Retrospettiva di Cattelan a Parigi: ma non era andato in pensione?

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Retrospettiva di Cattelan a Parigi: ma non era andato in pensione?

Senza titolo (2001)
Senza titolo (2001)

Senza scambi di persona, e a dispetto dell’annunciato pensionamento, meno di un mese fa Maurizio Cattelan ha inaugurato una nuova monografica alla Monnaie de Paris, la sede della Zecca nazionale di Francia. Not afraid of love, che prosegue fino all’8 gennaio 2017, raccoglie nella pomposa architettura dell’istituzione l’ultimo ventennio del percorso più che discusso dell’artista padovano.

Le opere esposte sono quelle storiche, le più note, quelle che hanno consacrato l’artista-monello-furbacchione. Ad invitare Cattelan ad esporre in un luogo tanto prestigioso è stata Chiara Parisi, direttrice dei programmi culturali della Monnaie: l’ennesima consacrazione di Cattelan chiude un ciclo di esposizioni cui hanno partecipato, tra gli altri, Paul McCarthy e Jannis Kounellis.

Per Not afraid of love, Cattelan ha docilmente disposto le sue opere assecondando l’architettura della Monnaie, prassi di cui si prese beffa al Guggenheim di New York, impiccando manichini, cavalli, dittatori e papi tra le rampe del museo per la sua retrospettiva nel 2011. Si intitolava All, c’era tutta la sua produzione entrata nell’immaginario collettivo a suon di media e per Cattelan doveva essere la calata del sipario, il prepensionamento. Lo annunciò lui stesso e si mise a fare altro, nel campo della moda e del design, della pubblicità, dell’imprenditoria, con una piccola, ultima uscita qualche mese fa, ma niente di che. Un water.

La nona ora (1999)
La nona ora (1999)

L’eco di quel pezzo d’oro all’insegna della democrazia defecatoria, presentato dopo 5 anni di auspicata pensione da parte di molti, serviva probabilmente ad annunciare in sordina che Maurizio Cattelan in qualche modo stava per tornare alla ribalta, che la menata doveva pur continuare. La monografica alla Monnaie però, suona, per dirla alla Édith Piaf, come un Non, je ne regrette rien, ma a lungo rimasticato e sputato fuori sotto forma di mostra stanca. Più che un back in the game, questa esibizione dall’allestimento peraltro affascinante, sembra, citando Ivo Bonacorsi, «la messa in scena delle morti artistiche». L’artista stesso l’ha definita un post-requiem.

Che l’arte, per Maurizio Cattelan, sia diventata una prigione? È come se il pubblico da lui non potesse più accettare nulla di diverso. Che cosa può mai partorire di eccezionalmente nuovo rispetto a un dito medio in una piazza di Milano, un cavallo appeso al soffitto, un papa abbattuto da un meteorite, un piccolo Hitler in posizione di orante, un water d’oro? Sarebbe il momento perfetto, per un artista-imprenditore, per darsi a una produzione sfrenata in linea con le opere dell’ultimo decennio, eppure Cattelan indugia sul passato. E come dargli torto.

Per l’impegnata e creativa ricerca artistica con la quale rende relative le verità usuali, smaschera i pubblici inganni e scopre il senso nascosto delle società del nostro tempo.

Laurea honoris causa in Sociologia conferita a Maurizio Cattelan dall’Università di Trento nel 2004

Novecento (1997) e al muro omaggio a Francesca Woodman (2007)
Novecento (1997) e al muro omaggio a Francesca Woodman (2007)

In Not afraid of love c’è un Cattelan malinconicamente autobiografico, in chiave intimista, un ripiegamento sul passato per dare un’interpretazione nuova ad opere del resto mai spiegate. Ogni sua opera accontenta tutti e non si schiera mai: basti prendere ad esempio il manone costantiniano L.O.V.E. davanti alla Borsa di Milano, che potrebbe essere interpretato come un vaffa al mondo della finanza e all’architettura fascista, se non fosse che il dito medio è rivolto alla piazza, quindi a noi. Ma come ha fatto ad arrivare dov’è arrivato? «Lavorare è un brutto mestiere», cit. Maurizio Cattelan.

Grazie a questa retrospettiva parigina tutto può ribaltarsi: ciò che è passato per inedita provocazione nelle mani della speculazione del mercato dell’arte, può ora addensarsi di quel tocco sconsolato che contraddistingue l’Arte Povera. Il repertorio Duchamp-Manzoni non attecchisce più, così come quello dell’happening dadaista.

Dev’essere scocciante dover pianificare tutto a tavolino, mantenere un ruolo, tenere in piedi ‘sta manfrina. «Lavorare è un brutto mestiere», cit. Mr. Cattelan.

Maurizio Cattelan. Not afraid of love
a cura di Chiara Parisi
21 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017
Monnaie de Paris, Zecca nazionale di Francia

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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