La decadente bellezza e la maniacale perfezione dei fratelli Coen

personaggi-inettiIl cognome Coen è da sempre un punto di riferimento per chiunque voglia accostarsi o conoscere il mondo del cinema. In questo panorama infatti, i due fratelli godono di grande fama grazie all’enorme successo guadagnato nei moltissimi film che hanno diretto: parliamo di titoli universali come Fargo (che regalò 4 Oscar ai due fratelli) o Non è un paese per vecchi, pellicola più cruda ma osannata da critica e pubblico per la perfezione delle scene e del film, ma anche di film minori indipendenti come A Serious ManA Proposito di DavisL’uomo che non c’era. I fratelli Coen hanno toccato i generi più svariati, ma mantenendo sempre uno sguardo critico, l’ironia e il sarcasmo, elementi caratterizzanti delle loro storie, il più delle volte agrodolci, ma senza scivolare mai nel banale, preservando sempre una vena di serio e reale, talmente tanto autentico da fare quasi male.
A queste caratteristiche si mescolano anche le trame politiche e la suspense, quella leggera vena di thriller che si può leggere già dai primi film dei Coen che, come si è detto prima, si va a mescolare ai toni più leggeri e paradossali della commedia dal black humor generando così ogni volta una bellezza decadente.

Joel David Coen (St. Louis Park, 29 novembre 1954) e Ethan Jesse Coen (St. Louis Park, 21 settembre 1957), fratelli dal carattere introverso schivo e riservato, sia nei confronti dei giornalisti che dei fan, dirigono e strutturano i film mantenendo un ordine minuzioso, ricco di dettagli e simboli utili a leggere i messaggi espressi tre le righe.   Infatti, per contenere costi e dimensioni della produzione, ogni giorno di ripresa su un set dei Coen è meticolosamente studiato, ogni scena accompagnata da uno storyboard giornaliero che illustra cosa verrà ripreso e che battute verranno dette. Il margine di improvvisazione è, dunque, mantenuto al minimo. Per alcuni questo atteggiamento può esser considerato un tantino esagerato se non tirannico, ma se si vuole raggiungere la perfezione non bisogna giustificare ed ammettere nessuna sbavatura.

non-e-un-paese-per-vecchiCiò che invece gioca a favore della loro indipendenza a differenza di molti altri registri, è la loro scelta di allontanarsi sempre di più da Hollywood. Il vero distacco da questo mondo però avviene mediante metafore ed insinuazioni in diversi loro film, dove con animo garbato ed un sorriso diabolico criticano in modo diretto il mondo oscuro, il mondo di cui non si parla mai, il volto sfigurato che sta dietro alla maschera dorata di Hollywood.
È proprio questo che a me colpisce particolarmente dei fratelli Coen. Questi riferimenti li possiamo trovare pure nel loro ultimo lungometraggio Ave Cesare!: la pellicola segue le vicende di Eddie Mannix, un uomo perbene che sistema gli scandali degli studios. Starlette incinte, rapporti omosessuali, giovani attrici ritratte in scatti erotici: tutto e tutti passano attraverso di lui uscendone ripuliti come solo la Hollywood puritana del 1951 saprebbe fare. Un film che vede il ritorno di grandi attori come Scarlett Johansson nelle vesti della diva, George Clooney nei panni della star rapita ed altri attori promettenti o già confermati, i quali vengono giostarti e diretti alla perfezione dai due fratelli creando una specie di spettacolo circense basato sull’ironia e sull’assurdo. Una commedia sulla Hollywood degli anni ’50, su un sistema tanto splendente quanto pieno di falle: Ave Cesare! non è solo un omaggio allo splendore di quel periodo, ma anche e soprattutto una critica nei confronti di tutto il dietro le quinte.

ave-cesare-640x315Quindi pure in questo film, dopo anni e anni di cinema, i fratelli Coen mantengono la coerenza stilistica che li contraddistingue: concentrare le storie su fatti ed eventi di provincia, su personaggi che non sono eroi, anzi, personaggi perdenti in continuo conflitto con ciò che vi è di più grande di loro e che alle volte li sovrasta, come ad esempio la casualità della vita.
Parlo di coerenza perché già nel 1991 uscì un film considerato un capolavoro: Barton Fink, in cui il protagonista entra nella grande “macchina” di Hollywood e ce ne restituisce una visione negativa, perchè è un circolo che crea, afferma e poi distrugge i propri talenti i propri geni. Il personaggio di Fink, interpretato alla perfezione da John Turturro, inizia a segnare quello che è il tipico “eroe” del mondo cinematografico dei Coen, ovvero il perdente fino al midollo ma che se confrontato con lo squallore della società ne risulta migliore, un un po’ come i personaggi dei romanzi di Italo Svevo: nei suoi romanzi i famosi inetti diventano fulcro dei racconti cercando di svelare e andar contro una società seguita ed osannata dai borghesi.

barton-fink-john-turturro
Barton Fink

Personaggi minori, di secondo piano diventano protagonisti di opere immense, personaggi che vivono sopravvivono ma che almeno mantengono una propria coerenza di punti di vista.

Più che di vera e propria malattia si tratta qui di senilità o inettitudine generale. I personaggi di Svevo sono diversi dagli altri perché individui sostanzialmente fallimentari. Nella Coscienza di Zeno, l’opposizione tra malattia e salute si basa sull’opposizione tra l’inettitudine e la sicurezza, dove le persone “in salute” sono quelle sicure di sé, forti, decise e fiduciose nella vita. Ma siccome l’attività e la sicurezza nel mondo non sono mai duraturi, la malattia appare alla fine come l’unico vero stato dell’intera società. 

Penso che questa frase relativa ai personaggi di Svevo possa rispecchiare ed accomunare i tre personaggi citati e la critica che i due fratelli Coen vogliano muovere alla società ed all’ambiente dal quale vogliono stare lontani, per evitare forse di venirne contaminati.

Quindi: Ave Coen.

Gianmaria Turco per MIfacciodiCultura

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By on novembre 29th, 2016 in Articoli Recenti, SCREENs

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