#IncontrArti – Wunderkammern: tra Street e Urban art

Nome: Wunderkammern
Direttori: Giuseppe Ottavianelli, Giuseppe Pizzuto, Dorothy de Rubeis.
Anno di fondazione: 2008 sede di Roma, 2016 sede di Milano
Luogo: via Ausonio, Milano – via Gabrio Serbelloni, Roma
Sito: www.wunderkammern.net
Mostra in corso: David De La Mano, Latitude (Milano)

#IncontrArti - Wunderkammern: tra Street e Urban art
Giuseppe Ottavianelli, Dorothy de Rubeis, Giuseppe Pizzuto

Ricerca artistica, professionalità e mercato: questi sono i tre core values che muovono la galleria Wunderkammern. Dopo aver dato vita alla galleria nella sua sede romana, i tre attuali direttori Giuseppe Ottavianelli, Giuseppe Pizzuto e Dorothy de Rubeis hanno portato il loro spazio espositivo anche a Milano. E lo hanno fatto con delle proposte rivolte ad un indagine attenta dello scenario contemporaneo attraverso un forte interesse verso Relational e Public Art. A raccontarci questo ambiente di sperimentazione è Giuseppe Pizzuto.

Come nasce la galleria Wunderkammern?

Più che di galleria parlerei di progetto Wunderkammern. Nasce nel ’98 a Spello dove c’era un’attività più di tipo “mecenatista”. Nel 2008 iniziano i lavori in termini “galleristici”, quando la galleria apre a Roma sotto la direzione di Giuseppe Ottavianelli. Io arrivo come co-direttore nel 2011 e piano piano il team, la famiglia, si allarga: a giugno 2015 arriva Dorothy. Il progetto nasce da subito con una forte vocazione ad esplorare quelli che sono un po’ gli ambiti dei rapporti, delle tensioni e frizioni tra elementi opposti o contrastanti. In particolare concetti come “in” e “out”, pubblico e privato sono stati i motori dell’iniziativa e questo è ben identificato nella fase progettuale, quella di arte in privata abitazione. La genesi può essere individuata in questo e ci sentiamo di aver continuato esplodendolo all’ennesima potenza attraverso la passione che abbiamo per l’arte urbana, partendo da quello che era questo nocciolo iniziale: indagare a cosa si sarebbe arrivati osservando e guardando le tensioni tra questi due elementi contrapposti.

Da dove è nata l’idea di aprire una seconda sede? Perché la scelta è poi caduta sulla città di Milano? 

Già dal 2014 io e Giuseppe Ottavianelli ci chiedevamo come dare un “boost” all’attività. Milano è stata una cosa naturale perché io ho cominciato a venire qui per il mio lavoro di avvocato e qui ho ripreso contatti con Dorothy. Ho subito visto che questa cosa, che era nato per scherzo, ha trovato subito interesse. Quindi si è unito il momento con la persona giusta, con noi che ci sentivamo pronti a fare un passo impegnativo e importante.

Quel è il vostro rapporto con la città e quali sono le differenze rispetto alla realtà romana?

#IncontrArti - Wunderkammern: tra Street e Urban art
Wunderkammern Milano

Roma e Milano sono molto diverse: è diverso l’approccio, sono diverse le tempistiche, può essere anche diverso il pubblico. Milano va più veloce, è una città con una vocazione più internazionale, c’è più consuetudine nel collezionismo e nell’attenzione ai nuovi linguaggi artistici. Ovviamente a Roma abbiamo sempre riscosso successo. A Roma ci troviamo in una zona particolare, che è stata una scelta ben precisa, nata dall’idea di collocarci al di fuori del contesto urbano o galleristico tradizionale. Questo ci ha dato grande libertà: ci siamo trovati a confrontarci con una realtà urbanistica che ci ha permesso di sperimentare molto, anche con interventi pubblici.
Dovendo venire a Milano abbiamo fatto una scelta diversa: collocare lo spazio in una zona più centrale. Appena siamo entrati qui ci siamo innamorati dello spazio perché dinamico e particolare, uno spazio che permette un’esposizione movimentata, che sembrava qualcosa di diverso dal White Cube.

Per quanto riguarda il rapporto con altre gallerie invece? Sono possibili collaborazioni?

Sicuramente è possibile fare collaborazioni. Devo dire che fin ora abbiamo cercato di costruire buoni rapporti con tutte le gallerie, però arrivare a chiudere formalmente un accordo che prevede uno scambio è complicato. È un’idea che abbiamo già e su cui stiamo lavorando e vorremmo lavorare, a 360 gradi: non solamente con gallerie che si occupano di contemporaneo ma anche con gallerie che si occupano di altro, perché dallo scambio, dal dialogo, dal confronto nasce il vero valore aggiunto.

Come vengono scelti gli artisti? 

Avviene, secondo me, nel modo più naturale possibile. Noi facciamo continuamente il nostro scouting quindi siamo sempre alla ricerca di artisti che ci entusiasmino, che ci sorprendano. Abbiamo tutti gli strumenti “normali”: dalle riviste alle monografie e tutta la parte del canale di internet. Poi c’è tutto il canale relazionale: tanti artisti ci contattano direttamente, ci sono artisti che ci parlano di altri artisti, collezionisti che ci possono segnalare un altro artista.

Arte pubblica, Urban art, Street art… questi sono i generi su cui avete deciso di focalizzarvi. Perché?

Abbiamo deciso di seguire quello che l’istinto ci diceva. Abbiamo abbandonato qualunque tipo di calcolo, ci siamo fatti la domanda: “Ma a noi cosa piace, cosa ci interessa?”, e ci siamo risposti che volevano artisti che venivano da questo movimento perché ci piace la loro forza espressiva, la loro vitalità, la loro freschezza e purezza di approccio. Ci piace il loro non avere paura di confrontarsi con lo spazio pubblico, perché una cosa è lavorare in studio, una cosa è lavorare su un murales, che è qualcosa che mette da subito a nudo, sotto agli occhi di tutti.

Il genere di arte che trattate non è semplice: come vi rapportate a questo tipo di opere? Come riuscite a portarle in galleria, a “gestire” questo forte rapporto tra “interno” ed “esterno”?

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Wunderkammern Milano

Mi sono sempre chiesto perché mi facciano questa domanda. Perché la cosa, analizzata più nella sostanza, non crea contrasto. La Street Art non entra in galleria e non ci entrerà mai semplicemente perché “succede” fuori, succede per strada. Poi c’è un’altra considerazione fatta sugli artisti. Mi sono sentito spesso dire: «Non trovi che quando Street Artists realizzano opere in studio, perdono forza e sviliscono così la loro attività?»: mi sono trovato spaesato. Perché l’arte è, o dovrebbe essere, massima espressione di libertà. Quindi mi sono detto: «Siccome un artista, ad un certo punto, ha deciso di confrontarsi con lo spazio pubblico noi lo dobbiamo relegare là per tutto il resto della sua produzione?!». Secondo me un artista è un artista a 360 gradi, sia che si confronti con un muro, con una tela, con una scultura, rimane coerente con se stesso.

Progetti futuri?

Abbiamo un calendario già abbastanza definito per  il 2017: cominceremo a riproporre gli artisti già proposti in passato, inaugureremo il “secondo giro”. Siamo sempre alla ricerca di progetti che vadano al di fuori della semplice programmazione delle mostre, perché secondo noi c’è grandissimo valore aggiunto nel portare l’arte al di fuori dei luoghi convenzionalmente dedicati ad essa, quindi anche con la valutazione di progetti di interventi di arte urbana, anche su Milano.

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura 

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By on novembre 21st, 2016 in Articoli Recenti, Interviews, Visual & Performing ARTs

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