#EtinArcadiaEgo – Il “Morgante” di Luigi Pulci e l’eroismo al contrario

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#EtinArcadiaEgo – Il Morgante di Luigi Pulci e l’eroismo al contrario

Tutte le nostre cose son cosi fatte: uno zibaldone mescolato di dolcie et amaro e mille sapori varii.

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Luigi Pulci ritratto da Filippino Lippi

Questa citazione è presa da una delle tante lettere che Luigi Pulci (Firenze, 15 agosto 1432 – Padova, 11 novembre 1484) scrisse a Lorenzo de’ Medici, il principe che, per la sua autorevolezza nel potere e interesse per le arti, fu chiamato il Magnifico. Ma in fondo, non è che la massima aurea di chi ha compreso l’incomprensibilità del destino dell’uomo, e senza rimpianti si lascia trascinare dal vento. È con questa frase che Pulci, intellettuale fuori dagli schemi, dona al mondo la summa della propria esistenza, fatta di eccessi e instabilità, ma condita da un genio letterario che ha saputo rendere immortale la sua serissima voglia di ridere.

Autentico maestro del poetare comico, Pulci influenzò la giovanile poesia del Magnifico, con cui aveva uno strettissimo rapporto, testimoniato dalla composizione della Beca da Dicomano in risposta alla Nencia da Barberino del principe. Questi componimenti, uno scritto e l’altro influenzato da Pulci, sono un inno perfetto della sua poetica: il conoscere per distruggere, il sapere per dissacrare, lo scrivere in stile alto puntando a basso o viceversa. La poesia stilnovista ormai non poteva più essere dominante, in un’epoca tanto diversa: Pulci ne prende i canoni e ne modifica ambientazioni e protagonisti, creando un magistrale lamento d’amore contadino, che lascia spazio alla comicità con un sottofondo di melodramma giocoso.

Su questa linea, Pulci compone il Morgante, il capolavoro che lo consacrò. In un lungo poema in ottave, compone una vicenda ispirata ai cantari cavallereschi medievali, in cui però tutto è rovesciato, in quanto protagonisti sono l’ottuso gigante Morgante e lo scaltro mezzo-gigante Margutte, i quali come veri cavalieri medievali vanno errando a compiere imprese. Tuttavia da antieroi quali sono, le loro imprese sono in realtà le peggiori nefandezze, condite da una tragicomica serie di incontri che portano i due anti-eroi a girare tutto il mondo allora conosciuto. E se Carlo Magno, re cristiano per eccellenza, viene salvato in battaglia dall’intervento di due diavoli, allora il cerchio si chiude, e tutta la prospettiva risulta esattamente all’opposto della tradizione.

#EtinArcadiaEgo - Il Morgante di Pulci e l'eroismo al contrario

Ma perché vale la pena leggere il Morgante? Cosa può darci un poema ridanciano e irreale in cui i diavoli aiutano i cristiani e un gigante gira il mondo a compiere imprese al contrario? Semplice: la più alta rappresentazione di come ci si possa immergere nel riso, senza dimenticare che questo mondo al contrario è terribilmente legato al nostro, e porta i sentimenti del lettore verso il senso di rassegnata allegria che qualche secolo dopo porterà Pirandello a teorizzare “l’umorismo“.

Non solo: Pulci è il primo poeta a inventare un genere dissacrandolo: prima di lui, nessuno aveva mai pensato di comporre poemi cavallereschi, apprezzatissimi dai principi italiani nel secolo successivo. Pulci infatti si ispira direttamente ai cantari medievali, creando e al tempo stesso distruggendo il neonato poema cavalleresco. Un’operazione degna di una mente illuminata.

Il Morgante racchiude tutta la vita travagliata di questo instabile illuminato dalle Muse, che fu allontanato da Firenze morì da eretico, seppellitto con disonore a Padova, fuori da una chiesa che non esiste più. In quest’opera vi riversa tutta la sua passione per la letteratura (celeberrimi i suoi richiami danteschi fatti dai personaggi più inaspettati, come il diavolo Astarotte) a una pari passione per l’opposto, lo stravolgimento umoristico che così bene aveva riassunto nelle lettere al Magnifico. Piccola nota bibliografica: non è rimasto alcun esemplare della prima edizione del Morgante. La spiegazione? L’opera andò letteralmente a ruba e il genere da lui inventato fu ricostruito e prediletto dai regnanti della generazione successiva. Ma questa è un’altra storia…

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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