“No Where, Now Here” di Goldberg e l’analisi 3D arrivano alla GAMeC

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No Where, Now Here di Goldberg e l’analisi 3D arrivano alla GAMeC

rochelle-goldberg-no-where-now-here-particolare-madonna-frontale-1Entrando nella sala allestita da Rochelle Goldberg (Vancouver, 1984), ci accorgiamo subito che qualcosa è cambiato al primo piano della GAMeC di Bergamo: siamo circondati dall’arancio bruno delle pareti e della moquette che ci danno un primo indizio sull’istallazione ─ sembra infatti di entrare in un deserto, in un luogo dove il tempo è sospeso.

Alzando lo sguardo vediamo delle strutture stilizzate in acciaio che fanno da cornice ma anche segna posto: accanto a loro infatti spuntano delle sculture in ceramica smaltata che sembrano emergere dal deserto come dalla coscienza di ognuno, collegate da un sentiero di sabbia lavica e semi di chia. Goldberg con quest’opera di trasformazione dello spazio, intitolata No Where, Now Here, crea uno spazio emozionale: un non luogo ed il museo viene quindi antropizzato, diventa un habitat in cui l’uomo entra e con la sua presenza dà un senso all’opera d’arte contenuta in esso.

L’ispirazione dichiarata è la Madonna del Prato del Bellini (1505 ca., National Gallery, Londra): la figura principale è la Madonna, che apre il simbolico racconto e lungo la scia di sabbia emergono tante statue che rappresentano il pellicano e il serpente del quadro in diversi momenti temporali; ancora, sulla parete di fronte, un gufo osserva la scena, corrispondente del corvo del Bellini. Gli elementi sono disconnessi tra loro, ma sono collegati attraverso la sabbia che è la rappresentazione visibile di quel collante che è lo sviluppo narrativo della scena: le opere hanno senso solo se ne guardiamo l’insieme, ognuna ci dice qualcosa dell’altra e del tutto ─ ecco l’apporto dello sguardo dello spettatore.

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Bellini, Madonna del Prato

La ceramica delle statue create da Goldberg è ricoperta da smalti metallici ed è lavorata in modo da suggerire la pelle di un serpente: in questo modo la luce si diffrange, si crea un effetto di sfocamento che ci riporta alla continua trasformazione della scena che abbiamo davanti. Del resto è proprio questo che suggerisce il titolo No Where, Now Here, lo slittamento che comporta una continua variazione di spazio, di luogo e di significato: lo spettatore è invitato a varcare la soglia della sala per entrare in contatto con l’opera d’arte, scoprirne i molteplici significati e forse attribuirgliene anche di personali, così come l’artista ci invita a fare.

 

In occasione di questa inaugurazione è stata presentata anche una nuova tecnica di indagine delle opere artistiche che la GAMeC mostra con giusto orgoglio: si tratta di un progetto di tesi sviluppato da Francesca Salari volto a studiare le opere d’arte per analizzarne i materiali che lo costituiscono e quindi con lo scopo di fornire elementi utili per affrontare un adeguato intervento conservativo. La novità non sta nel fine, ma nel mezzo: viene utilizzato infatti un scanner 3D che permette un’indagine incredibilmente accurata e soprattutto non invasiva.
L’opera scelta come “cavia” di questo progetto è Catrame (1950) di Alberto Burri, che fa parte delle donazioni dei collezionisti Stucchi: è un’opera materica che ben si presta alle ricostruzioni stratigrafiche e all’analisi dei materiali che la costituiscono. Infatti le indagini hanno potuto ricostruire la tecnica pittorica di Burri, i pigmenti utilizzati e lo stato di conservazione: i dati raccolti hanno permesso alla ricercatrice di ipotizzare la presenza di un dipinto sottostante e quindi il riutilizzo di una tela già parzialmente dipinta.

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Burri, Catrame, 1950

Oltre alla grande quantità di dati raccolti utili per la conservazione, il modello 3D può avere altre applicazioni perché consente la riproduzione fisica dell’opera ma anche di un calco, che può essere predisposto per consentire la fruizione dell’arte anche da persone cieche.

La GAMeC si pone così all’avanguardia sia per quanto riguarda gli artisti proposti sia per l’innovazione tecnologica, dimostrando attenzione verso il futuro dell’arte in tutti i sensi.

Rochelle Goldberg – No Where, Now Here
a cura di Sara Fumagalli e Stefano Raimondi
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Dal 25 novembre 2016 al 15 gennaio 2017

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

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