Il mercato nero e il business illecito dell’arte violata

nativita_con_i_santi_francesco_e_lorenzoL’Italia detiene un record molto singolare: è il maggior fornitore mondiale del traffico illecito di opere d’arte. Infatti dopo droga ed armi, il business delle mafie è l’arte, favorito anche da un Codice che non spaventa coloro che mercanteggiano illegalmente opere dal valore inestimabile. È anche il quarto mercato più redditizio del crimine internazionale: una catena che va dal furto alla falsificazione fino al lavoro dei tombaroli, quest’ultimi non più esperti dello scavo e dei reperti, ma allevatori e addirittura colletti bianchi appassionati di arte.

C’è però da dire che quasi mai le opere di grandi artisti rientrano nel mercato e vengono vendute: il più delle volte queste restano nelle mani di chi ha ordinato il furto ovvero le mafie. Non a caso è la Sicilia la regione italiana maggiormente razziata… Difatti un celebre furto, ancora insoluto, è quello della Natività del Caravaggio nella chiesa di San Lorenzo a Palermo. Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 il dipinto fu staccato dalla parete dell’oratorio della Compagnia di San Francesco e da allora di esso non se ne seppe più nulla. Le ipotesi in merito sono molte, contraddittorie e fantasiose, ma l’unica certezza è che non sia mai stato venduto. Sulla base di ricostruzioni, indizi e dichiarazioni di pentiti si suppone che la tela sia rimasta nelle mani della mafia, ridotta a cibo per topi nella stalla dove pare sia stata tenuta per anni.

Un’ulteriore conferma del ruolo svolto dalle organizzazioni criminali nei furti d’arte è il recente ritrovamento di due quadri di Van Gogh rubati nel 2002 dal Van Gogh Museum di Amsterdam: la Guardia di Finanza li ha sequestrati qualche settimana fa durante un’operazione nei confronti di un’associazione camorristica dedita al traffico di cocaina.

1475250212030-jpg-oltre_gomorra__due_van_gogh_a_casa_del_camorristaPurtroppo il saccheggio quotidiano del nostro territorio è alimentato anche dalla brama di musei stranieri e collezionisti privati. Un esempio delle dimensioni enormi di questo mercato illecito è offerto dal Getty Museum, uno dei più grandi musei degli Stati Uniti, che possiede circa 44.000 opere d’arte e reperti archeologici romani di “provenienza sconosciuta”.

Vista la presenza di numerose nostre opere in musei stranieri, risulta davvero facile per qualsiasi trafficante d’arte mercanteggiare reperti a causa della semplicità con cui le frontiere riescono ad essere valicate e la scarsità di risorse nell’applicazione di legislazioni penali nazionali. Nonostante i progressi che si sono compiuti a livello di normativa nazionale ed internazionale relativamente al furto, al saccheggio e al traffico di opere d’arte, la vera conquista per il futuro sarebbe far crescere la consapevolezza del problema, mobilitando l’opinione pubblica.

Ma il traffico illecito d’arte non riguarda solamente casa nostra, anzi è un processo che sta consentendo all’Isis di finanziarsi e di portare avanti la propria causa. Infatti statue, busti romani, vasi canopi, stele e monete vengono depredate nel Medio Oriente, specialmente in Siria e in Iraq, e rivendute online così da ottenere denaro per la compravendita di armi. Il tutto agevolato dalla mancanza di una legislazione comunitaria che permetta il perseguimento di reati di tale portata, sebbene un passo in avanti sia stato fatto con la costituzione della task force dei caschi blu della cultura che interverrà lì dove il patrimonio artistico e culturale è maggiormente minacciato.

the-shrine-and-the-historical-mosque-al-arbain-after-the-bombing-1690-u10303199014293vs-990x556lastampa-it-1Quello che emerge con evidente gravità è che le opere d’arte vengono utilizzate non solo come forma di investimento, ma specialmente come fonte di finanziamento da parte di  gruppi criminali e terroristici.
Una strada perseguibile per la soluzione di questo dramma della cultura  sarebbe sensibilizzare l’opinione pubblica e i cittadini ritornando a una dimensione essenziale dell’opera d’arte, quella di emozionare, e dei beni archeologici, di racchiudere una memoria storica, in modo tale da  consegnare alle generazioni future un simbolo ed uno strumento per interpretare il passato.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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By on novembre 26th, 2016 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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