H.H. Lim, l’artista capace di generare una pulsione di coscienza

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H.H. Lim, l’artista capace di generare una pulsione di coscienza

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H.H. Lim

Il 15 novembre, in occasione dell’inaugurazione della mostra di H.H. Lim Aspettando l’Ispirazione, Artspecialday ha avuto il piacere di parlare con l’artista protagonista della mostra e con il curatore Sabino Maria Frassà, oltre che l’opportunità di venire a conoscenza di un bello spazio culturale a Milano. La mostra, infatti, parte del progetto Cramum istituito dalla Fondazione Giorgio Pardi per valorizzare le eccellenze artistiche, ha luogo presso la chiesa sconsacrata di San Sisto prima studio dell’artista Francesco Messina ed ora museo delle sue opere oltre che laboratorio di ricerca artistica.
Fino all’11 dicembre H.H. Lim lascerà dialogare i suoi lavori con le sculture di Messina coinvolgendo lo spettatore in un percorso che lo costringe a porsi delle domande sul significato dell’arte.

Tanto si discute sul valore e la veridicità dell’arte contemporanea, spesso criticata, non capita e apprezzata da un pubblico di nicchia costituito per il 50% da artisti, curatori e galleristi, ma si arriverà mai ad avere una risposta chiara?
Secondo Lim, l’arte dei nostri giorni è come una nuvola in continua trasformazione: osservarla e capirne la forma richiede attenzione perché non appena ci si distrae, la nuvola che era non è più quella che vediamo adesso. L’arte evolve in un percorso costituito da tappe, è sfuggente e spesso contraddittoria perché partecipa alla trasformazione continua ed imprevedibile dell’uomo. Per questo è molto diversa dall’arte classica o moderna chiusa nei musei che, essendo già stata capita ed etichettata, perché lontana nel tempo, non può più subire alcun mutamento.

Aspettando l'ispirazione, opera III
Aspettando l’ispirazione, opera III

Ma chi è H.H. Lim? È un artista cinese, nato in Malesia e trasferitosi negli anni ’70 a Roma per studiare all’Accademia di Belle Arti. È il fondatore di Edicola Notte, un piccolo artspace a Roma dove nascono progetti artistici vergini, non influenzati dal mercato dell’arte: gli artisti partecipano attivamente e liberamente senza contaminazioni esterne o l’ansia della ricerca del consenso confrontandosi su diverse problematiche, tra le quali gli aspetti più tecnici di un’opera (uso di colori, materiali, ecc.).
Lim è consapevole che per partecipare ad un percorso artistico è necessario un contatto con le istituzioni, i collezionisti, i curatori ed i critici d’arte per poter arrivare ai musei, alle fondazioni, alle gallerie e sui libri d’arte, ma è contrario ad un’arte da vetrina che non suscita dubbi o interrogativi.

Famoso per la sua ironia e la tematica della comunicazione trattata attraverso l’uso di parole, gesti e performance,  fa del suo pensiero la sua arte. Il pensiero di un uomo così come il suo corpo è in continuo cambiamento ma è finito. Tale finitezza che è sancita per il corpo dalla morte, per il pensiero lo è dalla consapevolezza della sua limitatezza: non arriverà mai ad una verità. I dubbi che Lim si pone e le idee che propone vengono continuamente superati, ma mai soddisfatti, da nuovi campi di indagine: non esiste una risposta alle domande che l’uomo si fa finché è all’interno di quel processo di trasformazione continua quale è la vita. Questa presa di coscienza è l’obiettivo che H.H. Lim si augura riesca a raggiungere il suo pubblico partecipando a questa mostra che vede ricostruito il suo percorso di ricerca.

L’artista ha posizionato alcune delle sedie che l’hanno reso tanto famoso davanti alle sculture di Messina con lo scopo di mostrare il suo punto di vista sul museo. È andato successivamente oltre, incidendo sulle sedie delle parole o degli interrogativi, linee guida per coloro che sedendosi vogliono osservare con la giusta attenzione la composizione artistica che si trovano di fronte (pannelli con incise parole e domande a cui sono appoggiati gli strumenti che Lim utilizza per creare un’opera d’arte). Riesce in questo modo a costruire un’opera che si interroga su sé stessa lasciando all’osservatore, dopo un primo impatto ed una visione d’insieme molto pulita, la libertà di elaborazione del contenuto; esso riserva un significato profondo: qual’è il ruolo dell’artista? E dell’arte?

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Conseguenze della memoria

Il valore che diamo ad una bottiglia laccata d’oro all’interno del museo è dato dal valore tangibile del materiale? O dal pensiero da cui nasce l’opera? Dai critici che ne parlano? O per il fatto stesso che stia nel museo?

L’arte contemporanea non può fornire delle certezze trascendenti poiché è ambigua, complica il messaggio: più è confuso ed in grado così di comunicare a persone diverse messaggi differenti, più riesce a durare nel tempo.

H.H. Lim ci ha confidato che spesso una sua opera, prima di essere terminata può rimanere per anni appoggiata ad un muro del suo studio per poi essere ripresa e modificata. Tanti artisti distruggono i propri lavori quando non hanno più un valore che coincide con il periodo che stanno vivendo.
Se prima per Lim le performance erano il mezzo per comunicare un’idea (e a questo proposito Frassà ricorda il gesto estremo, contro ogni forma di censura, nell’inchiodarsi la lingua ad un tavolo) ora lo sono le parole incise sui pannelli. Ma nel momento in cui si cerca di trovarne il significato, Lim ci mette davanti ad una tavola nera sulla quale sono riportati segni di punteggiatura, scritte, caratteri cinesi che diventano immagini vuote.

Il vero protagonista è l’uomo stilizzato rappresentato tante volte, una sopra l’altra: è metafora del processo di crescita di ognuno di noi e delle nostre memorie che si sommano. Crescendo cambiamo, il nostro pensiero muta e può contraddirsi, spesso non ci riconosciamo più in quelli che eravamo. L’artista a tal proposito ci ha riferito, sorridendo, che se si volta indietro, riguardando le foto di tutti i suoi lavori, l’unica cosa che ancora gli piace e di cui ha nostalgia è il suo bel viso giovane.

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Aspettando l’ispirazione, opera I

In questo percorso artistico in cui le critiche sono costruttive e parte della crescita stessa, anche la competizione per Lim è importante, perchè porta a migliorarsi, ad essere curiosi di conoscenza e sempre in continua ricerca. Non a caso il suo maestro e mito è Leonardo da Vinci, un uomo che non ha mai smesso di indagare su tutto ciò che aveva intorno a sè.

 Ho sempre  pensato  che il  destino  di  un  artista  fosse quello di danzare un valzer sul filo del rasoio. L’incessante cercare l’ispirazione per trovare le risposte ed uscire dal tunnel dell’esistenza è il ring e il senso stesso della vita del vero artista.

Ecco che troviamo la scritta DON’T ANSWER sul pannello bianco che chiude la mostra di Lim. Non dobbiamo trovare le risposte, dobbiamo accontentarci di vivere in un mondo in cui tutto è relativo e fraintendibile, in cui l’artista esprime con un’opera la sua visione del mondo, in quella tappa della sua vita. Ma allora quale consiglio è possibile dare ad un giovane artista al giorno d’oggi? Lim risponde che è importante che chi fa arte sia innamorato del proprio lavoro. A suo avviso non esiste una strada corretta ed una sbagliata essendo tutti noi diversi gli uni dagli altri: è necessario quindi seguire il proprio percorso senza fingere di essere diversi. L’artista deve essere e rappresentare sé stesso e la sua percezione del mondo, e generare una pulsione di coscienza. Se ci riesce, anche con una persona sola, il suo lavoro lo avrà reso immortale.

Fiammetta Pisani per MIfacciodiCultura

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