Campari e il sentimento artistico della pubblicità

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Campari e il sentimento artistico della pubblicità

L’arte della pubblicità è un’arte decisamente colorata, obbligata alla sintesi… arte gioconda, spavalda, esilarante, ottimista.

Fortunato Depero

campari4-1L’arte è in tutto ciò che ci circonda. Talmente immersa in ogni aspetto della nostra vita che pure la pubblicità ne approfitta per usufruire di questa irrinunciabile bellezza.

Un esempio del connubio e del potenziale che può scaturire dal binomio arte-pubblicità lo possiamo trovare con Campari. Questo brand, famoso per la sua capacità di mischiare all’advertising un tocco scenografico e artistico, associa da sempre al suo nome una certa propensione all’arte e alla creatività.
Artisti, architetti, designer, registi e attori si sono prestati a dar lustro a queso marchio, l’ultimo in ordine di tempo è nientemeno che Paolo Sorrentino: il regista premio Oscar ha arruolato l’attore inglese Clive Owen per dar vita non a un tipico commercial. Per quanto gli spot Campari non siano mai stati solo una semplice pubblicità, basta ricordare gli ambigui spot degli anni ’90 dove campeggiavano i quadri di Tamara de Lempicka, Sorrentino rincara la dose e fa riconosce il suo stile girando il cortometraggio Red Killer, scritto e diretto da lui, della durata di ben 7 minuti. Un micro film spettacolare e intrigante, degno dei precedenti lavori del regista che, grazie anche alla presenza di Owen, ammalia il pubblico mostrandoci un altro lato di Campari, sempre più icona di italianità grazie al suo stile impeccabile e deciso. Uno stile creativo e artistico che nasce molti anni fa, grazie ad un’idea e ad un artista tanto controcorrente quanto abile, che ha reso Campari uno dei marchi più noti e riconoscibili del suo tempo e del nostro. Stiamo parlando di Fortunato Depero (1892 – 1960), colui che fu il primo ad infrangere la barriera tra la purezza dell’arte e l’insidioso advertisingPittore, scultore e designer italiano, diede vita ad un nuovo movimento artistico e di comunicazione, fondendo due discipline che fino a quel momento non si erano mai avvicinate.

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Clive Owen

Nel 1919 Depero fondò quella che oggi verrebbe considerata un’agenzia di pubblicità, ovvero la Casa D’Arte Futurista, dove iniziò a lavorare per diversi grandi nomi italiani tra cui anche Campari. Davide Campari, imprenditore attento alle nuove opportunità, infatti contattò i migliori artisti per commissionare loro cartelloni pubblicitari che evidenziassero il logo del brand in modo accattivante e visivamente molto piacevole. Tra tutti i creativi, nel 1925 Depero si distinse per la sua immensa immaginazione e capacità creativa dalla quale scaturì un’idea dai colori intensi, molto carichi, indimenticabili e inconfondibili, dove personaggi altrettanto caratteristici erano intenti a bere un bicchiere di Bitter. 

35a42b9544547127e4106f8915f0aeac-1Grazie a questo tocco personale, si arrivò poi nel 1932 con la richiesta speciale di ideare la famosa bottiglia del Campari Soda e Depero ovviamente non deluse le aspettative. Nacque il calice rovesciato, segno distintivo di Campari, conosciuto ancora oggi a livello nazionale ed internazionale per il suo design unico e innovativo: con questo nuovo prodotto emerse anche una diversa concezione dell’arte, l’ideologia divulgata da Depero stesso per sottolineare l’arte come uno strumento utilitaristico ed ideologizzato e non più fine a se stesso.

E così, ancora oggi, l’arte spavalda di Depero resiste essendo divenuta un modello di creatività ramificatosi nella società, vorticando spavaldamente con i suoi colori sgargianti e sopravvivendo alla concorrenza sempre più aggressiva delle nuove tecniche pubblicitarie. Il Bitter Campari è diventato grazie all’artista trentino un prodotto brillante, colorato, vivace, perfetto nel suo design che comunicare il brio di berlo, e la sua immagine una linea unica e distinta, come una qualsiasi opera d’arte, che rimane forte ed orgogliosa della sua esistenza e si mostra fiera per la sua delicata ma, al tempo stesso, esplosiva bellezza.

Per chi volesse saperne di più del lato artistico di questo amaro, non resta che visitare la Galleria Campari a Sesto San Giovanni.

Margian Laganà Ghadimi per MIfacciodiCultura

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