“Frida. Operetta amorale a fumetti”, la nuova graphic novel di Vanna Vinci

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Frida. Operetta amorale a fumetti, la nuova graphic novel di Vanna Vinci

Vanna Vinci
Vanna Vinci

Le hanno dedicato libri, mostre, documentari e film. In molti hanno tentato di ricostruire la sua biografia e di ricomporre la sua poliedrica personalità. Lei stessa si è raccontata e svelata al mondo tramite la sua arte viscerale, i suoi autoritratti traboccanti passione e disperazione, nonché attraverso un diario, una confessione segreta del suo animo, violata da noi che vogliamo scavare nel suo intimo per cercare di comprenderla, e di immergerci nella sua mente; per rubare frammenti del suo fantasma che non smette di aleggiare nel nostro immaginario. Non smette di affascinare, Frida Kahlo. E non è sicuramente semplice ripercorrere in modo inedito e innovativo la travagliata storia di un’icona del Novecento. Questa volta, viene fatto attraverso  i fumetti. Il fatto che sia stata proprio Vanna Vinci a decidere di evocare lo spirito della pittrice messicana e farlo rivivere su carta non stupisce,in un certo senso, lo stavamo aspettando.

frida0Vanna Vinci è una delle più note fumettiste e illustratrici italiane, vincitrice di un Premio Yellow Kid come Miglior Disegnatore nel 1999, di un Premio Romics per L’età selvaggia come Miglior opera di scuola europea nel 2001 e di un Premio “Gran Guinigi” a Lucca Comics come Miglior Disegnatore nel 2005. Il suo intento è quello di fare da portavoce a figure femminili scomode, irriverenti, indipendenti, dalla Bambina Filosofica suo alter ego sfacciato e sarcastico le cui massime pungenti sono raccolte in svariati volumi (l’ultimo dei quali è No Future del 2015, edito da Bao Publishing), a Sophia, un’aspirante fumettista appassionata di alchimia che intraprende un viaggio iniziatico (Sophia la ragazza aurea, Kappa Edizioni, 2005 e Sophia nella Parigi ermetica, 2007, Kappa Edizioni; i due lavori sono stato pubblicati in un unico volume nel 2015 da Bao Publishing, con il titolo di Sophia), fino ad arrivare alla decadente marchesa Luisa Casati (La Casati. La musa egoista, edito in Italia dalla Rizzoli Lizard nel 2013), che è diventata la musa protettrice dell’artista stessa, e all’eccentrica pittrice polacca Tamara de Lempicka (Tamara de Lempicka. Icona dell’art déco, pubblicato da 24 Ore Cultura nel 2015).

Frida. Operetta amorale a fumetti è stato pubblicato il 10 novembre da 24 Ore Cultura e come già accaduto nelle due biografie a fumetti pubblicate precedentemente, il tratto e lo stile narrativo di Vanna Vinci si sono modellati sul personaggio da rappresentare, come ha raccontato lei stessa in un’intervista:

Dall’inizio mi sono subito posta il problema di come raccontare un personaggio e un carattere così intenso e complesso come quello di Frida Kahlo. Un universo individuale completamente diverso dalla Casati e da Tamara, che sono due monoliti inamovibili dalle loro posizioni. Frida è contraddittoria, cangiante, mobile, appassionata. La cosa che di sicuro ho deciso da subito è che non si sarebbe trattato né di una specie di documentario, come per la Casati, né di un monologo, come per Tamara. Sarà un dialogo, come le Operette morali di Leopardi, o i dialoghi di Paul Valéry: L’anima e la danzaEupalinos o l’Architetto, Dialogo sull’albero. Saranno tavole libere, con un impaginato senza regole.

frida4È una danza macabra, quella di Frida. La graphic novel è strutturata come un dialogo tra la pittrice ed un’amica che l’ha accompagnata per tutta la vita: la Morte. I ricordi affiorano inesorabili e si materializzano di fronte agli occhi del lettore: dall’infanzia e il rapporto con i genitori, alla Rivoluzione, agli amori burrascosi, all’incidente – quell’incidente terribile che la immobilizzò a letto, e che la portò a ricercare nell’arte una via di salvezza: i genitori le procurarono un letto a baldacchino, con uno specchio appeso, per potersi vedere e potersi dipingere. E quegli autoritratti sono il riflesso del suo dolore.

Non poteva seguire uno schema lineare, l’opera di Vanna Vinci. Le tavole seguono un flusso atipico, incostante, che sfocia nell’immaginario e nel folklore, tra animali esotici, simboli comunisti, abiti tradizionali, protesi e busti. La Morte, rappresentata secondo l’iconografia più immediata (uno scheletro, che talvolta indossa un sontuoso abito nero ed un ampio cappello, su cui posano, creando un contrasto, dei fiori rosa), è sempre lì, in ogni fase della sua vita. Ma Frida non ha paura, anzi. «Sì, mi sono abituata a te», dirà infatti alla sua interlocutrice ad un certo punto della storia, «Sei stata la mia cara compagna di viaggio… La mia amica del cuore». Frida è costantemente accanto alla Morte, eppure è sempre rimasta attaccata alla vita: «Considero Frida un personaggio estremamente connesso con la sessualità e la vitalità, due componenti molti forti, e in questo caso specifico, misteriose e affascinanti», afferma Vanna Vinci in un’altra intervista. Frida, in fondo, è la Vita.

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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