“Tensioni Strutturali – cap. 2” all’Eduardo Secci Contemporary di Firenze

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Tensioni Strutturali – cap. 2 all’Eduardo Secci Contemporary di Firenze

nacciarriti-1Alla galleria Eduardo Secci Contemporary di Firenze, il 26 novembre è stato inaugurato il secondo episodio della trilogia di mostre intitolata Tensioni Strutturali. Il primo episodio, tenutosi a febbraio, ha visto gli artisti cimentarsi nel rendere evidente il ruolo centrale dell’individuo nella costruzione dello spazio percepito, tramite opere site specific, per il secondo invece è stato dato il compito di esplorare le possibilità della materia come elemento di rappresentazione. Esemplare di questo obiettivo, è l’opera di Diamante Faraldo A Nord del Futuro, una mappa capovolta del globo terrestre realizzata con camere d’aria, un materiale a prima vista omogeneo ma che nasconde sfumature e dettagli nascosti e che quindi impegna l’osservatore a soffermarsi e a scoprire i segreti dell’installazione.

La materia è stata esplorata da tutti gli artisti in tutte le sue accezioni, assecondata o contrastata, portata al di là dell’atavico impiego. Sono stati generati anche cortocircuiti tra astrazione e fisicità, in cui il reale viene mostrato, sotto forma di indizi e segni, in opere apparentemente astratte, dove la materia è elevata a soggetto d’arte in tutta la sua aleatorietà, Ciò è accaduto nel caso di Aeneas Wilder, artista scozzese, che nella prima sala espone Untitled #181, una struttura senza bisogno di saldature od altri sistemi portanti, che mette in evidenza quindi la gravità.
Davide Dormino invece, per la seconda stanza della galleria, ha realizzato una cascata metallica che coprirà tutta l’area, costituita da fili di ferro che dal soffitto convergeranno verso il centro della stanza: l’osservatore potrà decidere se restare periferico o addentrarsi nel nucleo di Lontanodentro, titolo dell’installazione.
Marzia Corinne Rossi riempie la terza sala con strutture autoportanti in carta-vetro colorata, mutando con questo materiale la sensazione percettiva visiva – e perché no, aptica – dello spazio in cui i visitatori si ritroveranno. Il quarto artista in esposizione, Andrea Nacciarriti, analizza la fragilità della materia e la sua capacità di trasformazione, facendola andare oltre la sua natura, rendendola quindi inaccessibile per noi.

corinne-1Il prossimo anno la trilogia Tensioni Strutturali avrà fine con il terzo episodio, in cui l’oggetto in studio sarà l’entropia dello spazio quotidiano, quindi la sua trasformazione irreversibile verso il caos e la dispersione delle informazioni contenute nella società.

La mostra, nonostante le premesse concettuali interessante, presenta il problema dell’arte contemporanea attuale: essa è parte di un mondo globalizzato e dall’immaginazione univoca, dove tutto è divenuto soggetto di estetizzazione – come già nel mondo asiatico succede. L’arte nata dall’attrito sociale è scomparsa, kamikaze già nell’espressionismo astratto: adesso viviamo un momento in cui assistiamo alla sua morte, in loop. Nonostante provi a sopravvivvere, ciò che vediamo pare più un tentativo di riesumazione di un cadavere, sfornando molti frankenstein, corpi senza anima, nuvole senza cielo, in attesa di sfornare un Michelangelo. Le opere in mostra sono l’esempio di questo processo, marionettate dall’onnipresente ed onnipotente industria culturale che ha formalizzato le avanguardie, che si volevano porre al di fuori dell’accademismo e del pensiero univoco, inglobandole nel sistema: da qui una moltitudine di opere che hanno una forte presenza di appagamento solo visivo, svuotandole del contenuto intellettuale. È ormai prerogativa delle istituzioni culturali, ma non solo, di perseguire una via meramente di intrattenimento.

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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