Il Cenacolo di Santa Croce: bentornata “Ultima Cena” di Giorgio Vasari

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Il Cenacolo di Santa Croce: bentornata Ultima Cena di Giorgio Vasari

Il Cenacolo di Santa Croce: bentornata "Ultima Cena" di Giorgio VasariIndescrivibile è stata l’emozione che ha riempito dal 10 al 12 novembre il Cenacolo di Santa Croce durante lo svelamento, di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dell’Ultima cena di Giorgio Vasari: si tratta del “ritorno sulle scene” dell’ultimo grande capolavoro, vittima dell’alluvione del 1966, rimasto chiuso per quarant’anni nei depositi della soprintendenza e per altri dieci nei laboratori dell’Opificio delle pietre dure. Il recupero del monumentale dipinto (262×580 cm) ha rappresentato per i tecnici dell’Opificio e, in generale, per il mondo italiano del restauro, una sfida di complessità senza precedenti.

Facciamo però un passo indietro e diciamo innanzi tutto due parole sulla storia che questo capolavoro ha alle spalle. La grande Ultima Cena di Giorgio Vasari fu commissionata per il refettorio del Convento delle Murate a Firenze e realizzata nel 1546 su cinque pannelli in legno di pioppo. In seguito alle soppressioni degli ordini religiosi in epoca napoleonica, l’opera fu trasportata a Santa Croce nel 1815. All’epoca dell’alluvione del 1966 il grande dipinto era esposto nel Museo dell’Opera di Santa Croce, dove fu gravemente danneggiato dall’esondazione dell’Arno (rimase per ben dodici ore sommerso dall’acqua, che nel Cenacolo raggiunse un livello di cinque metri!). A scongiurare conseguenze irreparabili fu soprattutto la lungimiranza di Umberto Baldini, all’epoca direttore del laboratorio di restauro della soprintendenza fiorentina ai monumenti e alle belle arti. Baldini riuscì a limitare i danni inevitabili causati dall’alluvione ai dipinti su tavola, ossia il rigonfiamento, la successiva contrazione del supporto di legno e il dilavamento della preparazione con conseguente sollevamento e distaccamento del colore, facendo coprire i dipinti danneggiati con velinature protettive e facendoli asciugare in un ambiente a umidità controllata appositamente allestito alla Limonaia di Boboli.

Il Cenacolo di Santa Croce: bentornata "Ultima Cena" di Giorgio VasariNonostante la tempestività delle operazioni di primo intervento, l’azione combinata delle deformazioni del supporto ligneo in pioppo e il forte degrado degli strati della preparazione causarono una pericolosissima perdita di coesione fra le tre parti costituenti: supporto, preparazione e colore.

In passato per salvare il dipinto non esisteva altra soluzione che quella estrema del così detto trasporto del colore che consiste nella separazione della pellicola pittorica dal supporto. Essendo una tecnica difficilissima da applicare ad un’opera di dimensioni tali, si preferì riporre l’Ultima Cena in un deposito della Soprintendenza di Firenze, dove rimase a lungo in sicurezza senza alcun intervento di restauro. La conseguenza di questa scelta è stata, tuttavia, un ulteriore aggravamento delle sue condizioni conservative, essendo rimasto per quaranta anni pressoché abbandonato a se stesso.

Dal 2005 ha inizio il coinvolgimento dell’Opificio delle Pietre Dure nello studio della risoluzione del problema del restauro dell’Ultima Cena, che fu per l’occasione trasportata presso i Laboratori della Fortezza da Basso, dove, grazie a un finanziamento congiunto di Prada, Getty Foundation e Protezione civile, poterono prendere finalmente il via le operazioni di diagnostica e restauro.

Dopo le difficili fasi operative del consolidamento e successivamente del recupero dell’opera da un punto di vista estetico, gli esperti sono in grado di prevedere fin d’ora la necessità di ulteriori operazioni volte alla conservazione preventiva futura dell’opera: la realizzazione di un sistema innovativo di sostegno dal tergo e di controllo delle deformazioni, la necessità di porre una scatola di stabilizzazione climatica per prevenire eccessivi movimenti del legno e permettere una migliore conservazione degli strati pittorici, la realizzazione di una nuova cornice, essendo andata perduta quella precedente, e infine lo studio dei valori microclimatici ambientali del luogo di ricollocazione.

Il Cenacolo di Santa Croce: bentornata "Ultima Cena" di Giorgio VasariGrazie quindi a Marco Ciatti e Cecilia Frosinini, direttori del progetto e a Roberto Bellucci per il restauro della parte pittorica, Mauro Parri e Ciro Castelli per la parte lignea, oggi è possibile ammirare pubblicamente l’Ultima Cena del Vasari, d’ora in avanti al riparo dall’acqua grazie a un sistema di contrappesi capace di sollevare il dipinto in appena due minuti, in caso di allarme, a sei metri d’altezza.

A onor del vero, è doveroso ricordare anche il contributo di due altre studiose, Antonella Casaccia e Ilaria Corsini, allieve della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio, la cui tesi ha guidato la fase preliminare di studio delle condizioni conservative dell’ opera.

Un risultato dunque che è  frutto di quello che la presidente dell’ Opera di Santa Croce, Irene Sanesi, ha definito «una storia straordinaria di studi, speranze, restauro e avanguardie tecnologiche», e di una combinazione di “eccellenze”, “determinazione” e “generosità” che, come ha assicurato il ministro ai beni culturali Dario Franceschini, «sono e saranno anche al servizio del patrimonio culturale del centro Italia duramente colpito dal sisma».

Valentina Piuma per MIfacciodiCultura

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