Antonio Ligabue, visionario tormentato, in mostra a Roma

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Antonio Ligabue, visionario tormentato, in mostra a Roma

Autoritratto con spaventapasseri
Autoritratto con spaventapasseri

Fino all’8 gennaio 2017, il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini ospita la mostra dedicata al genio tormentato e visionario di Antonio Ligabue (1899 – 1965), curata da Sandro Parmiggiani, direttore della Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri, e da Sergio Negri, presidente del comitato scientifico.

Il percorso espositivo si compone di circa 100 dei lavori del maestro che raccontano la sua attività di artista tra i più interessanti di tutto il ‘900.

Antonio Laccabue, detto “Al Matt”, nasce il 18 dicembre 1899 a Zurigo, figlio di Elisabetta Costa e di Bonfiglio Laccabue, autodidatta, attraverso una spiccata capacità di trasfigurazione e visionarietà raggiunge quella dimensione di espressionista tragico, carica di umanità e sensibilità, tanto da creare la sua firma d’artista, oltre all’elemento tanto amato da appassionati e storici dell’arte.

La pittura di Ligabue privilegia l’interiorità e i moti che segnano l’animo umano, con immagini spesso particolarmente inquietanti e violente in cui emergono ritratti di animali feroci colti nei momenti di lotta. I suoi quadri appaiono duri e spigolosi, semplici e sconfortati, un legame fatto di memoria e creatività dove è possibile cogliere il tormento di un uomo che sembra incorporarsi in quegli animali al fine di riscattare se stesso da un’esistenza difficile, priva di affetti e segnata da una lacerante solitudine. Una solitudine distruttiva e dominante tanto da indurlo a fingere di avere accanto a sé un amore che gli scaldi l’animo, «Un bès… Dam un bès, uno solo! Che un giorno diventerà tutto splendido. Per me e per voi»: è nei colori vivi che si intravede la sua disperata ricerca di uno spiraglio di luce, di gioia, o meglio la ricerca di se stesso, il rafforzamento di quell’uomo fragile e disadattato.

06_caccia_grossa-3185-800-600-80Una vita sofferta, il disagio materiale ed esistenziale di uno spirito tormentato travano espressione in un’arte che mostra in primo piano l’estenuante lotta per la sopravvivenza, dove l’osservatore viene scaraventato in scene cruente di battaglie tra animali impegnati in un conflitto, una lotta in cui il predatore ha già soggiogato la preda.

I suoi occhi curiosi guardano le esperienze con una genuinità quasi infantile, la sua purezza indaga i segreti del mondo in maniera tenera e angosciante allo stesso tempo e si autoritrae in diversi lavori cogliendo il tormento e l’amarezza che lo hanno segnato, dovute in buona parte all’incomprensione che lo circondava.

L’arte di Antonio Ligabue rappresenta l’urgenza di placare un animo sofferente, le stesse tinte acide e aggressive ben traducono le sue sensazioni, l’instabilità mentale, l’incapacità di adattarsi alla società rappresentano tutta la sua genialità.

01_autoritratto_con_berretto_da_fantino-3180-800-600-80La mostra si struttura in tre sezioni che riassumono tutto il lavoro dell’artista, dalle prime opere (1928 – 1939) connotate per una incertezza grafica e coloristica e da un impianto semplice e formale, a quelle dove la forma estetica e il colore assumono un ruolo molto più incisivo (1939 – 1952), all’ultimo decennio (1952 – 1965), quando l’artista è colpito da una paresi che lo lascerà invalido sino alla morte avvenuta nel 1965, periodo a cui appartengono i celebri autoritratti nei quali Ligabue racconta senza pietà il suo volto, affermando così la sua identità di uomo e di artista.

Spiega il curatore, Sandro Parmiggiani:

Ligabue è riuscito, come solo i grandi pittori sanno fare, a esprimere e a fare convivere, nello stesso quadro, una duplice tensione emotiva: quella che, nella foga del racconto, dell’immedesimazione e dell’esaltazione, incendia i colori, esaspera le forme, arrivando a tutto coinvolgere in una sorta di vento panico; l’altra, che s’abbandona al gusto di iterare e di disseminare nel corpo del dipinto certi motivi decorativi come nei mantelli degli animali, negli abiti indossati, nella vegetazione, negli interni e nelle strutture esterne di case e castelli.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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