Quentin Tarantino e i suoi ultimi due proiettili mortali

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Quentin Tarantino e i suoi ultimi due proiettili mortali

parte-del-cast-di-pulp-fictionL’originalità della violenza. La violenza dell’originalità. Non bastano sicuramente queste due frasi molto simili tra loro per descrivere l’apporto che ha dato Quentin Tarantino al mondo del cinema. I suoi film (otto per la precisione) hanno rappresentato nettare divino per i cinefili, facendosi amare dalle nuove generazioni. Eppure, nonostante i numerosi riconoscimenti mondiali, ha deciso di ritirarsi dalle scene. Durante una convention a San Diego il regista nativo di Knoxville ha annunciato che non intenderà proseguire oltre il decimo film.

Ma come ha fatto Tarantino in meno di 20 anni a marchiare con il suo fuoco l’universo della settima arte? I suoi film, sotto uno strato di violenza, pongono domande sull’etica, sulla natura del caso, sulle questioni della vita. Un esempio lampante è la vendetta: essa come viene vista dalla società e come da Quentin? La società, ricadendo poi in concetti religiosi, non la approva. Tarantino invece arriva a pensare come essa possa essere giusta in alcuni casi. Beatrix Kiddo (la sposa di Kill Bill interpretata da Uma Thurman) può eticamente vendicarsi secondo la visione del regista, visto il trattamento subito da Bill e dai suoi assassini.

uma-thurman-in-kill-billL’animo umano è analizzato dal regista in tutte le sue sfaccettature, siano esse positive che negative. La pulsione di thanatos di alcuni personaggi non sembra mai placarsi, in altre è limitata da una ferrea tenuta morale. Per questo in Django Calvin Candie ama veder soffrire la gente, per questo sempre nello stesso film il cacciatore di taglie Dottor Schultz ha un maggior controllo del suo animo. In un mondo privo di grazia quasi tutti i personaggi ricevono quello che si meritano ed essa si fa strada nelle loro vite senza essere obbligata o innaturale.

Di Quentin Tarantino si amano i personaggi, meglio se cattivi. Pulp Fiction è territorio di caccia di Vincent Vega (ruolo che ha rilanciato Travolta) e di Jules Winnfield (miglior ruolo nella carriera di Samuel L. Jackson). Due “cazzoni” di tutto rispetto che però devono piegarsi al destino e alle loro scelte. Uno morirà nel bagno di uno squallido appartamento (“anche qui prende” per citare l’orribile pubblicità di Bruce Willis, colui che lo ucciderà) l’altro condurrà i deboli attraverso la valle delle tenebre. Il cammino dell’uomo timorato, tornando a citare Ezechiele 25 17, è tortuoso e lungo: la psicologia del personaggio si può evolvere e cambiare. Immutati sono i protagonisti di Bastardi senza Gloria, visto che per tutta la pellicola hanno intenzione di seguire i loro ideali. Hans Landa rimane bastardo fino alla fine proprio come il Tenente Aldo Raine: due ruoli diametralmente opposti ma tanto simili tra di loro.

christoph-waltz-in-djangoMa il più grande colpo di genio di Quentin Tarantino è sicuramente il suo “universo condiviso”. Molti film del regista americano sembrano essere legati tra di loro tramite parentele tra personaggi o altri dettagli che solo gli osservatori più attenti possono cogliere. Esempio lampante è il legame fraterno che lega i fratelli Vega (Le Iene e Pulp Fiction), di nicchia e non confermato invece il fatto che il suo ultimo film The Hateful Eight sia il sequel di Django. Mia Wallace in Pulp Fiction svela a Vincent Vega di aver interpretato una piccola parte in un film di ninja assassine. Esse vengono descritte in tutte le loro caratteristiche, uguali precise a quelle di Kill Bill. Nel secondo volume di quest’ultimo film Beatrix viene sepolta viva in una tomba di una certa Paula Shultz, probabile moglie del dentista-cacciatore di taglie di Django interpretato da un maestoso Christoph Waltz.

Ebbene, non basterà sicuramente un articolo per presentare la grandezza di un regista come Tarantino. Egli ha a disposizione ancora due proiettil… pardon pellicole per colpire lo spettatore. Il sodalizio con Morricone ha arricchito ancora di più le sue storie, portando melodie indimenticabili al servizio della violenza.

Marco Gobbi per MIfacciodiCultura

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