Enrico Baj, il grottesco e il ciclo dell’Apocalisse: i mostri siamo noi

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Enrico Baj, il grottesco e il ciclo dell’Apocalisse: i mostri siamo noi

Enrico Baj, il grottesco e il ciclo dell'Apocalisse: i mostri siamo noi«Il mostro che dice “bau” ci spaventa; ma quello che non dice “bau” ci terrorizza»: questa frase di Guido Almansi, a caratteri rossi su una parete della mostra Mirabili mostri. L’Apocalisse secondo Baj in Palazzo Leone da Perego a Legnano, riassume la presa di coscienza e il dissenso di Enrico Baj filtrati attraverso la sua arte, intrisa di bestie luciferine e amara ironia.

Enrico Baj (Milano, 1924 – Vergiate, 2003), pittore, scultore, scrittore e critico, dopo le pitture magmatiche degli anni ’50 si è dedicato per oltre vent’anni al ciclo dell’Apocalisse, un ciclo narrativo esposto in questa piccola ma intensa mostra a Legnano, fino al 26 febbraio 2017, attraverso disegni, saggi critici, pitture e 150 sagome lignee. L’Apocalisse di Enrico Baj, citando Umberto Eco, «non è cantata con viso truce»: tutti quei mostriciattoli dai nomi strani – Ranocchiocornuto, Cacacazzo, Linguinbocca – danzano vorticosamente sulle pareti bianche, ci fanno gestacci, linguacce e ci mostrano le budella, inseguono (o vengono inseguiti?) piedi, mani, serpenti, in un girotondo di corpi deformi e di colori squillanti.

Enrico Baj, il grottesco e il ciclo dell'Apocalisse: i mostri siamo noiL’Apocalisse è come un grande affresco di danza macabra, medievale, da girone dantesco, in cui si raddensano i mali del mondo. I mali del nostro mondo. Nonostante sembrino quelle forme di vita subumana che dal dopoguerra cerchiamo sugli altri pianeti, gli esserini goffi e saltellanti di Enrico Baj sono parte del nostro gorgo infernale. Perché cercare i mostri altrove, se i mostri siamo noi, sembra dirci l’artista.

Il ciclo dell’Apocalisse nasce dopo l’esperienza della Pittura Nucleare, movimento fondato nel 1951 a Milano da Enrico Baj e Sergio Dangelo, polemicamente contro “una casta di stupidi eroi” che credeva di detenere la bellezza ideale. Nella nuova e tragica fantasia nucleare – «La verità non vi appartiene: è dentro l’atomo», dal Manifesto della Pittura Nucleare – dalle tele in cui la pittura si muove come lava emergono ad un certo punto gli ultracorpi, gli antenati degli esserini che popolano il ciclo dell’Apocalisse. Gli ultracorpi incontrano poi la lezione di Picasso, la deformazione e il dramma di Guernica, le bestioline di Baj escono dal magma e si calano nella storia e nella tragedia dell’uomo.

Il 15 dicembre 1969, per una distrazione, Giuseppe Pinelli cade da una finestra della questura di Milano. È in questo anno che il ciclo dell’Apocalisse prende una forma concreta, politica: nell’installazione Piccolo Pinelli del 1972 il corpo di un anarchico precipita senza atterrare, il grido sordo è lo stesso di Guernica. Non cadrà mai, continuerà la sua traiettoria nell’abisso, perché il suolo sta marcendo e si sposta verso il centro della Terra.

Una cosa molto importante per l’arte è la capacità e la tendenza a creare testimoniante, la possibilità di rappresentare la nostra epoca, il nostro costume, le nostre ansie, le nostre gioie, i nostri drammi.

Enrico Baj

Enrico Baj, il grottesco e il ciclo dell'Apocalisse: i mostri siamo noi
Piccolo Pinelli, 1972

Che mostri ci sono negli incubi di chi uccide e dice che è stato giusto così, di chi schiaccia il debole perché tanto è facile, di chi semina schifo spacciandolo per Paradiso in terra? Che mondo è questo, chi sono i veri mostri? Il bestiario di Enrico Baj, allora, non è altro che il repertorio delle aberrazioni umane che si muovono nel sottofondo della nostra vita, come celate da un velo di normalità, un velo che nel ciclo dell’Apocalisse di Enrico Baj è una balsamica ironia.

Tra il serio e il giocoso, questi mostri di Baj sono pur sempre sagome di legno. Ma se una volta usciti dalle sale del museo, continuassimo a vederli attorno a noi?

Mirabili mostri. L’Apocalisse secondo Baj
a cura di Emma Zanella, Roberta Cerini Baj, Chiara Gatti
Palazzo Leone da Perego, Legnano (MI)
Dal 6 novembre 2016 al 26 febbraio 2017

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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