Vincent Cassel, storia di un seduttore kierkegaardiano

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Vincent Cassel, storia di un seduttore kierkegaardiano

78fbceb8f13c8ea48ed366187795a4dcAffascinante Vincent Cassel lo è da sempre, grazie al suo viso particolare in cui gli zigomi disegnano quella specie di ghigno, che pare debba avere per contratto chi vuole recitare in ruoli da duro. Un James Dean francese che incrocia Charles Bronson: il risultato mette i brividi, nonostante precisi egli stesso di essere tenerissimo. Con le figlie Deva e Leonie, ad esempio, avute dall’ex moglie Monica Bellucci, conosciuta nel 1996 sul set del film L’appartamento e con cui è stato sposato dal 1999 al 2013.

Oggi sarà forse una giornata di bilanci esistenziali per l’attore transalpino: essendo nato il 23 novembre 1966 a Parigi, il bel Vincent, vero cognome Crochon, oggi compie cinquant’anni. Figlio dell’attore Jean Pierre Crochon, molto noto in Francia, inizialmente era deciso ad intraprendere la carriera circense: lo studio del movimento è, dopo la recitazione, la seconda ossessione di Vincent. Probabile che l’abbia ereditata, insieme al cognome d’arte Cassel, dal padre, che ballava il tip tap e adorava il cinema americano. Il suo corpo mobilissimo, quasi da violinista tizgano, esprime una vena di ribellione estrema sottesa spesso ai personaggi. In realtà Cassel è alla ricerca di una “tipizzazione” che catturi linguisticamente il ruolo da ricoprire: gangster, seduttore, ladro, traditore.

Cassel giovane però, non è semplice energia irrequieta. Impara le lingue: inglese, italiano, un russo discreto e poi il portoghese. Diventa doppiatore, sua la voce di Hugh Grant e quella di Diego nel L’Era glaciale e di Mister Hood in Shrek, un lavoro che s’impone, per  amore della  recitazione e per ottenere la pensione della Cassa dello Spettacolo… Previdente Vincent, miscuglio di strafottenza gigionesca e praticità, raffinata negli anni di Belleville, popolare periferia parigina.

vincentcas-statuettaIl salto nel cinema avviene per lui tramite l’amico Mathieu Kassovitz, che lo dirige prima nel 1993 in Métisse, nell’ormai cult L’odio (La Haine) nel 1996 e poi nel thriller ambiguo e mortifero I fiumi di porpora girato nel 2000. Ambientato nei dintorni di Grenoble, parla di deliranti esperimenti genetici e dei limiti che si è disposti a superare per salvare chi si ama. Hollywood si accorgerà di lì a poco di Vincent e lo chiamerà per Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirtheen rispettivamente del 2004 e del 2007. Il set è quasi una compagnia di amici, con sex symbol del calibro di George Cloney e Brad Pitt, e si rivela molto istruttivo: Cassel interpreta Night fox, un ladro innamorato della rapina, che ha come ogni allievo, un maestro, in questo caso il famoso rapinatore Le Marc (Albert Finney). Dovrà rubare, per conto suo, un prezioso Uovo Fabergè prima  che lo faccia la banda degli americani, così da  salvare l’onore dei ladri europei.

Vincent Cassel si gode il successo e tiene a bada gli sbalzi umorali che gli hanno dato la fama di attore insofferente alle interviste, in particolare alle domandesulla vita privata. Lavore a perfeziona il personaggio dell’eroe negativo fuori da codici stabiliti, per calarsi nel ruolo del killer russo nel  film di David Cronenberg La promessa dell’assassino, un regista per cui afferma avrebbe lavorato tranquillamente gratis.

Nel 2007 muore il padre e Vincent rallenta la sua attività.

Ma l’attore ha l’occasione di mostrare al pubblico le sue grandi capacità interpretando il celebre ladro francese Jacques Mesrine in Nemico pubblico n°1 – L’Istinto di morte e Nemico pubblico n° 1 – L’ora della fuga: i film ricostruiscono le gesta di Mesrine, figura leggendaria verso cui Vincent prova attrazione e repulsione. Cassel studia il cinema americano, quello di Siegel e di Rosemberg e i cosiddetti “prisons movies”, film di ambientazione carceraria. Ma la bravura che ci mette è tutta sua, sembra venirgli da dentro e gli vale l’ambito Premio César nel 2009.

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Con Natalie Portman

Seguono anni di successi con film campioni d’incassi al botteghino, ma i suoi personaggi sono sempre caratterizzati da un tocco di classe psicologico, come ne Il Cigno Nero di Darren Aronofsky del 2010.

Vincent Cassel a questo punto della sua vita lascia la Francia per il Brasile, ha un nuova compagna, una giovane modella, e a chi  lo critica risponde che i moralismi appartengono al passato.
Nel 2015 arriva Il racconto dei racconti – Tale of Tales di Matteo Garrone,  presentato a Cannes e accolto con sette minuti  di applausi. Cassel è  il re di Roccaforte, fatuo, sprezzante e con l’ambizione del possesso. Come ben dice in una intervista: «rappresenta l’uomo re, che possiede per esistere». Il film, basato sul Pentamerone di Giovanbattista Basile, è articolato in episodi ed il rapporto fra individuo parassita e società e il tema della seduttività della ricchezza sono espressi con tale credibilità da risultare  odiosi.
La seduzione è il tema pure di Mon Roi, film del 2016  in cui, per cancellare gli errori fatti  in passato, un uomo si propone come amante della propria moglie.

Ribellione verso il tempo che passa? Più una tipizzazione definitiva, quella del seduttore assoluto. Echi di filosofia kierkegaardiana che, vedendolo inforcare un paio di occhiali, nessuno dubita possa conoscere. Pieno di sorprese, Monsieur Cassel!

 

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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