Eike Schmidt e i “Nuovi Uffizi”: lo stravolgimento del museo

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Eike Schmidt e i “Nuovi Uffizi”: lo stravolgimento del museo

Eike Schmidt
Eike Schmidt

La differenza tra l’attentato in via dei Georgofili del 1993 e ciò che sta facendo Eike Schmidt, dal 2015 direttore generale della Galleria degli Uffizi di Firenze, è una: nella prima strage, le opere investite dall’esplosione sono morte martiri, nelle disposizioni che si stanno attuando nel cantiere dei Nuovi Uffizi, ideati dal nuovo direttore della Galleria, le opere moriranno schiave, schiave di un sistema economico atto a rendere tutto velocemente commestibile e a rendere l’Arte, qualcosa o di astorico – come la pensava Winckelmann – o di utile al mondo pubblicitario.

Durante forse il classico tedio domenicale, è balzata fuori un’idea, approvata dalla Soprintendenza: è stato deciso di dedicare un piano ai Grandi Maestri del Rinascimento. Chi sono i grandi maestri? Ovvio: Leonardo, Michelangelo, Raffaello e Botticelli, perché il resto non è meritevole di esistere, il “resto” è ciarpame che non contribuisce all’immagine pubblicitaria di Firenze. Gli “altri” artisti verranno quindi catalogati come di serie B, lasciando cadere nell’oblio la sotto trama di maestrie da cui questi provengono, geni a sé stanti, come campati in aria, non in terra.

Se non sai come si fa, chiedi a quelli del Lanzi, che ne volevano fare un compendio di Storia dell’arte per poterla studiare, non quindi per dar vita al “sistema della galleria Autogrill con ingresso unico e percorso obbligato” che crede il Direttore sia, mettendo un biglietto per visitare solo quella sala – come ha intenzione di fare – visto che il percorso obbligato è quello deciso per la società, di instupidimento generale, di passività e di far rientrare tutto in un ciclo unico. Tutti siamo uguali, tutti spettatori che devono essere intrattenuti, perciò la differenza tra la Galleria, con questa fruizione, e il Grande Fratello è stata annullata: una stanza ad hoc dove spassarsela, fare qualche selfie e andare via, non stupirebbe nessuno.

uffiziCosa vuol dire riassumere i grandi maestri in un unico spazio? Cosa significa fare una sala per chi non ha tempo? Vuol dire che la schizofrenia capitalistica va assecondata, vuol dire che un quadro è un’immaginetta da computer, uno sfondo del nostro desktop e nient’altro, come s’evince dall’aver voluto mettere alcune opere dietro vetri “anti riflesso”, “anti sporco”, “anti contatto diretto con l’opera”, per proteggerle da eventuali danni causati da alluvioni, terremoti o esseri umani.
L’opera d’arte non è un’immagine, è un problema. Mettere in una stanza i grandi maestri, togliendoli dal loro contesto, vuol dire negare tale statuto, poiché non è arte se non genera un problema.

Ma l’educazione, si sa, è diventata scadente, perché un popolo troppo colto non è facilmente governabile: «fate quello che vi diciamo di fare, è per il vostro bene, limatevi i denti, smettetela con la violenza, non vi serve cacciare, la carne ve la diamo noi, quella buona – l’unica – quella che trovate nei fast food». Questo il messaggio che appare nei poster pubblicitari, indossando gli occhiali da They Live: il mito dell’agnello è ciò che è perpetrato continuamente, traformando gli spettatori in passivi ed omogenei.

Gli Uffizi vanno chiusi e sigillati a tenuta stagna, tanto quelle opere racchiuse lì non sono quelle originarie, sono solo prodotti commerciali, usa e getta, buttate giù, bombardieri su Firenze, anche quella nave incagliata nel deserto che è il Battistero, arrivato da non si sa dove, alieno in mezzo a quei ristoranti che spacciano “ameritalian food”. Buttate tutto, infilatelo in teche e nascondetelo, fateci dei centri commerciali, vere cattedrali della fede umana moderna.

«Spara Jurij, spara / Spara Jurij, spara» cantavano i CCCP: spera che tutto esploda, ci cuoceremo un bratwurst.

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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