#BeyondtheLyrics – “Piccola Storia Ignobile” di Francesco Guccini

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#BeyondtheLyrics – Piccola Storia Ignobile di Francesco Guccini

#BeyondtheLyrics – Piccola Storia Ignobile di Francesco GucciniLe canzoni raccontano storie dai tanti finali diversi: a volte lieti, altre infelici. E il finale della Piccola Storia Ignobile raccontata dal signor Francesco Guccini è un finale aspro e amaro, dettato dalla consapevolezza che quella piccola e ignobile è solo una delle tante storie in giro per il mondo.

«Piccola storia ignobile è una canzone sull’aborto. Era tanto che ci pensavo, avevo timore di dire cose non giuste, e non ho inventato allora un tema ed una storia, ma ho messo assieme tante storie che mi hanno raccontato cercando di ricavarne una storia tipica, esemplare».

Ecco che la canzone pubblicata nell’album Via Paolo Fabbri 43 del 1976 diventa allora la canzone simbolo di tutte quelle donne cui viene negato il diritto di decidere circa il proprio corpo e la propria vita, di tutte quelle donne costrette a subire la violenza psicologica degli oppositori, l’incomprensione e la solitudine che ne derivano dal remare contro una cultura maschilista e sessista.

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la rubrica #BeyondtheLyrics dedica il presente articolo a tutte le donne: LA VIOLENZA DI GENERE SPESSO NON LASCIA LIVIDI MA SEMPRE LASCIA SEGNI.

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo
desiderando quasi di morire
presa come un animale macellato stavi urlando
ma quasi l’urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi
davvero sola fra le mani altrui
e pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui
di tuo padre, di tua madre e anche di lui
di tuo padre, di tua madre e anche di lui.

#BeyondtheLyrics – Piccola Storia Ignobile di Francesco GucciniOltre al sessismo che purtroppo ancora oggi impregna la nostra società, il nostro modo di vedere le cose, agire e parlare, oltre alle vite spezzate di cui si ha ogni giorno notizia,; oltre alle botte, alle percosse e i lividi che tante donne sono costrette a nascondere per paura e vergogna, oltre al gradino inferiore cui le donne sono da sempre relegate da punto di vista sociale, esiste un’altra forma di violenza. Una violenza che sembrerebbe superata dal 1978 con l’approvazione della legge 194 (22 maggio dello stesso anno), ma che nei fatti non lo è: il diritto negato all’aborto o all’interruzione volontaria della gravidanza.

La piccola storia ignobile è l’aborto: Guccini affronta nella canzone gli atteggiamenti di una “morale comune“, dipingendo il ritratto di una società (quella del 1976) ancora culturalmente arretrata, menefreghista, bigotta e ignorante. Non è tanto sbagliato affermare che nei lontani anni ’70, questa canzone riuscì a dare un contributo concreto all’acquisizione di questo importante diritto. A distanza di 40 anni, abbiamo una tutela formale dell’aborto ma non ancora un concreto rispetto di questo diritto e di tutte le implicazioni che ne concerne, tra cui gli effetti collaterali cui le donne sono sottoposte.

L’obiezione di coscienza per i medici pubblici, riservata dalla legge 194, diviene spesso un muro invalicabile che a lungo andare preclude a tante donne la possibilità di interrompere la gravidanza. Questo perché, uno dei capisaldi di chi si schiera contro l’aborto, è quello di considerare il feto come una persona già formata e quindi una (sacra) vita, a discapito della madre, vita già in corso da relegare ad una classe di serie b.

Ecco allora la descrizione dell’ovvio, di ciò che accade nella maggior parte delle volte: la docile figura della donna, da sempre creata per obbedire, da sempre pensata per il sacrificio della propria prole, pronta eroicamente a pagare con la sua vita. Non importa se stuprata, non importa se costretta, non importa se per portare avanti la gravidanza viene letteralmente condannata a morte. Non importa se non può permettersi di essere madre, di mantenere una vita, di offrire una vita dignitosa a quel feto che porta in grembo. Non importa se è costretta a mettere da parte sogni, aspirazioni, dignità: da che mondo e mondo, le donne sono state create da un famigerato dio per essere madri e non persone, per procreare ed ovviare all’estinzione della razza umana.

#BeyondtheLyrics – Piccola Storia Ignobile di Francesco GucciniCiò cui continuiamo ad assistere oggi, nonostante le importanti battaglie fatte per l’affermazione dei diritti civili, è la mancanza di un cambiamento culturale, di percezione. Non si riesce ancora combattere e abbattere lo sguardo che molti medici (obiettori di coscienza), molti familiari ed estranei rivolgono alle donne: uno sguardo di profondo sdegno, uno sguardo che penetra nella pelle e fa sentire SPORCHE, SBAGLIATE, MOSTRI.

Sporche perché il sesso per puro piacere è sbagliatoperò come farai a dirle che nessuno ti ha costretta / o dirle che provavi anche piacere»).

Sbagliate perché il procreare è un doverequesto non potrà capirlo, perché lei, da donna onesta / l’ha fatto quasi sempre per dovere»).

Mostri perché responsabili dell’uccisione di una non-vita.

Se ancora oggi ci sono donne che respingono l’aborto, donne che preferiscono alienarsi e sacrificarsi in nome di una “vita” che ancora in vita non è, lo si deve solo ed esclusivamente ad una mentalità ancora fortemente maschilista e sessista.

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata
in questi casi, sai, lo fanno in molti
sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa ti ha lasciata
ma ti ha trovato l’indirizzo e i soldi
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo
e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo
noi non siamo perseguibili per legge
noi non siamo perseguibili per legge
noi non siamo perseguibili per legge.

#BeyondtheLyrics – Piccola Storia Ignobile di Francesco GucciniQuante piccole storie ignobili si nascondono ogni giorno dentro gli ospedali, le cliniche private o negli angusti studi di presunti medici improvvisati.
Negli uffici, nelle case silenziose, nelle scuole, nei bar di periferia.
Negli occhi della cassiera, della fioraia, della segretaria, della professoressa. In questa canzone.
Vi sono madri.
Vi sono gli aborti andati a male.
Quelli andati bene.
Vi sono le violenze familiari.
Gli abusi.
I dolori, i pianti, le lacrime.
I sogni infanti.
I traumi
I lividi e le cicatrici.
Il sangue.
Le ossa rotte e le gole tagliate.
I fori al petto e le coltellate alla schiena.

E una sola grande vittima: la donna.

Ma che piccola storia ignobile che mi tocca raccontare
così solita e banale come tante
che non merita nemmeno due colonne su un giornale
o una musica, o parole un po’ rimate
che non merita nemmeno l’attenzione della gente
quante cose più importanti hanno da fare
se tu te la sei voluta a loro non importa niente
te l’avevan detto che finivi male.

Ma se tuo padre sapesse qual è stata la tua colpa
rimarrebbe sopraffatto dal dolore
uno che poteva dire: “Guardo tutti a testa alta”
immaginasse appena il disonore
lui, che quando tu sei nata mise via quella bottiglia
per aprirla il giorno del tuo matrimonio
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia
se solo immaginasse la vergogna
se solo immaginasse la vergogna
se solo immaginasse la vergogna.

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione
buone scuole, e poca e giusta compagnia
allevata nei valori di famiglia e religione
di ubbidienza, castità, e di cortesia
dimmi allora quel che hai fatto chi te l’ha mai messo in testa
o dimmi dove e quando l’hai imparato
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato.

E tua madre, che da madre qualche cosa l’ha intuita
e sa leggere da madre ogni tuo sguardo
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita
che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio
però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta
o dirle che provavi anche piacere
questo non potrà capirlo, perché lei, da donna onesta
l’ha fatto quasi sempre per dovere
l’ha fatto quasi sempre per dovere
l’ha fatto quasi sempre per dovere.

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata
in questi casi, sai, lo fanno in molti
sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa ti ha lasciata
ma ti ha trovato l’indirizzo e i soldi
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo
e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo
noi non siamo perseguibili per legge
noi non siamo perseguibili per legge
noi non siamo perseguibili per legge.

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo
desiderando quasi di morire
presa come un animale macellato stavi urlando
ma quasi l’urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi
davvero sola fra le mani altrui
e pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui
di tuo padre, di tua madre e anche di lui
di tuo padre, di tua madre e anche di lui.

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi
non vedo proprio cosa posso fare
dirti qualche frase usata per provare a consolarti
o dirti: “è fatta ormai, non ci pensare”
è una cosa che non serve a una canzone di successo
non vale due colonne sul giornale
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare.

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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