La Scapigliata – Giuditta e Oloferne. Caravaggio, Bradbourne & Co.

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La Scapigliata – Giuditta e Oloferne. Caravaggio, Bradbourne & Co.

Alla Pinacoteca di Brera è successo un patatràc!

James Bradbourne, classe 1955, sta riscuotendo dal torpore un gigante assopito avendo la ferma convinzione che se un museo non fa promozione culturale viene meno al suo scopo ultimo: diffondere la conoscenza.

C’è a questo mondo chi è convinto che divulgare significa salire su un podio, parlare ininterrottamente per un paio d’ore, usare termini aulici e/o arzigogolati infarcendo l’uditorio come i tacchini per il Ringraziamento.

C’è chi, invece, è convinto che l’uditorio debba essere parte attiva, che debba sollecitare i neuroni a fare la sinapsi e non subire passivamente l’immissione di un ripieno surgelato.

Fra qualche anno, forse, studiosi e scienziati sapranno dire con certezza di chi è la mano che ha realizzato la Giuditta e Oloferne toulousain, ma fino a quel giorno abbiamo tutti diritto di farci una nostra opinione e per farlo abbiamo necessità di vedere e conoscere l’oggetto del contendere: la Pinacoteca di Brera, come tutte le istituzioni culturali, non è e non deve essere una torre d’avorio inaccessibile ai più ma un’istituzione dedicata all’educazione, ecco perchè, tra l’altro, è giusto che conviva con la Biblioteca Nazionale Braidense, l’Accademia di Belle Arti, l’Osservatorio Astronomico. La Grande Brera di Russoli, e non delle amministrazioni comunali.

James Bradbourne, britannicamente illuminato, ha deciso che è buono e giusto allenare il giudizio critico del pubblico. Far giocare al “piccolo attribuzionista” studenti e amatori può essere un modo per far cassa, peccato veniale necessario per sopravvivere, ma può anche essere un modo per ricordare tanto ai soloni quanto ai tacchini che l’arte non è una lingua morta – e comunque anche il copto ha la sua utilità, non è un bel soprammobile la cui funzione si riduce all’attrar polvere.

Il Dialogo messo in scena da Nicola Spinosa per la Pinacoteca è di sicuro impatto e sicuramente se la pietra dello scandalo non fosse un Caravaggio ma un Berruguete non avrebbe avuto la risonanza ottenuta, tant’è che però i neuroni fanno la sinapsi – sono stata testimone di un acceso scambio di battute in sala! Non importa se non siamo tutti dei Giovanni Morosini o dei Roberto Longhi, importa se siamo in grado di ribellarci alla passività con la quale quotidianamente ingolliamo immagini, ormai totalmente anestetizzati.

Dulcis in fundo, la mia personalissima opinione è che la Giuditta e Oloferne rinvenuta a Tolosa non sia affatto un Caravaggio.

Veronica Benetello per MIfacciodiCultura

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