I misteri dell’Arte: il taccuino ritrovato di Vincent Van Gogh

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I misteri dell’Arte: il taccuino ritrovato di Vincent Van Gogh

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la copertina

Vincent Van Gogh. Già soltanto la pronuncia del suo nome emana grandezza artistica, tanta è la risonanza del pittore olandese, tra i più acclamati al mondo.
D’altronde, per un verso o per un altro, la figura di Van Gogh da sempre ha attirato l’attenzione della critica e del pubblico, per la sua incredibile facoltà artistica, per la sua follia, per la sua genialità.
Ad Amsterdam, patria dell’autore, infatti, vi è il museo che più di tutti gli altri si è specializzato nella conservazione delle opere e della memoria del maestro e questa volta proprio il Vincent Van Gogh Museum, insieme alla casa editrice francese Seuil, è protagonista di un’interessante scoperta quanto di un’accesa polemica, che, appunto, ha a che fare col pittore in questione.

È sugli scaffali delle librerie da ormai una settimana in Gran Bretagna, Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone e ovviamente Paesi Bassi l’opera illustrata Vincent Van Gogh, la bruma di Arles, il taccuino ritrovato, che raccoglie ben sessantacinque disegni non firmati dell’autore, che presumibilmente sono stati realizzati quando egli si trovava ad Arles. Non casualmente, i bozzetti sono stati ritrovati presso gli archivi contabili del Cafè de la Gare, che Van Gogh frequentò spesso nell’ultima fase della sua vita, quando, appunto, si trovava in quella città provenzale, dove è situata anche la clinica che lo ospitò per i suoi problemi di salute psichica. Ma le carte non sono di proprietà effettiva del Cafè, bensì di una donna residente nel Sud della Francia, il cui nome è rimasto anonimo, la stessa che aveva contattato già anni fa il mercante d’arte Franck Baille per il suo ritrovamento.

Dunque, qui si snoda la polemica: il Vincent Van Gogh Museum di Amsterdam ha accusato la casa editrice Seuil di aver pubblicato un’opera falsa e menzognera, volendo affermare che i sessantacinque disegni non sono realmente del maestro poiché manca la testimonianza del suo autografo. Chi nega la paternità dei disegni dichiara che non vi è familiarità tra i luoghi raffigurati e il pittore olandese e nemmeno con il tipo di inchiostro utilizzato. Fatto sta che, di nuovo, ora i Paesi Bassi si trovano contro il resto del mondo, continuando ad affermare che l’equipe del Museo di Amsterdam era già a conoscenza dei bozzetti tra il 2008 e il 2012 e aveva allora stabilito la loro falsa attribuzione. Ma è tra esperti in materia che si dibatte, su questi famigerati e presunti “errori tipografici evidenti”, dal momento in cui il catalogo è stato curato da Bogomila Welsh-Ovcharov, critica d’arte espertissima della produzione di Van Gogh, tra l’altro anche promotrice della mostra a lui dedicata nel 1988 al Museo d’Orsay. Perciò bisogna capire se la questione sia effettiva oppure se il museo vuole difendere a tutti i costi il suo nome.

van-gogh-riapertura-2-u430605845976552ed-u43240990533084xwb-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Comunque, nonostante il libro ruoti attorno all’incertezza, è già assai richiesto. Infatti, come negare il fascino agli esperti e agli appassionati anche soltanto degli schizzi ad inchiostro dei suoi più celebri dipinti, come quello raffigurante la sua camera da letto o il caffè notturno, la sedia o la natura morta di girasoli, il ramo di mandorlo fiorito o il ritratto di Paul Gauguin. Insomma, tutti gli elementi del paesaggio e del quotidiano che siamo soliti attribuire allo stile pittorico di Vincent, li ritroviamo in questo volume. È molto probabile che gli schizzi risalgano dall’arrivo ad Arles nel febbraio 1888 fino alla partenza da Saint-Rémy per la capitale francese, nel maggio 1890.

Che sia «la scoperta più rivoluzionaria nella storia dell’opera di Vincent Van Gogh» come sostiene lo specialista Ronald Pickvance o «un falso monotono, maldestro e privo di verve» come a detta dell’equipe di Amsterdam, anche se può sembrare banale ammetterlo, solo Van Gogh in persona lo sa. Lui esclusivamente potrebbe dichiarare la concreta entità della scoperta artistica ed editoriale. Al contrario, possiamo essere comunemente tutti noi, amanti dell’Arte e della Cultura, ad ammirare la bellezza del ritrovamento artistico, che di Van Gogh sicuramente conserva l’idea, la passione e il mistero affascinante.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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