mitico mostro alieno degli anni Settanta, Exodus: Gods and Kings (Exodus – dei e re) con rispolveramento del genere peplum in chiave biblica, per concludere col recentissimo The Martian (The Martian – Sopravvissuto) che riceve la candidatura come miglior film agli Oscar di quest’anno.

Il Gladiatore
Il Gladiatore

Personalmente come fan sia del genere horror che fantascientifico, non posso che ricordare con affetto i capolavori di Scott di fine anni Settanta e inizio Ottanta. Ricordo benissimo la meraviglia e l’eccitazione che Alien e Blade Runner hanno suscitato nella mia giovane sensibilità di cinefilo, completamente preda delle stupende ambientazioni fantascientifiche e oscure, nonché di quelle evocative immagini della diluviata metropoli (forse sarebbe meglio dire Metropolis) dove si aggira il detective Rick Deckard (Harrison Ford), che hanno segnato una vera e propria rivoluzione iconografica.

Allo stesso tempo guardo con un po’ di scetticismo e rimpianto film come Robin Hood, del 2010, Exodus e lo stesso The Martian, nonostante i successi d’oltreoceano. Capisco che a volte i capolavori nascano da circostanze imponderabili e imprevedibili, da parte di produttori, registi o attori, dopotutto la cinematografia è un’arte collettiva, molto più delle rispettive sorelle. Ciononostante, probabilmente perché fan quando le aspettative vengono deluse l’amaro in bocca resta più a lungo, soprattutto se si tratta di Ridley Scott.

In chiusura vorrei lasciarvi con un quesito, generatosi in parte anche attraverso il piccolo percorso che abbiamo sin qui fatto attraverso le opere di Ridley Scott. Perché mai, in Italia, i titoli dei film provenienti dall’estero subiscono una trasmutazione tanto brutale? Quale logica lega il titolo originario con una grottesca rivisitazione in chiave italica?

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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