Parole e immagini: una nuova lettura del Futurismo di Umberto Boccioni

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Parole e immagini: una nuova lettura del Futurismo di Umberto Boccioni

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Il Canal Grande a Venezia, 1907 – olio su tela, collezione privata, courtesy Galleria dello Scudo (VR)

Nel 1916 moriva in guerra dopo un’infausta caduta da cavallo l’artista italiano Umberto Boccioni (1882 – 1916), principale teorico della pittura e della scultura futurista, la cui voce innovativa segna un’importante tappa nel panorama storico-artistico italiano ed internazionale.

Al Mart di Rovereto, in collaborazione con il Comune di Milano, si celebrano i 100 anni dalla scomparsa dell’artista con la retrospettiva itinerante Umberto Boccioni. Genio e memoria, precedentemente ospitata a Palazzo Reale a Milano. La mostra, organizzata in cinque sezioni, racchiude le oltre 180 opere realizzate tra il 1903 e il 1916, ma anche libri, incisioni, disegni, fotografie, riviste: l’obbiettivo è presentatare l’evoluzione del pensiero artistico di Boccioni, perciò l’esposizione è stata strutturata più per tematiche che in un percorso meramente cronologico.

La lettura del tour espositivo ideato avviene attraverso uno sguardo nuovo ed attento, reso possibile grazie alle più recenti ricerche d’archivio con la presentazione soprattutto, ad apertura dell’esposizione, degli inediti conservati nella Biblioteca Civica di Verona e, in chiusura, del corpus di disegni dell’artista conservati nel Castello Sforzesco di Milano inerenti la celeberrima scultura bronzea Forme uniche della continuità nello spazio. In quanto riconosciuta istituzione principe per gli studi sul Futurismo, il Mart con il suo Archivio del ‘900 contribuisce con le proprie fonti a dare organicità alla documentazione esposta.

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La madre che legge, 1909-10 – grafite e carboncino acquarellato su carta, Milano, Civico gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco

In questa “passeggiata che dura poco più di un decennio” all’interno delle colorate e vibranti trasformazioni stilistiche di Boccioni, si ha la sensazione di essere accompagnati dallo stesso artista. Ciò principalmente è stato reso possibile grazie alla centralità espositiva, data nella prima sala, all’Atlante e ai Diari giovanili (1907 – 08), summa anche iconografica degli studi ed interessi boccioniani sugli artisti a lui contemporanei, ma anche del passato (Rinascimento italiano e nordico, con il Dürer in prima linea, Rembrandt, i Preraffaelliti, i Simbolisti), perfino dell’Antico. Ebbene sì, studiava questa tematica controversa per i futuristi, la cui mitologia era stata ritenuta morta da Filippo Tommaso Marinetti nel suo Manifesto del Futurismo pubblicato dal Le Figaro parigino il 20 febbraio 1909.

Questo “gabinetto di stampe” permette quindi di catalizzare l’attenzione sui riferimenti visivi e testuali, utilizzati da Boccioni per l’elaborazione della sua poetica artistica e ravvisabili nelle tematiche poi affrontate in mostra quali la fascinazione verso il Simbolismo (la sezione Sogno simbolista in cui il lavoro di Boccioni è messo in relazione con quello, tra gli altri, di Previati, Rops e Redon) e la tecnica divisionista, l’affetto per la madre Cecilia Forlani, copiosamente ritratta (la sezione Veneriamo la Madre), e lo studio sul dinamismo variamente affrontato e declinato (le sezioni Fusione di una testa con il suo ambiente e Dinamismi futuristi). Nello specifico, nelle diverse raffigurazioni della madre è più che evidente l’evoluzione del linguaggio pittorico dell’artista. Boccioni credeva che, perché un ritratto fosse un’opera d’arte, esso dovesse rappresentare l’atmosfera della figura più che assomigliare al soggetto ritratto e la luce diventasse sostanza cromatica.

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Quelli che vanno (studio), 1911 – olio su tela, Milano, Museo del Novecento

L’ultima sezione del percorso espositivo Dinamismi futuristi è dedicata allo studio principalmente plastico del rapporto tra spettatore, ambiente e spazio. Boccioni fu il solo firmatario del Manifesto tecnico della scultura futurista del 1912; per lui la scultura era funzionale a quella sperimentazione pratica di compenetrazione dei piani che stava cercando già con la pittura di mettere in pratica e che si era sviluppata, in particolare dopo il 1908 con il suo trasferimento in un quartiere milanese, in dinamica e fervida espansione edilizia che diventò per lui un importante spunto di riflessione.

Nell’ultima sala lo studio dei dinamismo viene declinato secondo il movimento del corpo umano, con  Forme uniche della continuità nello spazio di cui esemplificativi sono i bozzetti del Castello Sforzesco, presentati assieme all’esemplare della scultura prestato dal Israel Museum di Gerusalemme.

Questa retrospettiva quindi si conclude con un’opera che ha fatto assurgere Umberto Boccioni tra gli artisti del “Parnaso italian”. Infatti, nel 1998 Forme uniche della continuità dello spazio fu scelto per il verso dei nostri 20 centesimi, in quanto opera celebrativa e significativa dell’arte italiana al pari dell’architettura romana, di Dante, di Botticelli e di Leonardo da Vinci.

Umberto Boccioni. Genio e memoria
a cura di Francesca Rossi, Agostino Contò
Mart – Rovereto (TN)
Dal 5 novembre 2016 al 19 febbraio 2017

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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